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 2012  febbraio 23 Giovedì calendario

Se toccano gli amici i giudici hanno torto - C’è stata una levata di scudi per la sentenza di Torino che condanna la Rai e il giornalista, Corrado Formigli, a un risarci­mento monstre in favore della Fiat

Se toccano gli amici i giudici hanno torto - C’è stata una levata di scudi per la sentenza di Torino che condanna la Rai e il giornalista, Corrado Formigli, a un risarci­mento monstre in favore della Fiat. Sette milioni di euro per un servizio di Annozero sull’Alfa Romeo MiTo ritenuto offensivo per l’azienda e il suo gioiello.Le reazioni non sono state ecces­sive, ma la decisione ha comunque suscitato sgomento. A restarci di peste, è stato ovviamente For­migli che, se pure coperto finan­ziariamente dalla Rai, si sente pro­fessionalmente chiamato in cau­sa. «Una sentenza devastante - ha commentato - . Com’è pensabile che un giornalista possa essere gravato di una somma del gene­re? ». Ha poi osservato che 308.700 euro sono il danno massimo risar­cibile a un padre in caso di morte del figlio. Argomento che colpi­sce, perché tra un figlio e l’Alfa del­la­sentenza non c’è paragone pos­sibile. A stretto giro, gli ha dato manforte Giorgio Airaudo, segre­tario nazionale della Fiom-Cgil: «Neanche le morti sul lavoro ven­gono risarcite così». È poi interve­n­uta sul Corriere della Sera la gior­nalista Milena Gabanelli, titolare della rubrica di inchieste, «Re­port », su Raitre. Gabanelli fa un ri­lievo peperino: il trio di esperti uti­lizzato dal giudice per quantifica­re il danno - gli illustri docenti Francesco Profumo (attuale mini­stro), Federico Cheli e Salvatore Vicari- sono tutti legati in qualche modo alla Fiat e da essa remunera­ti. Ad adiuvandum , si può rilevare che la sentenza viene da Torino, la città della Fiat. A questo parterre di opinioni critiche, si è aggiunto come il cacio sui maccheroni, nel senso che amalgama e insapora, l’intervento di Marco Travaglio. Nell’editorialesul Fatto ,di cui è vi­cedirettore, in difesa del procura­tore Gian Carlo Caselli, minaccia­to dai No Tav al punto di non poter nemmeno presentare un suo li­bro, Travaglio trova modo di dirsi contrario alla sentenza che con­danna Formigli. La considera ec­cessiva, intimidatoria, eccetera. Concordo con tutti. Trovo gli ar­gomenti convincenti e la senten­za a capocchia. Quello che però non sopporto è che questi perso­naggi si sveglino sempre e soltan­to quando accidenti pare a loro. Adesso, a parte Formigli che parla per fatto personale, ma gli altri -Travaglio in testa - felici come pa­sque se provvedimenti assurdi o violenze odiose colpiscono quelli che detestano, si indignano unica­mente se la randellata finisce sul­la capoccia di uno della loro cric­ca. È il sistema che è sbagliato, ra­gazzi. Se denunciate il difetto solo la volta che vi ferisce e non ogni volta che si commettono enormi­tà in nome della legge, della liber­tà e altre scuse, rafforzate dispari­tà e ingiustizie. Prendiamo proprio Travaglio che del doppiopesismo è primati­sta. Ora fuma perché il suo amico Caselli, causa No Tav imbufaliti per gli arresti, non può liberamen­te presentare un suo libro. «Roba mai vista- scrive- nemmeno negli anni plumbei della Torino anni ’70 o della Palermo anni ’90».Sde­g­no fuori tempo massimo che con­ferma quanto dicevo: si sveglia so­lo se tirano il collo ai suoi polli. Fi­nora non si era accorto che lo squa­drismo di sinistra dilaga da lustri. Gli ricordo che otto anni fa a Gian­fry Fini ( era però ancora berlusco­niano) fu impedito di entrare in un’università per tenere una lec­tio ; che a Como,dove Dell’Utri do­veva presentare i presunti «Diari di Mussolini», alcuni ossessi della risma dei No Tav glielo impediro­no con la forza; che, per analoghe minacce, Mario Giordano due an­ni fa dovette rinunciare alla pre­sentazione di un libro sulla rifor­ma Gelmini, quanto di più mite si possa immaginare. Infine, papa Ratzinger che, invitato a parlare nell’aula della Sapienza, fu ricac­ciato in Vaticano dai manipoli di Fisica. Altro che Caselli, Travaglio dormiente, visto quanto ti è passa­to invano sotto il naso? Spulcio ancora il Fatto e mi ri­trovo un articolo sulla causa di Minzolini alla Rai per tornare al Tg1. Be’, anche qui. Ora, i trava­glieschi sperano che il giudice dia torto (e gli danno, via artico­lo, delle dritte) al Minzo. E, co­munque, già mettono il lutto per il caso di vittoria. Quando invece a volere rientrare erano gli ami­chetti loro - Santoro, Ruffini, Bu­si, Ferrario- tutti a tifare come os­sessi, scomodando i numi della li­bera stampa, del servizio pubbli­co, della democrazia, dell’antifa­scismo. Esilarante poi, nella stes­sa pagina, la protesta per una san­zione dell’Ordine dei giornalisti al direttore, a causa di un titolo (del 2010, in prima pagina) che annunciava un’indagine per con­cussione contro Minzolini e il Cav. Non era concussione, ma ri­velazione di segreto. Come spac­ciare un palpeggiamento per uno stupro. Da urlo. Il Fatto fa l’of­feso e banalizza l’errore - che vuoi che sia? - immemore delle volte che ha messo in croce il Tg1 minzoliniano- non per castrone­rie come la sua - ma per qualche notizia annacquata o nascosta tra le pieghe del telegiornale. La solita storia della pagliuzza e la trave. Alcuni mesi fa, La Stampa ospi­tò un’intemerata dell’Avv. Prof. Federico Carlo Grosso che se la pi­gliava con Marina Berlusconi per un esposto in Cassazione contro la sentenza dei 564 milioni a De Be­nedetti, fondata - diceva - su un precedente truccato. Il docente accusava Marina, chissà perché, di intimidire la Cassazione, cui spetta l’ultima parola sul risarci­mento. Marina e questo giornale, in solitaria, denunciarono che Grosso era il legale di De Benedet­ti e che, perciò, il suo intervento era viziato da un grattacielico con­flitto di interessi, pari a quello dei tre consulenti torinesi scoperto da Gabanelli. Che oggi si è fatta uscire il fiato per l’amico Formigli e che invece, nel caso Grosso­La Stampa , ha fatto come tutti spal­lucce, in omaggio alla guerra per bande e alla sua regola d’oro: due pesi e due misure.