FRANCO GIUBILEI, La Stampa 23/2/2012, 23 febbraio 2012
Caso Bergamini, svolta dopo 22 anni “Non fu suicidio” - Per La morte del centrocampista del Cosenza Denis Bergamini, il 18 novembre 1989, si parlò subito di suicidio, un suicidio così incredibile che i familiari del 27enne non ci hanno mai creduto, battendosi in tutti questi anni perché le indagini non si fermassero
Caso Bergamini, svolta dopo 22 anni “Non fu suicidio” - Per La morte del centrocampista del Cosenza Denis Bergamini, il 18 novembre 1989, si parlò subito di suicidio, un suicidio così incredibile che i familiari del 27enne non ci hanno mai creduto, battendosi in tutti questi anni perché le indagini non si fermassero. Ieri i risultati degli accertamenti dei carabinieri del Ris di Messina ha dato loro ragione, riaprendo il caso: il calciatore era già morto quando fu travolto dal camion che apparentemente ne aveva provocato la fine. La perizia è stata depositata alla procura di Castrovillari. Bergamini sarebbe stato ucciso e non si sarebbe tolto la vita buttandosi sotto un camion, come aveva appurato la prima inchiesta basata sulla testimonianza della fidanzata di Denis e del camionista, che avevano raccontato che il giovane si era tuffato «a pesce» davanti al mezzo pesante, per poi essere trascinato per una sessantina di metri sulla statale 106 Ionica in località Roseto Capo Spulico, nel Cosentino, intorno alle 19. Fra le voci sui possibili motivi della morte, l’acquisto da parte del giocatore di un’auto con doppio fondo nel baule, una dotazione che caratterizza le vetture usate per trasportare droga, acquisto che gli sarebbe stato imposto dalla ‘ndrangheta. Anche la storia con Isabella, la fidanzata con cui era in auto la sera della morte, aggiunge confusione: le avrebbe confidato che si uccideva per amore, nonostante fosse stato proprio Denis a lasciarla. E poi c’erano quelle telefonate a turbarlo, ricevute in più occasioni, secondo quanto riportato da Michele Padovano, il compagno di squadra che poi sarebbe passato alla Juventus, e dal papà del ragazzo. A Cosenza in quegli anni la criminalità era in ascesa: due clan terrorizzavano la città per spartirsi il territorio. Le novità emerse grazie ai Ris, pur non aggiungendo alcunché al movente né all’identità degli assassini, eliminano tra le ipotesi quella che fin da subito era apparsa poco verosimile, il suicidio. La famiglia, la sorella soprattutto, non ha mai mollato la presa e ha mobilitato l’opinione pubblica, com’è accaduto un paio d’anni fa con un corteo che percorse Cosenza dopo un appello lanciato via Facebook. Aderirono a migliaia, segno dell’affetto che circondava il giocatore del Cosenza. Era un gran burlone Denis; la sorella ricorda che il suo ultimo giorno di vita, a fine allenamento, tagliò la punta delle calze al capitano della squadra. Il giorno dopo i giornali uscivano con la notizia del suo suicidio, una spiegazione della morte che strideva con l’immagine di un ragazzo intento a fare scherzi ai compagni solo poche ore prima. Due mesi prima aveva compiuto 27 anni. Gli inquirenti ipotizzarono due scenari diversi: il suicidio, avvalorato dalla testimonianza dell’ex fidanzata o l’omicidio colposo, un incidente stradale con la vittima investita da un Tir, una storia come tante. Nel 1992 la corte d’appello di Catanzaro ha accolto la tesi del suicidio. Ma la storia è tornata a galla, carica di tutte le sue incongruenze. Un legale di Ferrara, la città di Bergamini, due anni fa ha raccolto gli elementi contraddittori della vicenda, constatando come fosse «stupefacente che nessuno abbia ipotizzato l’omicidio volontario», secondo le parole dell’avvocato Eugenio Gallerani. Ed ecco le incongruenze delle indagini: «Già nel rapporto delle 22 di quella sera i carabinieri parlano di suicidio, ma la perizia medico legale, fatta ben un mese dopo, dimostra il contrario: la ragazza aveva detto che Denis si era buttato sotto il camion ed era stato trascinato per 60 metri, ma sul corpo non si sono segni di trascinamento». E poi i possibili motivi, un’altra incognita pesante come un macigno: i totonero, calcioscommesse, droga. Di certo ora c’è che Denis non si è buttato sotto quel camion.