FRANCESCA SCHIANCHI, La Stampa 23/2/2012, 23 febbraio 2012
Redditi on line In Parlamento solo il 27% dà l’ok - I ministri ci hanno messo tre mesi, i parlamentari molto di più, e la grande maggioranza di loro non l’ha proprio fatto
Redditi on line In Parlamento solo il 27% dà l’ok - I ministri ci hanno messo tre mesi, i parlamentari molto di più, e la grande maggioranza di loro non l’ha proprio fatto. Anche gli eletti di Camera e Senato, infatti, possono, se lo desiderano, concedere la pubblicazione online dei propri redditi (consultabili altrimenti solo presentandosi in un ufficio apposito a Roma): lo chiede da anni la radicale Rita Bernardini. Ebbene, al momento solo 256 tra deputati e senatori hanno firmato la liberatoria per mettere sul sito istituzionale la propria situazione patrimoniale: la misera percentuale del 27%. Più trasparenti i deputati, 205 su 630, circa un terzo del totale, il 32%, mentre tra gli inquilini di Palazzo Madama solo 51 su 315, un sesto, cioè il 16%, ha messo a disposizione dei cittadini internauti la propria denuncia dei redditi. Chi c’è e chi non c’è Non ci sono le dichiarazioni del presidente della Camera, Fini, né quella del suo omologo al Senato, Schifani. Tra i leader che hanno dato l’ok alla pubblicazione, il Pd Bersani (136.885 euro di reddito imponibile nel 2010), l’Udc Casini (116.986 e varie azioni comprate e vendute rispetto all’anno prima), l’Idv Di Pietro (182.207, alcuni fabbricati soppressi per nuovo accatastamento e altri acquistati, come anche alcuni terreni, a Montenero di Bisaccia, oltre che vendita di una Hyundai). Da D’Alema (163.636 euro) a Veltroni (136.731) a Rosy Bindi (242.375), i vertici del Partito democratico hanno acconsentito la pubblicazione. Nel Pdl mancano l’ex premier Berlusconi, il segretario Alfano, l’ex ministro Tremonti, mentre si trovano on line le dichiarazioni patrimoniali di altri ex responsabili di dicasteri, come Franco Frattini (243.366 euro di reddito imponibile nel 2010) e Renato Brunetta (273.664 e alcune variazioni rispetto alla denuncia dell’anno prima: la vendita, in permuta, di un appartamento a Roma, e l’acquisto, con permuta parziale, di una porzione immobiliare sempre nella capitale). Nella Lega, non si consultano online i redditi del leader Bossi né di Roberto Calderoli, mentre ha firmato per pubblicare Roberto Maroni: 170.711 euro di imponibile nel 2010 e, rispetto all’anno prima, un immobile comprato a Varese a metà con la moglie e un’auto ceduta. Tra altri assenti noti, l’ex ministro Sandro Bondi e il leader dell’Api, Francesco Rutelli (che però aggiorna dalla sua pagina Facebook su reddito, proprietà e saldo del conto corrente). Super stipendi dei manager pubblici Intanto, l’operazione trasparenza punta i manager pubblici dagli stipendi d’oro. Oggi il ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi consegnerà in Commissione Affari costituzionali alla Camera un elenco, anche se forse non ancora del tutto completo, di quelli che percepiscono più del primo presidente della Corte di Cassazione: tutti loro, sta scritto nel decreto salva-Italia approvato in dicembre dal governo, dovranno vedersi ridimensionato lo stipendio a quella cifra. Che corrisponde a 293.658 euro annui lordi, e chi riceve due stipendi dalla Pubblica amministrazione potrà conservare solo il 25% dello stipendio del primo incarico. L’elenco degli interessati, si prevede un centinaio (sono esclusi dal provvedimento i dirigenti di enti locali, la cui competenza è in capo agli enti stessi), è stato richiesto dalle Commissioni, che sono chiamate a dare un parere sul taglio ai super stipendi e su cui non tutti sono d’accordo. Alcuni fanno notare che, applicare il provvedimento a contratti già in essere, potrebbe portare a ricorsi. Ma c’è chi nella Pubblica amministrazione si è già adeguato alla sforbiciata (l’eccedente sarà versato al fondo per l’ammortamento dei titoli di stato), come, dal 1˚ gennaio, il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, e gli altri membri del collegio. Anche presidente e componenti dell’Agcom hanno chiesto all’amministrazione di applicare la riduzione prevista. Entro il 31 maggio, poi, sarà la volta di adeguare le retribuzioni dei dirigenti di società partecipate non quotate. Ma il ministro Patroni Griffi sta pensando anche a una norma, che potrebbe concretizzarsi in un emendamento al ddl anticorruzione, per rendere obbligatoria la pubblicazione di chi ricopre incarichi pubblici a livello sia nazionale che locale. L’assegno dei ministri Tutta la squadra di governo ha completato la messa on line della propria situazione patrimoniale. Per quanto riguarda i compensi lordi (da 197 mila a più di 200) che percepiranno nel 2012, spiega Patroni Griffi che la differenza, anche di qualche migliaia di euro, 3-4mila, da uno all’altro è data dalla diversa incidenza fiscale delle due voci che compongono lo stipendio, indennità non parlamentare più lo stipendio di ministro.