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 2012  febbraio 23 Giovedì calendario

"Guadagno e non mi imbarazza con i miei 4 milioni di tasse si può costruire un ospedale" – ROMA - Il ministro più ricco, lei donna che batte tutti gli altri colleghi maschi, mangia trafelata

"Guadagno e non mi imbarazza con i miei 4 milioni di tasse si può costruire un ospedale" – ROMA - Il ministro più ricco, lei donna che batte tutti gli altri colleghi maschi, mangia trafelata. Avvocato da 7 milioni di euro, veste un tailleur blu con camicetta rosa. E sopra ci porta pure un "montiano" loden verde. Il cellulare è zeppo di sms, ma non riesce a rispondere ad alcuno. Le mail intasano la casella in via Arenula. Insulti? «No, non me ne sono arrivati». Il denaro per lei? «Penso che non sia tutto nella vita». Faccia una confessione. Che cosa ha pensato quando ha saputo che avrebbe dovuto rendere pubblici i suoi beni e le sue dichiarazioni dei redditi? «A dir la verità lo sapevo fin dall´inizio. Penso che ogni personaggio pubblico debba mettere in conto di poter perdere una parte della propria privacy per assicurare la massima trasparenza sul proprio comportamento». Neppure per un attimo si è detta "ma chi me lo ha fatto fare"? «È stata una scelta difficile. Ci ho pensato un giorno e una notte, ma alla fine ho accettato perché questo Paese mi ha dato tanto e quindi ho ritenuto, in un momento così critico, di dover restituire qualcosa». Eppure, uno magari prova imbarazzo, o quantomeno pudore, a far sapere che guadagna tanti soldi...magari poi il vicino ammicca...o no? «Pudore sì, perché non ho mai voluto ostentare i risultati economici del mio successo professionale. Imbarazzo no, perché guadagnare non è un peccato se lo si fa lecitamente, producendo altra ricchezza e pagando le tasse». Insomma, questo è anche il governo che sta chiedendo tanti sacrifici agli italiani, che vuole spezzare la tradizione dell´articolo 18, e diventa scontato che qualcuno, vedendo che lei può contare su un reddito di 7 milioni, dica "eh certo, bravi questi, è facile far pagare gli altri, tanto loro non hanno problemi"... «Intanto si tratta di 7 milioni meno 4 milioni. In secondo luogo, i sacrifici degli italiani "per bene" si allevierebbero se tutti pagassero le tasse. Conosco bene i sacrifici di chi lavora. Vengo da una famiglia borghese, dalla quale non ho però ereditato proprietà ma solo insegnamenti. A questi redditi sono arrivata solo dopo anni di duro lavoro, supportato da tanta passione». Questa esplosione di voglia di trasparenza che c´è nel Paese come la giudica? Un ficcanasare insopportabile? Una violazione della privacy cui ognuno ha diritto, o la giusta e coerente conseguenza dopo tante appropriazioni indebite, tanti scandali, tanta corruzione? «Penso che la voglia di trasparenza dei cittadini sia legittima. Era dunque necessario soddisfarla. La trasparenza, però, non si deve trasformare in un gossip sulla vita di chiunque. Tra le righe di qualche giornale ho letto delle malsane curiosità su dati che nulla hanno a che vedere con il reddito e il patrimonio». Lei ha detto qualche giorno fa: "Quando renderò pubblici i miei redditi la gente si renderà conto che ho guadagnato molto ma che ho anche contribuito molto all´economia del Paese". Adesso che risulta il ministro più ricco lo ridirebbe? «Assolutamente sì. E lo possono dire anche gli italiani, che oggi conoscono l´ammontare di tasse, imposte e contributi che ho pagato nel 2010. Con i miei 4 milioni di euro si potrebbe costruire il padiglione di un ospedale o un edificio scolastico, oppure ampliare un carcere. E si può concretizzare il numero di cose che si potrebbero fare se tutti i cittadini compissero il proprio dovere fiscale». Lei e il denaro. Che cosa vuol dire averne tanto? «Ho sempre sognato, compatibilmente con i miei impegni, di viaggiare liberamente. Sapere di poterlo fare, certo non ora che sono ministro, mi dà la carica necessaria anche nei momenti più faticosi di lavoro». Da ragazza, a Napoli, era ugualmente ricca? Il denaro se lo è conquistato o la sua famiglia ha contribuito? «Sono nata in una famiglia borghese, nella quale lo studio e il merito rappresentavano l´unico mezzo per realizzarsi. Una cultura, questa, ereditata da mio nonno, semplice impiegato postale, che fece studiare e laureare con evidenti sacrifici tutti e sei i suoi figli (di cui tre femmine)». Lavorava quando studiava all´università? «All´epoca andava di moda occuparsi di politica e di temi sociali: eravamo in pieno ‘68». Come ha speso le sue prime lire? Si ricorda ancora cos´ha desiderato e cos´ha comprato? «Il mio primo stipendio di borsista era di 125mila lire al mese. Mio marito ne guadagnava 250mila. Incominciammo a mettere da parte 50 mila lire al mese per comprare una barca a vela, assieme ad un amico». I soldi e il lavoro, quello di avvocato. Si considera un legale che costa tanto? Una persona a stipendio fisso potrebbe ingaggiarla? «Credo di costare il giusto. E credo anche che i clienti si possano scegliere a prescindere dal loro reddito». Ha mai difeso qualcuno senza farsi pagare? «Ho difeso diverse persone senza farmi pagare per varie ragioni: amicizia in primo luogo, solidarietà per temi sociali importanti (ad esempio, non ho mai neanche lontanamente pensato di farmi pagare quando ho assistito la comunità ebraica costituitasi parte civile nel processo Priebke), ma anche senso di giustizia quando mi sono trovata di fronte a persone ingiustamente incolpate alle quali ho voluto assicurare che la giustizia esiste sempre». Soldi in nero? «Credo che l´entità della mia dichiarazione fornisca di per sé una risposta. D´altra parte la tipologia dei miei clienti (imprese, aziende e società) non consentirebbe in alcun modo di evitare l´emissione della fattura». Lei ha una barca e una casa a Cortina. Ora che è ministro le userà di meno. Le mancheranno? «Molto. Credo che chi lavora intensamente debba avere anche degli spazi personali per ricaricare il corpo e la mente. Mi mancheranno tanto le mie passeggiate in montagna e il contatto con il mare, al quale mio padre mi abituò sin da bambina». Quando l´ha chiamata Monti e ha accettato di essere il primo Guardasigilli donna della storia italiana ha pensato che avrebbe guadagnato di meno? «Certamente, l´ho ovviamente messo in conto. Ma penso che il denaro non sia tutto nella vita». Sia sincera. Adesso che la sua privacy fiscale è online direbbe di nuovo di sì a quella proposta? Non si sente tentata dalla vita di prima? «Mi conforta la reazione della gente, soprattutto delle persone comuni che mi fermano per strada dicendomi: "Continuate così". Proprio oggi ho ricevuto molte mail sul tema dei redditi. Eccone una. A scriverla è una donna che lavora per la Regione Lazio. Mi dice: "Professoressa, noi cittadini semplici, noi donne ormai quasi quarantenni da troppi anni senza speranze, noi dipendenti pubblici di basso livello, che vediamo i nostri dirigenti che divorano il denaro pubblico, tutti noi italiani siamo assetati di onestà, di equità e di giustizia. Abbiamo bisogno di modelli come lei e come il ministro Fornero. Non ci deluda!"».