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 2012  febbraio 23 Giovedì calendario

L´incubo del Pd: il rischio è spaccarci o mandare a casa il governo Monti – ROMA - L´incubo si chiama riforma del lavoro senza accordo

L´incubo del Pd: il rischio è spaccarci o mandare a casa il governo Monti – ROMA - L´incubo si chiama riforma del lavoro senza accordo. Allora sì che nulla sarà più come prima sotto il cielo del Pd. Allora sì che il Pd rischia di non avere più la forza di sostenere il governo Monti. Oltre a intravedere un´esplosione. Per questo Bersani e non solo hanno deciso di tornare in campo, di non lasciare la palla solo alle parti sociali. Anche con avvertimenti all´esecutivo, anche polemizzando con Monti e Fornero. «Voglio che si arrivi a un´intesa, a un nuovo patto sociale», ripete Bersani. Dare un aiuto. Alla Cgil, al governo. E anche a se stesso. Altrimenti lo scenario diventa pericoloso. «Fare una legge contro i sindacati sarebbe un errore grave da parte del governo. E il Partito democratico a quel punto dovrebbe riflettere sulla sua posizione nella maggioranza», dice il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Lui vede brutti segnali, «le parole della Marcegaglia lasciano pensare alla voglia di rottura», quelle di Monti e Fornero a una sottovalutazione della materia incandescente. ««Un governo che finisce per delegittimare la politica, come sta facendo, e dopo anche il sindacato non fa l´interesse del Paese - insiste Rossi - . Detto questo la riforma è necessaria ma con la concertazione». Il Pd vacilla sotto i colpi e i tira e molla della trattativa sul lavoro. Rischia di conoscere il tempo delle scomuniche, delle accuse di tradimento. Stefano Fassina, responsabile economico del partito, fa una mezza marcia indietro sulla manifestazione della Fiom (9 marzo). «Vorrei andare ma deciderà la segreteria per me», dice al seminario organizzato dalla casa editrice Laterza sull´identità della sinistra. Matteo Orfini altro membro del gruppo di vertice, invece rompe gli indugi: «Io vado e non chiedo il permesso a nessuno. Vado per stare vicino ai lavoratori che non possono entrare alla Fiat perché hanno la tessera della Fiom. Mi piacerebbe che qualcuno del mio partito denunciasse questa violazione dei diritti elemantari. Invece, silenzio». Due dirigenti bersaniani fanno lo strappo, e possono mettere in imbarazzo il segretario. Perché accelerano lo scontro mentre oggi ci sarebbe bisogno di una voce sola e di una pace, ossia di un accordo. Tutto è affidato al tavolo. Se le quotazioni di un´intesa torneranno positive, il 9 marzo e il corteo della Fiom saranno indolori. Se la situazione non si sblocca la manifestazione diventerà la prova del fuoco per la tenuta dei democratici. In questo caso una parte del Pd chiederà a Fassina e Orfini di fermarsi. O peggio ancora a Bersani di richiamarli alla disciplina di gruppo. «La piattaforma della Fiom è di opposizione al governo, non giriamoci intorno. Perciò andare alla manifestazione è uno sbaglio serio», attacca il vicesegretario Enrico Letta. Ma il numero due, dopo aver visto ieri Elsa Fornero ieri, è convinto che un´intesa ci sarà. Così come Beppe Fioroni. Solo un accordo può salvare il Pd da un´implosione e dalla scelta lacerante di un voto in Parlamento senza intesa con i lavoratori. Allora scatterebbe il "liberi tutti" prefigurato da Orfini. «Sarei felice di vivere in un partito disciplinato. Ma i primi a non praticare le regole sono il presidente, il vicesegretario, autorevoli esponenti come Veltroni. Purtroppo un pezzo del Pd si eccita all´idea che i lavoratori perdano diritti». La parola scissione è un evergreen a sinistra, ma lontana dalla realtà per il momento. Il pericolo però è concreto. Perché Bersani non fermerà proprio nessuno e allora il fronte dei partecipanti targati Pd il 9 marzo potrebbe allargarsi. «Chi strattona il tavolo è un irresponsabile», avverte Fioroni. Ce l´ha con gli «incendiari» del Pd e con Fornero «che dovrebbe risparmiarsi certe uscite». «Perché - spiega Letta - non esiste un´altra maggioranza per questo governo. Non esiste un Pd che vota no o che si divide sulla riforma del lavoro e un esecutivo che resta in piedi». Questa è l´arma che il Pd può giocarsi con Monti e con il ministro del Welfare.