Filippo Ceccarelli, la Repubblica 23/2/2012, 23 febbraio 2012
La Grande Opa sul Professore – MONTIFILIA, montimania, montilatria... Anche ieri il presidente del Consiglio, altrimenti detto SuperMario, ha ricevuto la sua dose quotidiana di applausi: all´Istituto per lo sviluppo agricolo, 35esima sessione
La Grande Opa sul Professore – MONTIFILIA, montimania, montilatria... Anche ieri il presidente del Consiglio, altrimenti detto SuperMario, ha ricevuto la sua dose quotidiana di applausi: all´Istituto per lo sviluppo agricolo, 35esima sessione. L´Ansa l´ha definita «standing ovation», altri resoconti l´hanno descritta come una gloriosa passerella fra due ali di impiegati, con strette di mani e foto di telefonini. In altri tempi, anche piuttosto recenti, si sarebbe detto: «Bagno di folla». E per quanto non sembri più il caso, la circostanza impone di ricordare che tre mesi orsono, quando appena ricevuto l´incarico si ritrovò per la prima volta sotto l´albergo una piccola calca plaudente, Monti rivolse a quella gente uno sguardo piuttosto preoccupato e a voce bassa chiese, o forse meglio, si chiese: «Ma sarà sempre così?». Bene, ieri congedandosi all´Ifat, ai giornalisti che gli chiedevano se si aspettava quel genere di accoglienza, il presidente ha risposto, scherzando: «E´ il caso che ci vediamo più spesso». Del resto domenica scorsa, a Milano, dopo la messa, questo premier tecnico e teoricamente anaffettivo si è ritrovato coinvolto in un altro dei rituali che nel tempo della politica pop, con le sue accalorate rappresentazioni, contrassegnano le epifanie del potere: l´incontro con i bambini, cui segue la richiesta e l´elargizione di autografi. In tali frangenti, Berlusconi la buttava sul calcio oppure recitava qualche poesia, di norma «Rio Bo». Nel caso di Monti, i giornalisti si sono limitati a segnalare che il «sorridente» premier «ha scambiato due battute con i ragazzi» prima che gli adulti gli si avvicinassero a loro volta. Ora, è possibile che questo ripetuto plauso dica molto sull´Italia, oltre a confermare la provvisorietà del comando e la mutevolezza della folla. Il punto, semmai, è che Monti ottiene un certo successo anche all´estero, dove questo «strano» presidente italiano gioca paradossalmente in casa. Vedi la corsa per accaparrarsi gli inviti a Londra per la conferenza alla London School of Economics, i complimenti della Merkel e di Obama, la copertina di Time, gli applausi di Strasburgo, i recentissimi riconoscimenti di Schaeuble che ha additato come esempio l´esperienza dei tecnici italiani alla Grecia. Meno scontata, sul fronte interno, la sorprendente simmetria con cui nel giro di appena quattro giorni Veltroni ha detto che non si può «lasciare Monti alla destra», mentre Berlusconi ha detto che non si deve «lasciare Monti alla sinistra». E se pure il gioco delle leadership mostra scarsa fantasia a cominciare dal linguaggio, appare abbastanza evidente che proprio dalla comune debilitazione dei partiti trae vantaggio il crescente culto di Monti, e i suoi riverberi nell´immaginario e nel sistema mediatico. S´è visto a Sanremo: il tormentone «Stiamo tecnici!», il costante accenno alla sobrietà, il numero di Papaleo che si è presentato al pubblico dell´Ariston indossando il loden. Ma su quest´ultimo giusto ieri, grazie all´ultimo numero di Chi, s´è appreso che pure l´esordio di Panariello su Canale5 prevedeva il medesimo sketch, poi ovviamente cancellato. E sempre sul terreno della parodia, in un tempo in cui le frivolezze tendono a farsi piuttosto serie, si è scritto che il prossimo Natale la statuetta di Monti sarebbe comparsa nei presepi. Errore: c´era già quest´anno. Non solo, ma gli artigiani napoletani - ad altissimo tempismo, bisogna riconoscere - l´hanno prodotta in due versioni: una professorale e l´altra in veste di macellaio, con tanto di coltellaccio. Strano a dirsi, ma nel misterioso brodo di segni anche contraddittori che accompagna l´esercizio del potere, proprio la spietatezza quasi anatomica della manovra, quel gelido tagliare, quel massacro inflessibile, quella crudele dissezione nel corpo sociale, ha vieppiù popolarizzato, per così dire, la figura di Monti, trascinandola in una dimensione che qui si oserebbe definire sacrificale. Stupidaggini intellettualoidi, si dirà. Eppure, anche solo sfogliando il libro di barzellette su Monti che ieri Libero ha messo in vendita (Super Mario Monti Sciò, Barbera), al netto delle ovvie stupidaggini si avverte subito tra le righe, sia pure alla rovescia, il soffio inconfondibile del mito: predestinazione, potenza, comparsa del sovrannaturale. «Quando Monti e Dracula s´incontrano, Dracula si fa il segno della croce». Stai a vedere che di quel sangue c´è bisogno, e di quel SuperVampiro.