Felice Cavallaro, Corriere della Sera 23/02/2012, 23 febbraio 2012
ADDIO A ENZO SELLERIO, EDITORE FOTOREPORTER
Un posto fra i maestri del neorealismo se lo guadagnò nel ’55 con un reportage fotografico fra i contadini di Partinico e i bimbi del «Borgo di Dio», la comunità tirata su da Danilo Dolci. Ma proprio su quelle immagini ironizzò Enzo Sellerio quattro anni fa, quando la Fondazione del Banco di Sicilia gli rese omaggio con la mostra «Fermo immagine», straordinario affresco di un’isola amata e detestata, riconoscimento di una vita che s’è fermata ieri a 88 anni lasciando ai figli Antonio e Olivia il patrimonio di una casa editrice che mosse i primi passi con Sciascia e che tanto deve alla moglie Elvira, scomparsa nel 2010.
Ironizzò davanti alle sequenze con il sociologo triestino impegnato in un digiuno di protesta, steso su un lettino, una copia de «l’Unità» sulla coperta, vicini tanti grandi personaggi col cuore a sinistra, da Nino Sorgi, penalista di fama, a Ignazio Buttitta e Carlo Levi. E rivelò Sellerio che aveva potuto aggiungerne altre inedite, vere perle storiche, a lui in tempi recenti riconsegnate da un mister X, «un italianissimo agente segreto americano» che se ne era impossessato per illustrare delle schede riservate su ognuno dei personaggi di quel tempo da «cortina di ferro»: «Ero quindi finito fra le mani di un emissario dei "servizi"...».
L’ironia non mancava a questo «uomo di formato, bello come un Majakovskij dai capelli tempestosi», per dirla con Adriano Sofri. Ironia accompagnata dall’amarezza di tempi vissuti a Palermo «da straniero», come diceva non riconoscendosi negli amministratori e nemmeno negli amministrati, pronti sempre «a restare muti e sordi». Ma la città non rimase indifferente a quella mostra voluta dal presidente della Fondazione, il rettore dello Iulm di Milano Gianni Puglisi, fiero di presentarlo come «un maestro e un mito».
Smussò allora gli encomi l’interessato con la sua smorfia sardonica, tagliente nelle battute, acuto negli aneddoti, proprio come lo aveva descritto nella prefazione del prezioso catalogo Carlo Bertelli: «Un narratore ricco di humor che invita a cogliere la stranezza surreale di certe occasioni».
Lavorando anche per «Vogue» e «Fortune», con artisti come Arthur Miller, Christo e Steinberg, aveva messo a fuoco lo zoom sull’anima di una Sicilia raccontata attraverso gli sguardi innocenti dei bambini ritratti fra le mura scrostate di sontuosi palazzi decaduti come gli inquilini, fra le chiese scoperchiate dalle bombe dove trovò un «carusu» in piedi su una campana precipitata fra le macerie, lo sguardo al cielo.
Immagini miscelate in un resoconto dal fronte siciliano dove compare la sagoma di un asino condotto dal padrone verso una portaerei americana, ovvero un gruppo di «picciriddi» che emulano un plotone d’esecuzione con i fucili di legno puntati su uno di loro. Cronaca e mito impastati per svelare e smentire, sempre controcorrente. Anche a costo di inimicarsi i fedeli di Santa Rosalia nei giorni del Festino. Scettico: «Il vero miracolo è che una santa mai esistita ha fatto tanti miracoli». E caustico: «La "forza del Festino", Verdi mi perdoni, è più dirompente di qualsiasi verità storica».
Felice Cavallaro