Enrico Marro, Corriere della Sera 23/02/2012, 23 febbraio 2012
LA CONTA DELLE TESSERE. NEI SINDACATI 4 MILIONI DI ISCRITTI FANTASMA —
Almeno 3 milioni di falsi iscritti ai sindacati, forse 4. La denuncia arriva dall’interno dello stesso mondo sindacale. Ieri la Confsal, confederazione autonoma, ha presentato un dossier che mette a fuoco un problema reale, quello delle tessere gonfiate. Per rendersene conto bastano pochi numeri. Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal, ai quali aggiungiamo Cisal e Usb non dettagliati nel dossier, dichiarano complessivamente circa 11 milioni di iscritti tra i lavoratori attivi, e resta fuori pure qualche sigla minore. Bene, i lavoratori dipendenti in Italia sono 17 milioni (che scendono a 15 togliendo quelli a tempo determinato). Se fossero veri i dati dichiarati, il 65% dovrebbe avere una tessera sindacale. Possibile? Secondo la Confsal ci sono almeno 2 milioni di tessere false.
Stesso discorso per i pensionati, dove ci sarebbero almeno 1,2 milioni di iscritti virtuali. Quelli dichiarati complessivamente sono circa 7 milioni (con le sigle minori si superano 7,5 milioni) su un totale di 16,8 milioni di pensionati, considerandoli tutti, anche gli ex lavoratori autonomi. È chiaro che, come dice il segretario della Confsal, Marco Nigi, «i conti non tornano». Tra lavoratori e pensionati ci sarebbero «non meno di 20 milioni» di italiani con la tessera. Chi ci crede?
La possibilità per i sindacati di gonfiare i dati nasce dal fatto che nel settore privato ciascuno può dichiarare quello che vuole e nessuno controlla. Non è così nel pubblico impiego e per i pensionati. Nel primo caso l’Aran (agenzia governativa) certifica gli iscritti attraverso le deleghe alle trattenute sindacali in busta paga. Per i pensionati la stessa cosa fa l’Inps. La Confsal confrontando i dati dichiarati dai principali sindacati sui pensionati e le deleghe all’Inps e agli altri enti ha appunto scoperto che complessivamente ci sarebbero 1,2 milioni di iscritti in meno. Ma la cosa più interessante è che la metà riguarderebbe la sola Ugl, che gonfierebbe le tessere di ben 643.366, rispetto agli appena 63.263 iscritti reali. Per le altre sigle, Confsal compresa, lo scostamento non supererebbe il 15%. Nigi, in sostanza, contesta che l’Ugl sia il terzo sindacato e che venga convocato dal governo nella trattativa sul lavoro, mentre i sindacati autonomi sono esclusi. Dura la replica del segretario Ugl, Giovanni Centrella: «Non consento a nessuno di infangare l’Ugl. Siamo presenti in tutte le città e in tutti i settori». Enrico Panini, segretario organizzativo della Cgil, dice che la sua organizzazione ha l’anagrafe informatica degli iscritti che garantisce la veridicità dei dati. Sulla stessa linea Cisl e Uil. Resta il fatto che l’accordo che gli stessi sindacati hanno sottoscritto a giugno per certificare gli iscritti nel privato è rimasto lettera morta.
Enrico Marro