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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

La denuncia di un direttore di banca – Due lettere tra le molte lettere arrivate. Significative perché non sono di imprenditori

La denuncia di un direttore di banca – Due lettere tra le molte lettere arrivate. Significative perché non sono di imprenditori. Un direttore di filiale e un consulente finanziario Sono un direttore di banca, di una filiale grande, che, come tanti, tocco con mano la crisi quotidianamente. Vivo contraddizioni assurde: ci viene detto che siamo dei manager, che la nostra filiale rappresenta la nostra piccola azienda, che dobbiamo far crescere e portare utili. Per non parlare dell’aspetto crediti, ops, scusate, lo chiamano "sostegno al territorio, alle imprese, alle famiglie": ciò che comanda oggi è Basilea e i suoi parametri assurdi, che fanno sì che ogni fido ad una impresa concesso tempo fa, oggi sia un piano di rientro. Questa è la realtà. Quella posizione ci costa troppo in termini di assorbimento di capitale, meglio e più conveniente disimpegnarsi. Ho sulla scrivania pratiche di piccole imprese, di cui ho contezza della serietà dei proprietari, ma so che di fidi nuovi non se ne parla. Per cui non ci provo nemmeno. Questo è il risultato. Oggi non esiste una piccola media impresa che abbia un bilancio tale da ottenere un buon rating e quindi meritevole di un fido, oggi non basta neanche più il pegno a latere del fido. Basilea non lo recepisce. L’assurdo è, che i banchieri continuano a chiedere gli stessi risultati come se fossimo in un periodo di espansione. A me, come a tanti altri direttori, piacerebbe tanto sostenere il territorio, le famiglie, le imprese, sappiate che non ce ne danno la possibilità. C’è poco da aggiungere. Spesso le banche hanno perso il contatto con il territorio e i direttori rispondono a direzioni generali lontane e asettiche.