Carola Uber, Chi, n. 9, 29/02/2012, pp. 114-119, 29 febbraio 2012
«Sento forti le responsabilità di madre e di moglie e soffro i riflettori puntati. Poi, gli ultimi anni sono stati intensissimi: ho lavorato e viaggiato tanto, mi sono sposata, sono diventata mamma
«Sento forti le responsabilità di madre e di moglie e soffro i riflettori puntati. Poi, gli ultimi anni sono stati intensissimi: ho lavorato e viaggiato tanto, mi sono sposata, sono diventata mamma. E ho perso la mia. […] La chiamavo sette volte al giorno: mamma ho litigato con Flavio, mamma che abito mi metto?, mamma che medicine prendo?. Un dolore del genere non si supera, ci si abitua. Ma il cordone ombelicale non lo tagli mai». (Elisabetta Gregoraci) *** A 14 anni Elisabetta Gregoraci era una promessa dell’atletica in Calabria: vinse i campionati regionali nel salto in lungo e Sara Simeoni volevano portarla ad allenarsi a Formia. «Ero una bimba e in famiglia stavo bene. E poi mia madre era già malata e io non volevo allontanarmi da lei. Mio padre ha accettato con rammarico il rifiuto della carriera sportiva». *** Sulla differenza di età del marito. «Alla differenza d’età ci penso, ma non mi pesa. Ci sono pro e contro. Il pro è che non si litiga furiosamente su ogni banalità, mentre con i miei ex coetanei gettavo i telefonini contro il muro. Però Flavio, con la scusa dell’esperienza, crede di avere ragione su tutto». *** Non ama le interviste. «Mi chiedono sempre le stesse cose: che vita dorata conduco, come mi mantengo in forma, se c’è crisi, se sono incinta… Quando le leggo non ci trovo la mia anima. Ma d’altronde, perché alla gente dovrebbe interessare la mia anima?»