Gabriele Parpiglia, Chi, n. 9, 29/02/2012, pp. 50-55, 29 febbraio 2012
BELEN SI’, FORNERO NO
Adriano Celentano, nel suo primo intervento al Festival di Sanremo, a un certo punto ha parlato di lui. «Ci sono testate ipocrite che fanno critiche a don Gallo, che ha dedicato la sua vita per aiutare gli ultimi», ha detto il Molleggiato. Le testate sono il settimanale Famiglia Cristiana e il quotidiano Avvenire. Lui, invece, è don Andrea Gallo. "Chi" ha incontrato il prete che aiuta gli ultimi, ma don Gallo non è solo questo.
Scrittore, attore, comunicatore, don Andrea è anche il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova, ma soprattutto è colui che esulta e sostiene Giuliano Pisapia, quando diventa sindaco a Milano, oppure che festeggia e appoggia il professor Marco Doria, sostenuto da Sei Sinistra, ecologia e libertà, quando vince le primarie del Pd per concorrere a sindaco di Genova.
"Chi", dopo averlo inseguito in una settimana ricca di impegni (don Gallo ha partecipato a trasmissioni tv, ha posato come testimoniai, con tanto di sigaro in bocca, per i manifesti contro la centrale a carbone di Vado Ligure, ha partecipato, a Novate Milanese, all’incontro pubblico "Crisi economica, democrazia e diritti di cittadinanza" eccetera), lo ha intervistato dietro le quinte dello spettacolo lo non taccio, al Teatro Creberg di Bergamo, che il sacerdote porta in scena da protagonista. Due ore di monologo, tutto esaurito e il ricavato destinato alla sua comunità (i prezzi vanno da 16,50 a 27,50 euro ).
Domanda. Don Andrea, ha sentito Adriano Celentano dopo il Festival di Sanremo?
Risposta. «Lui è un fratello per me. Certo che l’ho sentito. Gli ho detto semplicemente: "Adriano, io non ti condivido, perché noi abbiamo conquistato il principio della libertà di stampa e la libertà è uguaglianza". Però lo sento con me nel cammino con gli ultimi. Mi stupisco delle critiche che ha subito, l’Italia ha problemi ben più gravi».
D. Lei nel suo spettacolo parla di chiusure mentali della Chiesa. A che cosa si riferisce?
R. «La Chiesa è sessuofobica, crea un reticolato di proibizioni. Come facciamo, se nessuno fa educazione sessuale? I ragazzi ne hanno bisogno, devono sapere. Se non lo fa la scuola, chi lo deve fare? L’amore gay, l’amore trans, l’amore per l’ambiente, liberiamoci e ameremo. Ricordiamoci: nessuno libera nessuno, ci si libera tutti insieme».
D. Il tatuaggio mostrato da Belen al Festival di Sanremo è "liberazione"?
R. «È solo puro contorno. II Paese vuole vedere le gambe, il sedere... Approvo la sua farfalla, non farlo sarebbe devianza. Noi dobbiamo andare verso una sessualità liberata. La Chiesa deve smetterla di essere misogina, le donne non sono streghe che devono confessarsi davanti a una grata. Si immagina se Gesù avesse chiesto a Pietro una grata, ogni volta che doveva parlare con una donna? La donna è un dono di Dio. Se la Chiesa non è capace di parlare con le donne, è un problema. Ecco perché poi ci ritroviamo il bunga bunga con il Cavaliere; per la mancanza di dialogo. La vera violenza è la mercificazione. Una volta dissi al Padreterno: devi mandare di nuovo Mosè per scrivere l’undicesimo comandamento: "Uomini e donne, amate la vostra Terra, non distruggetela, perché non ne siete i proprietari”».
D. Intanto Forza Nuova ha chiesto la sua scomunica, perché ormai svolge attività politica a tempo pieno, e invoca la sua sospensione.
R. «Si rivolgano ai vescovi, non a me. Mica posso autoscomunicarmi! Certo che sono un prete politico, ma non partitico. L’ ho detto più volte. Per me politica vuoi dire uscire tutti insieme dai problemi, dando la priorità a coloro che hanno più bisogno. Per la mia città, per il mio Paese e anche per il mondo intero, che deve diventare a misura umana, con libertà e uguaglianza. Io ci sono e quindi faccio parte dello politica».
D. Che cosa pensa delle lacrime del ministro del Lavoro Elsa Fornero durante la presentazione della manovra economica?
R. «II Vangelo dice che c’è un tempo per fare la guerra, per tirare i sassi, per pregare, per cantare, per gioire e uno per piangere. La Fornero se lo vada a cercare sul Monte Bianco il tempo per piangere. Piange perché lei, rispetto ai dodici milioni di italiani che muoiono di fame, è garantita? Non ha senso. Un ministro che piange? Ma siamo seri!».
D. Lei ha un erede?
R. «Il mio erede è la mia comunità, non ho firme, non ho proprietà, anche l’automobile non è mia, ma appartiene alla comunità».
D. Quale preghiera recita prima di andare a letto?
R. «I primi dodici articoli dello Costituzione italiana».
Poi lo spettacolo prosegue. Don Andrea commenta gli scritti di Girolamo Savonarola, il frate, scomunicato nel 1497 da papa Alessandro VI e l’anno seguente mandato al rogo come eretico. Infine, la chiusura su Silvio Berlusconi: «Berlusconi è un uomo di fede, mi disse un amico. E io, perplesso, risposi: “Ma non era Fede (Emilio, ndr) un uomo di Berlusconi?"».
***
Don Andrea Gallo si accende il sigaro. Nel tondo, il suo accendino, su cui campeggia una ragazza senza veli.