Paolo Berisi, la Repubblica 24/2/2012, 24 febbraio 2012
Milano-coca-city (il capoluogo lombardo coi suoi 125mila consumatori è la capitale italiana e europea dell´assunzione di cocaina; tre volte la media nazionale)
Milano-coca-city (il capoluogo lombardo coi suoi 125mila consumatori è la capitale italiana e europea dell´assunzione di cocaina; tre volte la media nazionale). In Italia sono censiti 2 milioni di cocainomani abituali, 700mila saltuari, il 20% della popolazione l´ha provata tra i 15 e i 23 anni e il 5% dei minorenni la usa frequentemente. tra i medici del lavoro c´è chi ritiene che il rapporto di un lavoratore ogni cinque - nelle categorie più esposte - sia tutt´altro che imprudente. Esempi? I muratori a cottimo nel triangolo dell´edilizia (Milano, Bergamo, Brescia), un distretto nel quale, secondo le stime, il consumo di sostanze è cresciuto, negli ultimi dieci anni, di quasi il 50%. Da Nord a Sud: a Lanciano, la metà degli utenti del Sert è costituita da operai della vicina Fiat-Sevel. Racconta Fabio Rancati, amministratore delegato di Crest: «Mi chiama un grosso imprenditore. La normativa lo obbliga a sottoporre al test delle urine anche i mulettisti e non sa come comportarsi. Gli dico: lo devi fare. Fa fare i test, quattro operai risultano positivi alla coca. In base alla legge avrebbe dovuto segnalarli e farli curare. E invece... C´è molta sottovalutazione del rischio di danni che un lavoratore che si droga può procurare agli altri e alla stessa azienda. Io il test lo estenderei a tutte e le categorie». Quanto costa il doping della polvere bianca? Settanta-cento euro al grammo. È il prezzo della cocaina. Una media che tiene dentro il costo di una "pallina" acquistata a Scampia e di una venduta a Roma a Milano o a Verona. Ma oggi la droga più diffusa sul mercato non si vende più solo al grammo. Ci sono le mini dosi (dal mezzo grammo in giù). I pusher te le offrono a 15, 20 o 30 euro. Dipende dalle città, dalle zone, e anche dalle fasce orarie (più la notte si avvicina all´alba e più la coca è in saldo). Pasquale fa il muratore cottimista a Brescia. La coca gli porta via quasi la metà dei soldi: 1200 euro è il budget mensile (su uno stipendio di 2.600) destinato alle righe. «Ma la compro buona, non le schifezze che girano adesso, piene di anfetamina». Facendo una media di 70-100 euro a grammo, Pasquale sniffa tra i 15 e i 20 grammi al mese. «Un uso tutto sommato moderato - spiega un esperto - , in generale, chi finisce in questo vortice ha bisogno di più di un grammo al giorno». Un professionista «policonsumatore» può viaggiare a una media di 2.500 euro. Per abbattere i costi della spesa molti optano per la cocaina da fumare. Meno cara. O il crac, che si inala. «Stanno andando forte anche le anfetamine - aggiunge Roberto Bertolli - . Le usano soprattutto i camionisti. Costano molto meno della cocaina e hanno lo stesso effetto: ti tengono sveglio e fanno passare la fame». Quando Michele da Monza parte con il Tir per Monaco di Baviera si porta dietro una dozzina di grammi. Gli bastano per una settimana. È autotrasportatore in proprio. Gli basta mezz´ora di sosta da sbriciolare tra andata e ritorno: il resto del tempo sta al volante. Dorme ogni ventiquattro ore. Come lui fanno tanti. Camionisti, padroncini, autisti di autobus turistici, tram, mezzi pubblici. Per quali categorie sono obbligatori i test? Funzionano? La normativa che impone i controlli nelle categorie professionali più a rischio (accordo Stato-Regioni) è entrata in vigore un anno fa. Come al solito, a macchia di leopardo. Se quasi tutte le Regioni del Nord l´hanno adottata, al Centro e al Sud le percentuali sono molto meno brillanti: rispettivamente, 60 e 30 per cento. In teoria, autisti, camionisti, addetti ai trasporti interni alle aziende (mulettisti), conducenti di treni, piloti, dovrebbero essere sottoposti regolarmente a controlli da parte delle aziende. «Finora, però, i risultati sono stati poco incoraggianti - dice Piero Apostoli, presidente della Società italiana medicina del lavoro - . In caso di positività (primo livello) le aziende sono obbligate a segnalare il lavoratore al Sert sottoponendolo a cure (secondo livello). Ma siccome per tutta la durata del trattamento hanno anche l´obbligo di tenersi in carico il dipendente, finisce che molte imprese non hanno un grande interesse a stanare chi assume sostanze». La stessa normativa presenta poi delle lacune. Il settore della sanità, per esempio: mansioni a rischio, ma ancora nessun obbligo di controlli. I medici e gli infermieri che sniffano, insomma, possono continuare a farla franca. A nostro rischio e pericolo.