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 2012  febbraio 24 Venerdì calendario

ROMA - Il più pagato è il capo della Polizia Antonio Manganelli, con 621.253 euro l´anno. Dietro di lui il Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio (562

ROMA - Il più pagato è il capo della Polizia Antonio Manganelli, con 621.253 euro l´anno. Dietro di lui il Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio (562.331) e l´ex Capo dipartimento dell´amministrazione penitenziaria Franco Ionta (543.954). Molto più giù, a 300mila euro, il presidente dell´Istat Enrico Giovannini. Questi numeri però - le cifre che il ministro della Funzione pubblica ha portato alla Camera sui dirigenti statali che dovranno adeguarsi al tetto di 294mila euro - non dicono tutto. «Mancano i cumuli e i benefit», ammette lo stesso Filippo Patroni Griffi. «Nella lista non ci sono i capi dei servizi segreti, è piena di lacune che abbiamo chiesto di colmare», dice il deputato pd Gianclaudio Bressa. E quindi, se sulla carta risulta che Attilio Befera guadagna - come direttore generale dell´Agenzia delle Entrate - 304mila euro, in realtà sappiamo che ne guadagna il doppio, perché è anche presidente di Equitalia. Stesso discorso per Vincenzo Fortunato che, come capogabinetto del ministero dell´Economia, riceve 536.906 euro, ma che grazie agli altri incarichi accumulati ne guadagna certamente di più. Nel 2008 era già a quota 788mila. E Antonio Mastrapasqua: nella lista risulta prendere 216.711 euro come presidente dell´Inps. Ma è anche vicepresidente di Equitalia, ha incarichi in 24 diverse società, alcune partecipate dallo Stato, e secondo l´ultimo bollettino diffuso da Palazzo Chigi (edizione 2010) guadagna 1.206.903 euro l´anno. Per lui si prospetta un taglio stellare. «Rispetto quello che il Parlamento sta facendo, non dico altro», risponde a Repubblica. Sopra la soglia anche i suoi direttori generali e altri quattro dirigenti dell´ente di previdenza. Senza i cumuli, a scorrere l´elenco si viaggia un po´ al buio. La certezza però è che ci sono almeno 53 dirigenti statali che guadagnano più del primo presidente della Cassazione. E che - lo ha detto l´Ocse nel suo ultimo rapporto sui governi - i manager di Stato italiani sono i più pagati di tutti, la media è sopra i 400mila dollari l´anno. Oltre al capo della Polizia (da cui dipendono cinque diversi corpi), superano il tetto il comandante generale dei carabinieri, della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale. Lo superavano anche i presidenti e i componenti dell´Antitrust (Pitruzzella era a 475.643 euro) e dell´Agcom (dove Calabrò prendeva lo stesso compenso), ma entrambe le autorità comunicano di essersi già adeguate al nuovo stipendio di 304mila euro annui (era la prima soglia indicata dal decreto). Resta l´authority dell´Energia e del Gas: «Abbiamo sempre applicato i tagli stipendiali previsti e, anche in questo caso, rispettiamo scrupolosamente le previsioni di legge», fa sapere il presidente Bortoni (475.643 euro l´anno). L´autorità sottolinea però di non pesare sul bilancio dello Stato, perché finanziata dagli operatori dell´energia. Alla Consob, il presidente Vegas (387mila euro) prende meno del suo direttore generale (Antonio Rosati, con 395mila euro, è stato sostituito da Gaetano Caputi). Fermi a 322mila euro i componenti. Dovranno adeguarsi anche loro. E dovranno farlo il capo di Stato Maggiore della Difesa Biagio Ambrate Abrate (482.019 euro), quelli dell´Esercito, della Marina, dell´Aeronautica, e il segretario generale della Difesa Claudio de Bertolis (451.072 euro). Agli interni l´unico a superare il tetto è il capo di gabinetto Giuseppe Procaccini (395.368 euro). Alle Politiche Agricole il capo dipartimento Giuseppe Serino e il direttore generale Giuseppe Ambrosio. Ai monopoli di Stato il direttore Raffaele Ferrara (481.214 euro). All´agenzia del territorio il direttore generale Gabriella Alemanno (307.211). I cumuli però, una volta svelati, potrebbero riservare sorprese, e far venir fuori nomi nuovi. Patroni Griffi promette che continuerà a raccogliere i dati, perché su quelli - sullo stipendio complessivo - andrà fatto il taglio. E chiarisce che comunque, nel decreto, è previsto che i dipendenti della pubblica amministrazione d´ora in poi dichiarino tutti gli altri incarichi assunti. La Camera è chiamata a dare il suo parere entro il 29 febbraio. Subito dopo, il taglio entrerà in vigore. Senza deroghe, a meno che il Parlamento non le chieda espressamente (Gabriella Giammanco del Pdl dice: «Sarà necessario ridurle al minimo»). E senza indugi, perché – spiega Bressa – la questione della retroattività è facilmente superabile: «Il trattamento in peius – che alcuni tra i deputati giudicano incostituzionale – è aggirato da una norma imperativa che spiega perché viene adottato. Se il contenimento della spesa è obbligato per tutto il Paese, deve esserlo anche per i manager pubblici». Del resto, «le sembra possibile che un capo di gabinetto guadagni 45mila euro al mese quando un deputato ne guadagna, netti, 5mila?». Che sia la vendetta della politica sulla tecnica? Di certo, se andrà in porto, sarà una rivoluzione.