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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

MATTONE E TITOLI DI STATO IN CIMA ALLE PREFERENZE

Il mattone conquista il Governo Monti, ma a ministri, vice e sottosegretari non dispiacciono nemmeno titoli di Stato o fondi comuni di investimento, anche quelli che guardano ai Paesi emergenti. Seducono invece poco le azioni, fatta eccezione per alcuni componenti dell’esecutivo che preferiscono spaziare dai BoT alle obbligazioni societarie.
A mettere tutti d’accordo, però, sono soprattutto i beni immobili che compaiono nelle schede patrimoniali dei membri del Governo tra proprietà e quote detenute insieme ad altri in fabbricati e terreni. L’unico a non figurare nella lista è il ministro Piero Gnudi che possiede però in leasing un gozzo di 10 metri, immatricolato nel 2005. L’ex presidente di Enel vanta comunque un pacchetto azionario assai variegato in cui spiccano le 427.498 azioni di Intesa (tra titoli ordinari e di risparmio), le 348.820 di Telecom (come per Intesa), le 207.912 di Unicredit - dove Gnudi è stato consigliere di amministrazione fino alla sua nomina a ministro - e le 152.392 di Enel. Molto diversificato, poi, è anche il portafoglio azionario del titolare della Salute, Renato Balduzzi, che ha quasi 90mila euro di titoli, il grosso dei quali diviso tra Eni (31.284 euro) e Banca Carige (20.068 euro). Tra gli investimenti di Balduzzi, poi, c’è anche spazio per uno sguardo ai Paesi emergenti grazie alla scelta di un fondo ad hoc. Una strategia identica a quella del ministro della Difesa, Giampaolo di Paola, che, oltre ad aver investito 655mila euro in obbligazioni, ha convogliato anche 15mila euro nel fondo Pioneer Paesi emergenti, il cui obiettivo, si legge nel prospetto informativo, «è ottenere una significativa crescita del capitale investito nel lungo termine (oltre i 7 anni)». Proprio come il sottosegretario Paolo Peluffo che però si è accontentato di 2mila euro di valore, mentre il collega Gianluigi Magri ha preferito concentrarsi, tra l’altro, su obbligazioni Argentina targate Ubi Banca (comproprietà al 22% di un totale pari a 22mila euro).
Fondi comuni, dunque, dal rendimento assai vantaggioso. Ma anche tanti titoli di Stato su cui invece ha puntato il ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania, che ha convogliato qui i suoi risparmi (450mila euro). Mentre il collega degli Affari Europei, Enzo Moavero, ha scelto BTp per 100mila euro, 200mila euro in fondi comuni e altri 200mila in gestioni di portafogli di investimento. Un pacchetto consistente anche se lontano da quello di Paola Severino, titolare della Giustizia e tra i cinque ministri milionari, che ha investito tra BTp, CcT e obbligazioni un totale di 4,4 milioni di euro, gestiti in parte da Unicredit e in parte da Banca Finnat.
I membri del Governo hanno quindi optato per approdi sicuri. E non mancano poi i campioni di prudenza che, accanto a obbligazioni, fabbricati e BoT, si sono cautelati stipulando delle assicurazioni. Come il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che ha venduto a fine dicembre 2011 le sue azioni Intesa San Paolo (a cui sono legati 8,8 milioni di depositi che compaiono nella sua dichiarazione), e ha investito 1,2 milioni di euro in polizze vita e oltre 3,3 milioni in un fondo pensione complementare. E alla polizza - 134mila euro per un’assicurazione di Intesa Vita – ha ceduto anche il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, che non detiene altri strumenti finanziari. Ma non è l’unico a Via XX Settembre. Anche per il sottosegretario Gianfranco Polillo niente azioni, BoT o fondi di investimento: solo una polizza vita con Generali del valore di 37mila euro.