Elsa Battistini, il Fatto Quotidiano 22/2/2012, 22 febbraio 2012
ALLA FACCIA DI MADAME BOVARY
Che bella la letteratura, che ci permette di immaginare liberamente! Descrizioni di ambienti, paesaggi. E soprattutto i personaggi. I loro volti, le loro fisionomie. Ma, registi a parte, non deve pensarla così neppure l’artista visuale, musicista e scrittore canadese Brian Joseph Davis, che con il software usato dalle forze dell’ordine di mezzo mondo ha elaborato al computer i visi di alcuni dei protagonisti più celebri della letteratura. Due settimane fa Davis ha creato il sito thecom posites.tumblr.com che in un sette giorni ha coalizzato seimila followers, incuriositi dalle fattezze scaturite incrociando le parole dei romanzi e le possibilità offerte dal programma per gli identikit. Possibilità, a dire il vero, non infinite. Perché il catalogo di nasi, bocche, zigomi e occhi sono limitati e possono deludere. Va bene che Emma Bovary fosse pallida e la pelle del suo naso tesa lungo le narici, va bene che Flaubert non la dipinga bella come una diva del cinema né come Isabelle Huppert, ma certamente l’immagine che ne dà Davis non ne restituisce neppure un po’ il fascino.
E SOPRATTUTTO, come tutti i disegni realizzati, Emma non ha nulla di “antico”, ma viene riscritta con gusto asettico e moderno. Va bene anche che Humbert Humbert, in Lolita , si compiaccia forse troppo nel dire che è un bell’uomo e Dashiell Hammett raccontando Sam Spade ne Il falcone maltese insista parecchio sulla forma a “v” del viso e del naso, ma le risultanti grafiche di Davis regalano in un caso un faccino un po’ furbetto, nell’altro uno che fa pensare più al replicante di Blade runner che a Humphrey Bogart. La verità è che i risultati si assomigliano un po’ tutti: volti oblunghi, simili alle immagini stilizzate degli alieni – occhioni grandi, mento appuntito – e labbra sottili. Basta pensare che Lisbeth Salander, la protagonista di Millennium di Stieg Larsson, assomiglia alla Daisy Buchanan de Il grande Gatsby di Fitzgerald per capire che il programma non spicca per varietà. “La gente ha voglia di approcciare la letteratura in maniera diversa”, ha detto Davis. “E Internet può salvare il romanzo”, ha aggiunto. Sarà. Certo, in pochissimo tempo, il sito ha attirato la curiosità di molti che hanno subito iniziato a chiedere i propri “desiderata”. Perché non fare l’identikit di Mr. Ripley piuttosto che di Tess d’Urbervilles? Che, vista sul sito, è decisamente la meno “marziana” e la più umana: viso più tondo, bocca carnosa, come del resto Hardy l’aveva dipinta sulla pagina. Ma poi, inevitabilmente, viene in mente che prima di Internet e dei software della polizia, il cinema aveva consegnato l’immagine della sfortunata Tess alla bellezza imbarazzante di una diciannovenne Nastassja Kinski nel film di Polanski (1979).
IL GIOCHINO, insomma, è divertente, ma testimonia soprattutto la voglia, già soddisfatta dal cinema, di vedere quel che le pagine nascondono. E non è un caso che quasi tutti i personaggi elaborati siano finiti più volte sullo schermo. Il cinema, in fondo, questo “salto” immaginativo lo fa da sempre. E non serve scomodare il Mr. Rochester di Jane Eyre interpretato decine di volte, da Michael Fassbender quanto da Orson Welles (e che sul sito thecomposites sembra l’anello di congiunzione mancante tra l’homo Sapiens e quello di Neanderthal) per rendersi conto che l’immaginazione in movimento è più appagante. Basta in realtà andare in sala e godersi la strepitosa Rooney Mara nel ruolo della hacker svedese più famosa del mondo. Un elfo cyberpunk, un’adolescente ibrida dalla sensualità sotterranea, che restituisce totalmente il personaggio di Larsson. La pagina, più che la fonte per un disegno grafico, preferisce ancora essere oggetto del tradimento più sofisticato, quello del cinema.