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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

STRAUSS-KAHN UTILIZZATORE DI “PROSTITUTE PERMANENTI”

Parigi
Di nuovo al fresco, ma stavolta su sua richiesta “per evitare le sirene ululanti sotto casa all’ora del lattaio”. Dominique Strauss-Kahn ha passato la notte in una cella dell’austera gendarmeria di Lilla. Ci resterà tra le 48 e le 96 ore, dopodiché potrà uscirne libero e pulito, oppure libero ma gravato da una nuova convocazione, o ancora libero ma rinviato a giudizio, in qualità di testimone assistito se non inquisito. Si tratta dell’“affaire Carlton”, dal nome dell’albergo attorno al quale ruotava un gruppo di vivaci personaggi, tra i quali un commissario di polizia, un avvocato, un noto imprenditore socialista, l’addetto alle pubbliche relazioni dell’hotel, alcune signore amanti di lunghe serate “libertine”. Il punto è questo: gli inquirenti sostengono che in quelle serate si configurasse il reato di sfruttamento della prostituzione, mentre l’allegro gruppetto è attestato sulla linea della gioiosa gratuità delle prestazioni, pur ammettendo gentilezze galanti, ma non remunerazioni.
DSK, PER SUA stessa ammissione, era spesso della compagnia. A Lilla, a Parigi, a Washington quand’era alla testa del Fmi: “È vero, ho partecipato a serate libertine. Ma di solito le partner di queste serate non sono prostitute... quando qualcuno vi presenta una sua amica, non le chiedete se fa la prostituta”. Henri Leclerc, il suo avvocato, è stato più esplicito: “Vi sfido a distinguere tra una prostituta nuda e una donna di mondo nuda”. Ecco, appunto. La bella Florence che cos’era, puttana o “dame du monde”? Vero è che aveva fatto parte della rete di “Dodo la Saumure”, pittoresco tenutario di diversi bordelli (legali) nel vicino Belgio. Ma è vero anche che Dsk, una volta che la comitiva l’aveva raggiunto a Washington, li aveva portati tutti in visita alla sede del Fondo monetario, e che non aveva obiettato nulla quando Florence gli aveva chiesto una foto ricordo, lui e lei dietro la maestosa scrivania del direttore generale . Niente da nascondere: “Erano i miei amici”, punto e basta. La bisboccia, per quanto spinta, non è reato. E per lui Florence era una disinibita compagna di giochi, non una professionista prezzolata. Più spinosa, agli occhi dei giudici, è la faccenda del denaro che occorreva per viaggi, ristoranti, alberghi, decine di migliaia di euro: chi pagava? L’imprenditore, o il commissario. Il primo , in particolare, dirigeva Eiffage, filiale del gruppo pubblico Btp. Il sospetto è quindi che i soldi venissero dalle casse della ditta. In questo caso, anche Dsk potrebbe essere accusato di interesse privato in atto pubblico, oltre che di sfruttamento della prostituzione: rischia fino a 7 anni di carcere.
Storia surreale dell’uomo che in questi giorni dovrebbe duellare con Sarkozy, infilzarlo un giorno sì e l’altro pure e inaugurare una nuova stagione all’Eliseo e in Europa, tanto era forte il credito dell’uno e tanto è diffuso il discredito dell’altro. Ma nel panorama politico francese Dsk non c’è più. I suoi compatrioti, dopo lo choc del Sofitel di New York, si sono abituati a vederlo “normalizzato”: a spasso a Parigi, al cinema, quasi sempre al braccio di Anne Sinclair.
La storia del Carlton non eccita gli animi, e il sottile confine tra una puttana e una “dame du monde” è cosa da azzeccagarbugli. La sinistra tocca ferro, anzi legno come si usa qui, e prega perché François Hollande, in questa dirittura d’arrivo elettorale che si preannuncia assai infuocata, non faccia troppo rimpiangere il grande assente, ormai solo un acronimo planetario: Dsk.