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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

PASSERA: “HO LASCIATO INTESA SENZA TRATTARE LA BUONUSCITA”

Il 15 novembre 2011 il presidente del Consiglio incaricato Mario Monti chiama l’amministratore delegato della banca Intesa San Paolo Corrado Passera e gli offre un ministero. Il banchiere più potente d’Italia accetta e fa una cosa inusuale: lascia Intesa senza trattare una buonuscita. Nel 2010 Alessandro Profumo se ne era andato da Unicredit, dopo 10 anni di servizio, strappando 40 milioni di euro dopo giorni di trattativa serrata. Passera niente o quasi.
È QUESTA la novità più interessante del modulo su redditi e patrimoni pubblicato ieri on line dal ministro dello Sviluppo economico: non c’è traccia della liquidazione. “Non ha richiesto niente alla banca, non ha ricevuto e non riceverà alcuna liquidazione da Intesa San-paolo”, conferma lo staff del ministro. Stando ai rumors di Piazza Affari, il rapporto si sarebbe chiuso con 1-2 milioni per la conclusione del contratto come amministratore delegato e poco di più per l’incarico da direttore generale, soldi che dovrebbero essere confluiti in un fondo previdenziale.
PERCHÉ PASSERA ha rinunciato a una liquidazione potenziale da decine di milioni di euro? Nei corridoi della finanza viene data una sola spiegazione: ha deciso di chiudere ogni pendenza con il passato per dedicarsi completamente alla politica, quindi niente trattativa con gli studi legali e niente maxi-liquidazione. Cominciare una carriera politica con una buonuscita da 40-50 milioni lo avrebbe esposto a troppo polemiche. Anche soltanto il suo reddito attuale lo colloca tra i più ricchi passati di recente dalle poltrone di governo: nel 2010 ha dichiarato una retribuzione di 3,5 milioni di euro nel 2010 da Intesa, stock option escluse. “In fondo ci ha anche rimesso vendendo le azioni di Intesa Sanpaolo, cosa che non era obbligato a fare”, spiegano dallo staff del ministro. Nel modulo diffuso ieri, infatti, viene spiegato che Passera ha ceduto le azioni di Intesa Sanpaolo che aveva in portafoglio per evitare il conflitto di interessi a cui lo esponevano (ora resta soltanto dal punto di vista reputazionale, nella difficoltà di prendere scelte che condizionano decisioni strategiche precedenti da banchiere). Passera ha venduto 8,6 milioni di titoli della banca milanese nei giorni 27, 28 e 29 dicembre. Il ricavato è di circa otto milioni di euro, che nel modulo compaiono alla voce “depositi”.
“Il ministro ha annunciato abbastanza presto, nella trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio il 18 dicembre, che avrebbe venduto, poi ha organizzato l’operazione e ceduto le quote sul mercato, nonostante i valori di Borsa fossero ben lontani dai massimi”, spiegano dal ministero. Passera avrebbe potuto mettere le azioni in un blind trust, un fondo gestito da un professionista terzo, invece “ha voluto evitare ogni pendenza con il passato”. Il tempismo non è stato ottimale dal punto di vista finanziario, ma si è rivelato assai felice da quello mediatico e politico. Il 30 dicembre sul Corriere della Sera, di cui Intesa è importante azionista, esce un violento e inedito attacco a Passera firmato da Milena Gabanelli e Giovanna Boursier di Report, che contestano al ministro il conflitto di interessi. Ma lui, appena in tempo, può rispondere con una lettera che è immacolato e le azioni le ha già vendute.
CI SAREBBE qualche pendenza ancora in sospeso, per la verità. Passera detiene circa il 30 per cento della Lariohotels spa e il 33,3 dell’Immobiliare Venezia srl: “Sono società di famiglia, lasciate in eredità dal padre e divise in parti eguali tra i fratelli, il ministro è socio di minoranza e non partecipa alla gestione”, dice il ministero. L’Immobiliare Venezia, come rivelato dal Fatto nel 2010, è stata al centro di una vicenda interessante: nel 2007 vende una piccola partecipazione in Villa d’Este, il lussuoso hotel di Cernobbio. Nello stesso periodo l’imprenditore Loris Fontana acquista la quota di controllo dell’hotel grazie anche ai prestiti di Banca Intesa. Ma sulla delibera di concessione di quel finanziamento Passera, allora numero uno, non ritenne opportuno astenersi in consiglio. “Non è escluso che il ministro possa comunque valutare l’ipotesi di ricorrere a un blind trust per queste quote”, dicono dallo staff.
C’È UN’ALTRA nota curiosa nel documento di Passera: non ha una casa. È titolare soltanto di un immobile a Parigi di 141 metri quadri e di un terreno a Casale Marittimo. Da due mesi vive in affitto a Roma, spiega, da quando fa il ministro. Nel modulo risultano anche due mutui rispettivamente per 1 e 2,5 milioni: sono finanziamenti per l’acquisto di una casa a Milano che Passera ha comprato, ma poi ha lasciato alla prima moglie e ai figli di quel matrimonio, pur continuando a pagare le rate (gli restano in tutto circa 3 milioni da rimborsare).