Caterina Perniconi, il Fatto Quotidiano 22/2/2012, 22 febbraio 2012
TRASPARENZA AL FOTOFINISH
Dovevano bastare novanta giorni. Ne sono serviti novantasette, ma per la prima volta nella storia della Repubblica i redditi di tutti i ministri sono pubblici sui siti Internet dei dicasteri di riferimento. Alle 23 è arrivata la dichiarazione del presidente del Consiglio Mario Monti che si è attardato a pubblicare un documento che proprio lui aveva sollecitato. Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che il ritardo era dovuto al viaggio di ieri a Bruxelles, ma l’operazione richiedeva solo la scannerizzazione di un documento che doveva essere pronto da tempo. L’unica altra dichiarazione mancante era quella del sottosegretario all’Ambiente Franco Braga. Forse Monti voleva essere l’ultimo per chiudere l’operazione, ma poteva essere il primo. Il reddito 2010 del premier è di 1.515.744 euro più 11 milioni investiti in fondi tra Banca Intesa, Bnp Paribas, Deutsche bank e altri istituti di credito.
DOPO UN RICHIAMO formale da parte di Antonio Catricalà le schede sulle posizioni patrimoniali dei tecnici sono state compilate. E anche se trovarle resta una caccia al tesoro – in molti casi sono allegate alle biografie dei ministri nelle pagine di riferimento – ieri il portale di Palazzo Chigi è andato in tilt per i troppi tentativi di accesso. Tutti vogliono sapere chi erano questi professionisti prima di entrare nell’esecutivo, e molti non resteranno sorpresi trovandosi davanti a dichiarazioni con numerosi zeri. Il reddito medio supera il milione di euro. “Chi guadagna e paga le tasse non è un peccatore, e va guardato con benevolenza, non con invidia” ha dichiarato dall’alto dei suoi 7 milioni di euro di reddito il ministro della Giustizia, Paola Severino (che ne ha versati altri 4 di tasse). Lei la più ricca del governo Monti, seguita da Corrado Passera con 3.529.602. Sono i più abbienti ma non fanatici del mattone. Il Guardasigilli possiede due appartamenti a Roma (85 e 180 mq) e uno a Cortina d’Ampezzo (150 mq, gravato di mutuo). L’ex ad di Banca Intesa invece non ha case nella Capitale ma un fabbricato di 141 metri quadri e un terreno di 3.220 a Casale Marittimo, in provincia di Pisa. Il re delle proprietà resta il sottosegretario alle Infrastrutture Guido Improta: possiede 16 immobili a Napoli poi 15 tra magazzini, depositi, negozi, botteghe e box, 7 locali commerciali, lastrici solari e cortili. Nel capoluogo campano Improta ha anche l’8,33% di 2 fondi agricoli incolti, di 23 abitazioni, di 20 posti auto, di un deposito e di altri 2 terreni agricoli incolti per complessivi 600 mq, in proprietà al 6,66%. A Roma il sottosegretario ha comprato al 50% un’abitazione, un box e sempre al 50% un villino residenziale all’Argentario. Improta dichiarava 249.724 euro di reddito nel 2010.
Tra le dichiarazioni spiccano anche le 24 proprietà del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, di cui 5 a Milano (2 appartamenti, due box e una cantina) e due a Roma (un appartamento e un box). La Cancellieri è uno dei ministri che non ha pubblicato i redditi percepiti nel 2007 ma solo quelli che percepirà come titolare del dicastero: 183.084 euro. Come lei anche il ministro per i beni culturali Lorenzo Ornaghi,il viceministro al Lavoro, Michael Martone e il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, appassionato invece di beni mobili: in suo possesso un’auto Rover del 2009, una Jaguar del 1994, una Volkswagen del 1975 e una barca da diporto da 9,6 metri (quindi non soggetta alla tassa per i natanti superiori a 10 metri).
TRA I MINISTRI c’è anche un cultore delle due ruote, Giulio Terzi di Santagata. Il titolare della Farnesina ha una moto Harley Davidson883del2005dueauto,il 75% di un appartamento romano e il 50% di uno a New York più terreni e proprietà in Lombardia. Se per auto e moto vanno per la maggiore le marche straniere (Mercedes, Audi, Renault, Rover, Toyota), quando di tratta di azioni i ministriprediligonoititolidiaziende italiane o anche Bot e Btp. Il ministro dell’Agricoltura Mario Catania ha investito tutti i suoi risparmi, 450 mila euro, esclusivamente in titoli di Stato. É l’unico che gira con una Porsche Carrera. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Malaschini continuerà a ricevere, oltre al compenso governativo di 188.868,91 euro, la pensione da segretario generale del Senato (519.015,45 euro l’anno), per un totale di 708 mila lordi, ovvero 383 mila euro netti all’anno. Ha rinunciato invece per tutta la durata dell’incarico di governo alla retribuzione come Consigliere di Stato. Malaschini ha inoltre risparmi per 285 mila euro di Cct, Btp e giacenze di conto corrente. É anche titolare del diritto di usufrutto su un appartamento a Roma. “Non immaginavo potessero esistere pensioni statali da 30mila euro al mese – ha commentato il leghista Marco Reguzzoni – di certo non possiamo dire che il governo Monti sia un governo di poveracci. Non credo che guadagnare tanto sia un delitto, anzi ben venga il guadagno per chi è capace. Quel che preoccupa, invece, è che la fontedeiredditideinostriministri siano le banche e lo Stato”. Quasi tutti, nel confronto con gli anni precedenti, ci perderanno con lo stipendio ministeriale. Poche le eccezioni: il sottosegretario all’istruzione Marco Rossi Doria, ‘maestro di strada’ che nel 2010 guadagnava 37.248 euro l’anno e adesso moltiplicherà quasi per sei. Il ministro più “povero” era Andrea Riccardi, con 120 mila euro di partenza.