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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

Il paese del Molleggiato, di Fabio Fazio e della Buonanima – Prima le Madonne pellegrine, poi le ministre del welfare e del lavoro e adesso, ricordando tra i singhiozzi Tangentopoli, la perduta gioventù manettara e i cari schiavettoni d’una volta, anche gli ex magistrati piangenti

Il paese del Molleggiato, di Fabio Fazio e della Buonanima – Prima le Madonne pellegrine, poi le ministre del welfare e del lavoro e adesso, ricordando tra i singhiozzi Tangentopoli, la perduta gioventù manettara e i cari schiavettoni d’una volta, anche gli ex magistrati piangenti. Per essere il Paese del Molleggiato, di Fabio Fazio, della Buonanima e di Pulcinella, siamo sempre lì ad asciugarci gli occhi sulla manica del pullover e a tirare su col naso. * * * «Non saranno certamente i libri a rifare l’anima umana, offuscata e scomparsa. Essa si ritroverà, riapparirà a se stessa, ma soltanto quando agirà. Solamente grandi azioni, infatti, capaci di ridare all’uomo il suo posto, potranno mutare i pensieri e le idee sulla natura umana. Fino a che ciò non avvenga, come credere al libero arbitrio, quando non se ne vede più un solo esempio, e ognuno segue in processione la sua via, sotto un pesante cappuccio di piombo?» (Edgar Quinet, La rivoluzione, Einaudi 1974). * * * È noto che per l’aldilà si parte senza fare i bagagli, mai volentieri e spesso senza preavviso, ma soprattutto senza potersi portare dietro niente, giusto le buone azioni, se ci sono, ma non i beni materiali. Si va alla ventura, e senza sapere dove (a meno di non essere dei Molleggiati, cantare canzoni da oratorio e disporre d’informazioni riservate, le stesse informazioni, per capirci, che spingono i Testimoni di Geova a suonare tutti quei campanelli, quasi sempre invano). Eppure sembra proprio che la Buonanima, trapassata ma ancora indomita, voglia dettare nuove regole: intende fare un trasloco in piena regola, mettendo in valigia l’intero Popolo della libertà. Vorrebbe seppellire il partito, cioè portarlo dov’è lui adesso, nell’altro mondo, appoggiando chissà quali liste civiche alle prossime elezioni amministrative. Sì, sospirano i suoi fedeli e fedelissimi, i Bondi, le Santanché, i Cicchitto, per non parlare dei peones senza nome e di quelli senza tetto né legge. LUI vuole portarci con sé, dentro la piramide, come i Faraoni imbarcavano per l’aldilà animali domestici, concubine, ex compagni di scuola e tutta la servitù, compresi i cuochi, per non parlare degli avvocati e delle ragazze del bunga bunga vestite da infermiere. * * * Non è soltanto la Buonanima a diffidare apertamente delle liste di partito. A non fidarsene, da quel che rilevano i sondaggi, sono in primis gli elettori. Ed è per questo che sale la febbre delle liste civiche. Ormai colpisce tutti quanti, specie i sindaci, che si sentono (chissà perché) meno politici degli altri e che vorrebbero evitare, sempre che sia possibile, di fare la fine dei capipartito, che all’inizio sono soltanto odiati, e fin qui passi, ma che poi vengono dimenticati, e questa è una catastrofe. A Genova (ma ai democratici era già successo a Napoli e a Milano) una lista di partito è stata trasformata a furor di popolo in una lista civica. Ci sono scene di panico nelle fila della maggioranza bocconiana. * * * Assisteremo all’ennesimo sconquasso? Partiti alla deriva, leader in coma, magistrati all’attacco, giornalisti impiccioni? E mentre tutti affogano, i sindaci hanno il salvagente, chi una ciambella con la testa d’oca, chi un drago o un coccodrillo di plastica da cavalcare, chi un materassino. Qualcuno s’allontana persino in pedalò. Flavio Tosi, sindaco di Verona, invece monta a cavallo, come si è visto al telegiornale (forse era un cavallo marino). * * * «Nelle prime parole dell’opera/l’autrice afferma che la Terra è piccola/il cielo invece fin troppo grande/e, cito, “con più stelle del necessario”» (Wisawa Szymborska, Recensione d’una poesia non scritta, in W. Szymborska, Grande numero, in W.S., Opere, Adelphi 2008). Sarà vero che il 75 per cento degli elettori greci, diversamente dai pochi black bloc che continuano a scendere in piazza per protestare contro la rovina economica del paese, sono favorevoli all’Unione e ai suoi diktat, anzi alla sua dolorosa ma necessaria lezione di disciplina finanziaria, come rivelerebbero gli ultimi sondaggi, subito rilanciati dalle nostre gazzette di sicura fede bocconiana? O sono sempre le solite balle, ieri filosovietiche e filocinesi, poi filopalestinesi, quindi filoirachene e persino filotalebane, oggi filotedesche? * * * «La fotografia di Heidegger coi pantaloni alla zuava infeltriti davanti alla finta casamatta a Todtnauberg, mi è rimasta impressa come una foto rivelatrice, il filisteo del pensiero, col berretto nero da Foresta Nera in testa. Heidegger è un bell’esempio di come, d’una moda filosofica che un giorno ha conquistato tutta la Germania, altro non resta che qualche ridicola fotografia e qualche scritto ancor più ridicolo» (Thomas Bernhardt, Antichi maestri, Adelphi 1992). * * * Omero, invece, così come il Partenone, per dire, e la democrazia greca, senza dimenticare la piazza ateniese, non invecchiano, chissà perché.