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 2012  febbraio 17 Venerdì calendario

INNAMORATO DI UN CARATTERE

Racconta Enrico Benetta di essersi letteralmente innamorato del carattere Bodoni. «L’ ho scoperto ai tempi della scuola, seguendo corsi di grafica pubblicitaria. Un vero e proprio colpo di fulmine, lo stesso che si prova per una donna. Mi sono perso nell’ armonia di queste lettere e ancora oggi, quando concepisco un pensiero, penso in caratteri Bodoni». Giambattista Bodoni fu, nel Settecento, uno dei primi tipografi che disegnò le lettere da usare per la stampa. Il suo manuale, che propone i caratteri di tutte le lingue compreso il cirillico e l’ arabo, resta ancora oggi il più elegante. Bodoni faceva derivare la bellezza delle lettere da «quattro diversi capi: regolarità, nettezza, buon gusto e grazia». Benetta, che una decina di anni fa ha lasciato il lavoro di pubblicitario per quello di pittore e scultore, ha trasformato il carattere Bodoni in opera d’ arte. Crea quadri-sculture dove i caratteri sono plasmati in un crescendo di plasticità, concretezza, profondità. Parte dai fogli di carta da teatro incollati sulla tela, sui quali passa diverse velature di inchiostro giapponese in vari colori. Il primo strato evanescente di caratteri lo traccia con questi inchiostri, simili ad acquerelli. Poi prosegue con colori sempre più densi, e sopra ancora aggiunge lettere in rilievo modellate con impasti di quarzo, sabbia, resine unite a polvere di ferro. Infine ritaglia altri bodoni da lastre di un acciaio che si chiama cor-tèn e ha la particolarità di arrugginirsi ma solo fino a un certo punto. Immerge questi caratteri d’ acciaio in acqua e sale, li lascia al sole e al vento. Quando sono ricoperti dalla ruggine li salda insieme in composizioni architettoniche, in cui lettere e cifre di grandezze diverse sembrano allacciate tra loro come in una danza. A questo punto li deposita sulla tela come fossero farfalle. Infine racchiude il tutto in scrigni di plexiglass e non resiste alla tentazione di incidere corsivi bodoni anche su questa superficie trasparente. Segni che sembrano tracciati nell’ acqua. Chi ha curiosità di vedere queste opere fatte di armonia e delicatezza, le troverà alla Biblioteca Angelica. Una quarantina di pitture scultoree che dialogano con gli antichi volumi della biblioteca, in una installazione ricca di fascino. Curata da Beatrice Buscaroli e Isabella de Stefano, voluta dalla direttrice della biblioteca Fiammetta Terlizzi in collaborazione con la Galleria Russo (catalogo edito da Palombi), la mostra è anche un buon esempio di accordo tra pubblico e privato. «Un modo per attirare in biblioteca un pubblico diverso dai soliti studiosi e farla conoscere e amare», dice Isabella. Il pubblico ha risposto con calore, l’ esposizione è stata prorogata fino al 10 marzo. E per celebrare il successo dell’ iniziativa, il 21 febbraio alle 18, l’ artista presenterà all’ interno della mostra una performance con i danzatori Fabrizio Mainini e Francesca Traversa e l’ attore Enzo Avolio, accompagnati da un brano musicale inedito di Pinuccio Pierazzoli Benetta, trentacinque anni, vive e lavora a Montebelluna, nella casa colonica dei nonni, perduta nella campagna trevigiana. Ma ha abitato sei anni a Roma. Sostiene che le cromie dei quadri, i rossi pompeiani, le terre verdi, le infinte gamme dei bruni, gli provengono da questa città. «Roma - dice - è un luogo dove si incrociano mille sguardi, lingue, culture. Un posto che si identifica da sempre con la scrittura. Incontri epigrafi ad ogni angolo».
Lauretta Colonnelli