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 2012  febbraio 16 Giovedì calendario

LA VIA DELLA SETA

Una terrazza sui tetti di Istanbul. Una calda notte d’ estate di diciassette anni fa. Un giovane fotografo di nome Arif Asci che ha appena finito di cenare con i suoi assistenti. Un’ idea folle che all’ improvviso si fa strada nella conversazione sotto il cielo stellato: attraversare la Via della Seta con una carovana di cammelli. «Siamo rimasti a discuterne fino all’ alba», ricorda Asci, che in questi giorni è a Roma a presentare i risultati di quel sogno pazzesco, ma realizzato. «Ne parlavamo come di una cosa impossibile, ma esaminando tuttavia i modi più facili e razionali per fare un viaggio simile. Forse con veicoli fuori strada o, fidando della nostra giovinezza, con le moto. Poi nel cuore della notte ci siamo detti che se volevamo affrontare un’ impresa di questa portata, tanto valeva ripeterla alla maniera degli antichi carovanieri, assumendoci gli stessi rischi e cercando le stesse emozioni provate da quegli storici silenziosi e senza nome che per duemila anni hanno scritto la storia dell’ umanità». La Via della Seta era costituita da un reticolo di piste carovaniere che permettevano il trasporto delle merci a dorso di cammelli in un percorso che copriva quasi quindicimila chilometri, dalla capitale dell’ antica Cina, Xian, fino alle sponde del Mediterraneo. Viaggiarono con i carovanieri, da oriente verso occidente la misteriosa seta e le tecniche di produzione della carta, la polvere da sparo e i cannoni, la bussola e le porcellane, le spezie e i profumi. E da occidente verso oriente l’ arte della pittura e della scultura, le filosofie, le religioni, i segreti delle grandi architetture. «Quando ci è venuta l’ idea di rifare quel viaggio tutte queste cose non le sapevamo ancora», racconta Asci. Ma un paio di giorni dopo la nottata sui tetti di Istanbul il progetto cominciò ad apparirgli un po’ meno impossibile. «Mi sono detto: quante probabilità ha una persona nella vita di realizzare qualcosa di così pazzesco? Solo una volta. Quindi ci dovevo provare». Cominciò a leggere i resoconti dei grandi viaggiatori, seguendo i passi di Marco Polo, del turco Evliya Celebi, del magrebino Ibn-i Batuta, fino all’ esploratore Sven Hedin, che tra il 1892 e il 1935 guidò varie spedizioni nell’ Asia centrale e fu il primo a tracciare una mappa dettagliata della Via della Seta. «Poi abbiamo iniziato a disegnare sulla carta il nostro itinerario, segnando i punti dove saremmo passati, cercando di capire il motivo per cui i cammelli asiatici a due gobbe siano più resistenti dei dromedari, discutendo su quale stagione sarebbe stata più adatta per attraversare il Deserto di Gobi e quello di Taklamakan che significa "chi vi entra non può più uscire" e costituiva evidentemente l’ ostacolo più arduo per i carovanieri». Per convincere i diplomatici cinesi a rilasciare i visti fu necessario un accordo tra il presidente della Turchia e quello della Cina. Ma finalmente arrivò il giorno della partenza: da Xian verso Istanbul. Con due assistenti, un regista e dieci cammelli. Hanno impiegato diciotto mesi, tra il 1996 e il 1997, a coprire il percorso, camminando per dodicimila chilometri (trenta al giorno), dormendo in tenda, nutrendo gli animali con le piante del deserto. E scattando migliaia di foto. Quello che i loro occhi hanno scoperto ora possono vederlo anche i visitatori della mostra aperta fino all’ 11 marzo ai Mercati di Traiano, che raccoglie una novantina di immagini dell’ avventuroso viaggio. Una visione abbagliante che serpeggia tra gli antichi marmi dei Mercati come una vena in cui sia tornato a scorrere il sangue vivo e caldo di popoli estinti. Perché le ragazze uigure vestite a festa, i templi buddisti nella regione del Gansu, le ombre dei cammelli che si allungano sulla sabbia dei deserti, l’ ingresso trionfale a Samarcanda, le cupole turchesi di Bukhara, le mura di fango di Khiva, i mercati con gli immensi rotoli di seta scarlatta stesi nel vento sono gli stessi di tanti secoli fa. Perfino il modo per attraversare il fiume gelato, con i tappeti stesi sotto gli zoccoli dei cammelli, quando l’ inverno ha sorpreso la carovana sulle montagne del Kirghizistan.
Lauretta Colonnelli