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 2012  febbraio 12 Domenica calendario

I FANTASMI DI NONNA IRIS. LE FAVOLE E L’ARTE IN GARAGE

Il vero nome di Seboo Migone è Sebastiano. A chiamarlo Sebù aveva cominciato il fratellino, che non riusciva a pronunciare Sebastiano per intero. A trovare una grafia al vezzeggiativo fu la nonna, che cominciò a trascriverlo come Seboo. La nonna si chiamava Iris Origo e quando Seboo è nato, nel 1968, era già celebre per aver scritto romanzi storici come «Il mercante di Prato» e il resoconto della «Guerra in Val d’ Orcia», che racconta il periodo più tragico, quello tra il 1943 il 1944, quando lei e il marito Antonio Origo avevano ospitato alleati e partigiani nella loro tenuta della Foce. Dopo la guerra gli Origo avevano acquistato un’ abitazione di oltre mille metri quadrati nel cuore di Palazzo Orsini, a Roma, progettato in pieno Rinascimento da Baldassarre Peruzzi per la famiglia Savelli e incastonato nelle rovine del teatro di Marcello, ai piedi del Campidoglio. L’ edificio è proprio quello di cui si parla da circa un mese, da quando è finito sulle pagine del New York Times con la notizia che era stato messo in vendita, facendo scattare la corsa di acquirenti da tutto il mondo. Ma in attesa del passaggio di proprietà, le stanze racchiuse nel cuore del palazzo sono ancora abitate da Seboo e dalla madre Donata, figlia di Iris. Seboo, artista, ha ricavato uno studio nel garage, dove crea quadri popolati di fantasmi. Una decina di grandi disegni a carboncino e una tela a olio si possono vedere fino al 20 febbraio presso lo Studio Angeletti in via Gregoriana 5 (aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17). Peter Miller, che ha curato la mostra, ha l’ impressione che «Migone, come il bambino che esplora a tentoni, con le mani tese in avanti, le stanze oscure della casa, scruti gli interstizi tra i regni della realtà e della fantasia, scandagliando l’ immaginazione umana sommersa in un miasma crepuscolare». La polvere di carbone, spalmata con la gomma e le mani, penetra nella profonda trama fibrosa della carta in cotone realizzata a mano, dando vita a immagini che a prima vista ricordano le colline della Val d’ Orcia e subito dopo si rivelano come creature inquietanti, a metà tra l’ umano e la bestia, affioranti dal buio spesso come velluto. «Capita - dice Seboo - di entrare in un luogo oscuro e di uscirne con un sorriso». I grandi occhi celesti, che ricordano quelli della nonna Iris (ma lei li aveva viola), non sono turbati da queste visioni che sembrano scaturire da un inconscio tormentato. Seboo con i fantasmi convive serenamente fin da piccolo. Racconta di aver trascorso lunghi periodi a Palazzo Orsini da solo con la nonna e che a lei piaceva fargli «un pò di paura». Gli parlava di spettri che apparivano ai viventi per predirne il giorno della morte, lasciando segni tangibili del loro passaggio, in modo da fugare in colui che aveva ricevuto la visita l’ idea che si fosse trattato di un sogno. Seboo ricorda di aver assistito anche lui a queste visioni fluttuanti dentro le stanze affrescate del palazzo. «Una volta ho visto un ricevimento di persone elegantissime con orsi polari al guinzaglio e un uomo incappucciato, con una collana di corallo, che volava sul soffitto». Milton Gendel, fotografo celebre e assai mondano, non dimentica invece di avere assistito qui nei primi anni Cinquanta alla festa più bella che abbia mai visto a Roma: con gli invitati in sontuosi abiti da sera, la sfilata dei saloni illuminati a giorno, il giardino pensile con gli aranci piantati tra le siepi di bosso, il chioccolio delle fontane, l’ orchestra che suonava la rumba sotto la luna piena. Oggi la presenza di Iris si sente soprattutto nella biblioteca, dove sono conservati i suoi libri di storia e di viaggi, la maggior parte in inglese. Nel giardino aleggia ancora lo spirito di Vittoria Colonna, che aveva venduto la proprietà agli Origo. La principessa, sposata a Leone Caetani, dopo una vita inquieta in giro per l’ Europa e un amore rapinoso con Umberto Boccioni, ha trascorso qui gli ultimi anni, ricamando seduta accanto alle fontane. Lauretta Colonnelli