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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

L’ ITALIA PRIMA DELL’ITALIA

Ci sono delle vere e proprie meraviglie nella mostra «Antica Cartografia d’ Italia», inaugurata ieri nella sala della Gipsoteca del Vittoriano (ingresso gratuito da piazza dell’ Ara Coeli 1) e aperta fino al 4 marzo. A cominciare dalla carta tolemaica, II secolo, qui esposta in una incisione del 1482. Lo stivale è appena deformato dall’ idea che il mondo fosse ovale. Ma il pezzo forte è la prima carta da viaggio europea, lunga sette metri e composta di dodici fogli incollati l’ uno all’ altro. Stampata nel 1793, è ripresa da un’ originale del IV secolo, e fu disegnata dai generali romani come guida per le legioni che si spingevano fino all’ India, descritta con la frase «In his locis elephanti nascuntur», e alla Malesia, indicata come «Pirate». Tutte le strade partono da Roma, sovrastata dall’ immagine di Costantino e inscritta in un largo cerchio simile a un antico raccordo anulare. Il percorso continua con le prime carte dell’ Italia moderna, che iniziano a comparire verso la fine del ’ 500. In una carta sono disegnati gli abiti delle diverse popolazioni e sono indicati i porti. Un’ altra, del 1699, presenta la mappa degli ottanta santuari mariani esistenti all’ epoca. In un’ altra ancora, e siamo arrivati al ’ 700, sono contrassegnati con una trombetta i luoghi in cui veniva consegnata la posta. Compaiono le prime carte d’ Italia stampate in Inghilterra per i viaggiatori che affrontavano il Grand Tour, con a margine i monumenti identificativi di una città o le immagini dei vulcani. Si può infine vedere la famosa carta generale delle guerre d’ Italia di Napoleone, composta tra il 1798 e il 1802 dal cartografo Bachler d’ Albe. A lui Bonaparte aveva affidato il compito di tenere aggiornate le carte sulle quali ogni unità dell’ esercito era indicata con spilli di colore diverso. La mappa, tre metri per due e venti, era sempre aperta sopra un vasto tavolo al centro dell’ ufficio dell’ imperatore. Bachler controllava che tutto l’ occorrente fosse a portata di mano: dalle cartelle dei dispacci ai compassi già fissati con apertura uguale alla distanza media di una giornata di marcia. Lui e Napoleone si mettevano carponi sulla superficie della carta e insieme compilavano i piani di battaglia. I duecento pezzi in mostra appartengono al collezionista Gianni Brandozzi, che ha fatto arrivare al Vittoriano anche un torchio: stampa incisioni delle carte in mostra, da regalare ai visitatori che arriveranno nei primi giorni.
Lauretta Colonnelli