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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

La sottile arte di elogiarsi con un’autostroncatura - Thomas Mann, considerava i suoi Buddenbrook una specie di romanzo farsesco

La sottile arte di elogiarsi con un’autostroncatura - Thomas Mann, considerava i suoi Buddenbrook una specie di romanzo farsesco. Quanto al Doctor Faustus , lo accettava magnanimamente, col sopracciglio alza­to, in quanto allegoria piuttosto ben riusci­ta. Jorge Luis Borges, si pregiava soprattut­to di essere un buon lettore. Il giovane Emilio Gadda definiva il proprio stile «no­iosissimo » e «legnoso come la mia perso­na ». Massimo Bontempelli schifava la sua opera teatrale La guardia alla luna . E don Lisander Manzoni era tutt’altro che soddisfatto di Fermo e Lucia . Antonio Scurati non vuol essere da me­no dei suoi illustri colleghi. Quindi avrà fat­to sal­ti di gioia quando il nostro collabora­tore Gian Paolo Serino, motore immobile e molto spesso imballato di satisfiction.me , sito dedicato agli orizzonti perduti del­la letteratura di oggi, ieri e domani, gli ha chiesto, con i dovuti modi, di auto-stron­carsi. Inaugurando così un’arguta rubri­ca che esordisce proprio questa mattina e che, dietro la pratica tafazziana di darsi bottigliate sui testicoli, chiama gli autori più in vista a esporsi con esercizi di stile (ci perdoni la buonanima di Raymond Que­neau) democristianamente auto-cele­brativi. Scurati, parlando del suo nuovo li­bro, La seconda mezzanotte , lo definisce «pretenzioso e programmaticamente ri­buttante ». Già trattare di un’ipotetica Ve­nezia del 2092, lascia intendere il Nostro, è un artificio retorico trito e ritritt. Inoltre (aggiungiamo noi) servire una messa can­tata sul tema del tramonto dell’Occiden­te, 94 anni dopo quel diavolo di Spengler, suonerebbe come una presa per i fondelli dell’incauto e mal consigliato lettore. «Si vuole futuribile lo Scurati de La se­conda mezzanotte - salmodia lo Scurati medesimo- , si crede alla ricerca di una via contemporanea di accesso alla tarda mo­dernità e, invece, cammin facendo, si sco­pre stanco epigono di più d’una tra le più trite ideologie letterarie del sepolto Nove­cento. “Sii sozzo, sarai vero”, predicava Cioran, e lui lo prende alla lettera». Darsi del pirla prendendo a braccetto Cioran, oggettivamente, non è male. È uno Squar­tamento in sedicesimo. Roba fina, roba da intellettuali serenissimi, algidi e, dicia­molo, un tantino supponenti. Se poi ag­giungiamo, fra l’usco e il brusco, un pizzi­co di «travaglio hegeliano»,ecco che l’au­to- stroncatura, condotta in punta di pen­na e con falsa modestia, si abbassa subito al livello di auto-recensione. «“Alla fine scoprimmo che non esistono antidoti, so­lo veleni più lenti”, vi si legge. È l’unica riga condivisibile de La seconda mezzanotte. Perché qui il libro sta parlando di sé», con­clude Scurati. Capito l’antifona? Nel solco dello Scurati, annuncia quel­la vecchia volpe del Serino dalla sua tana non ricordiamo se twitteriana, faceboo­kiana o entrambe, si muoveranno a stret­to giro di posta elettronica altri scrittori. «Lontano dalle passerelle di carta, dai con­fessionali televisivi e dai tinelli catodici dei nostri pomeriggi postmoderni (dove tutto più che vero sembra ormai diventa­to Verissimo ) - ammicca il Gian Paolo ­l’onestà intellet­tuale è l’ultima speranza che ri­m­aneallalettera­tura per diventa­re non eco, ma Voce». Parla co­meunlibrostam­pato. Ci è o ci fa? A occhio e croce, «ci è». Ci crede davvero, pensa che gli interpella­ti possano, pren­dendo adeguata rincorsa, saltare gli steccati dei lo­r­oangustiorticel­li editoriali. E in questo si mostra più idealista che critico e cacciato­re di inediti finiti in soffitta. Dopo Scurati, sotto a chi tocca. Tipo Edoardo Nesi e Joe Lansdale. Una voce della nuova narrativa italiana e un assiduo frequenta­tore di «generi».Due«generoni»,direbbe­ro a Roma. Sarà difficile, per loro, fare me­glio del professor Scurati, oscurarsi illumi­nandosi senza darlo a vedere, promuover­si bocciandosi a pieni voti. L’auto-deni­grazione è un’arte sottile e a doppio ta­glio, occorre tenere saldamente il coltello dalla parte del manico per non ferirsi. Poi, se l’iniziativa seriniana otterrà il seguito che nonostante tutto merita, si potrà fare unabellaantologiacriticadaltitolo Vi pre­go, non leggetemi . Le recensioni fiocche­ranno. E pazienza se non tutte saranno en­tusiastiche. Anzi.