Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

Dove decidono le sorti dei nostri militari - Visto da questo paradiso tro­picale che è lo stato meri­dionale del Kerala, tra backwaters e massaggi ayurvedi­ci, lo scontro tra India e Italia ha il sapore di un film di Bollywood

Dove decidono le sorti dei nostri militari - Visto da questo paradiso tro­picale che è lo stato meri­dionale del Kerala, tra backwaters e massaggi ayurvedi­ci, lo scontro tra India e Italia ha il sapore di un film di Bollywood. Da una parte i «cattivi» i fucilieri del Battaglione San Marco, con le loro armi e i loro bicipiti muscolo­si sotto la mimetica. Dall’altra due pescatori inermi, con il viso spaccato dal sole e il «lunghi» av­volto intorno ai fianchi come si usa qui nel sud dell’India, impe­gnati a fare il loro lavoro a bordo di un poverissimo e malandato peschereccio che forse ha avuto la malaugurata idea di recupera­re le ret­i da pesca prima che le tur­bine della petroliera le riducesse­ro in polvere. Ma se questa è la versione che prevale qui a Kochi, dove avven­gono le indagini e dove proprio oggi è partita una battaglia di car­te bollate, forse c’è qualcosa che manca a questo quadro un po’ troppo manicheo. Il primo elemento da introdur­re è il cosidetto «fattore Sonia Gan­dhi, l’italo indiana di recente gua­rita da una misteriosa malattia, che guida la coalizione di governo dell’anziano premier Man­mohan Singh. Anche se raramen­te fa dichiarazioni, la sua invisibi­le presenza pervade la vita politi­ca indiana. Ora che ci sono poi le elezioni regionali in cinque stati, il gioco per lei e per il figlio Rahul Gandhi si fa ancora duro.L’oppo­sizione è agguerrita e chiaramen­te pronta a prendere la palla al bal­zo. Guai se qualche italiano in In­dia sia favorito o abbia un tratta­mento privilegiato. È subito leva­ta di scudi. Proprio nel Kerala, una delle fortezze «rosse» indiane ora guidato da un politico leale a So­nia, si va al voto per le amministra­tive a marzo. Questo spieghereb­be le p­arole durissime del chief mi­nister Oommen Chandy che ave­va parlato subito di «crudele assas­sinio » senza neppure aspettare le conclusione della polizia. C’è poi lo sdegno collettivo di un Paese che ha subito un secolo e mezzo di colonizzazione e, an­che se è rimasto perdutamente in­namorato degli inglesi, non ama interferenze dall’esterno o diktat da parte di potenze occidentali. La petroliera con i«Rambo»arma­ti a bordo a caccia di pirati è l’im­magine tipica che in questi giorni hanno dato la stampa e le televi­sioni indiane nel loro «linciaggio mediatico» che tanto ruolo ha avuti nell’infiammare gli animi e alimentare la tensione forse in maniera eccessiva. Tuttavia la rabbia c’è e lo si è visto anche a Kol­lam, il paese dove abitano le pove­re famiglie dei pescatori uccisi che ora chiedono forti risarcimen­ti. Forse molti turisti indiani si ri­cordano di questa località perché è da lì che partono molte «house­boat », i barconi di bambù che scendono il reticolo dei canali in­terni. Gli italiani, solitamente «brava gente» si sono trasformati in «mascalzoni» come urlavano alcuni dimostranti quando i ma­rò Latorre e Girone sono arrivati per il confermo dell’arresto per omicidio davanti al magistrato lo­cale. I rapporti tra India e Italia sono sempre stati un po’ difficili a cau­sa di Sonia, ma anche per una cer­ta incomprensione culturale. Per esempio l’ultima bega diplomati­ca, poi per fortuna rientrata, risa­le allo scorso anno quando un gio­catore di cricket di fede sikh è sta­to costretto a levarsi il turbante in pubblico durante un controllo al­­l’aeroporto di Malpensa. Nono­stante sia arcinoto che i sikh non possono levarsi il loro copricapo, che è simbolo religioso, gli agenti italiani hanno insistito con la loro richiesta facendo scoppiare un ca­so ­che è poi finito sul tavolo del mi­nistro degli Esteri a New Delhi. Sul caso dei pescatori c’è stato uno scontro duro fin dall’inizio dove non sono mancati anche to­ni aggressivi da parte della parte italiana come confessa l’avvoca­to V.J Matthew, esperto di diritto marittimo, che rappresenta la pe­­troliera, il capitano Umberto Vi­telli e i membri dell’equipaggio tra cui ci sono cinque italiani e 19 indiani. «Lei pensi un momento a cosa poteva succedere se due italiani fossero stati uccisi al largo della-Si­cilia da una nave indiana - ipotiz­za- . Crede che non sarebbero fini­ti in prigione fin dal primo gior­no? Invece qui in India sono in una guest house con aria condi­zionata trattati con ogni riguar­do. C’è differenza non le pare?».