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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

«No alla cittadinanza facile È un invito ai clandestini» - È uno dei cavalli di batta­glia di Gianfranco Fini, e anche il presidente Napolitano è recente­mente sceso in campo per soste­nerla a spada tratta («È una follia negare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranie­ri »)

«No alla cittadinanza facile È un invito ai clandestini» - È uno dei cavalli di batta­glia di Gianfranco Fini, e anche il presidente Napolitano è recente­mente sceso in campo per soste­nerla a spada tratta («È una follia negare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranie­ri »).Ma dal leader dell’Api France­sco Rutelli, che di Fini è alleato nel Terzo Polo, arriva un altolà («Così si trasforma l’Italia nella più gran­de clinica ostetrica d’Occidente») e un monito a guardare oltre«l’in­ganno del multiculturalismo e del politically correct ». Senatore Rutelli, da uno come lei, con la sua passata militanza radicale e la vicinanza al pensie­ro cristiano dell’accoglienza non ci si aspetterebbe il no alla cittadinanza per gli immigrati. Come si spiega? «Non è un no. Se mai è un invito a non cadere nelle trappole di un buonismo controproducente, e a non deprezzare la cittadinanza italiana riducendola a semplice automatismo. L’idea che sia un pezzo di carta che chiunque può prendere, con la stessa facilità con cui si comprano le figurine al­l’edicola, è superficiale e pericolo­sa. Ci sono almeno due questioni preliminari trascurate in modo ir­responsabile, e su cui invece è ne­ces­sario riflettere prima di modifi­care le regole attuali». Quali questioni? «Se introduciamo il criterio del­lo jus soli , ossia l’automatica citta­dinanza italiana per chiunque na­sca sul nostro territorio, rischia­mo di trasformare l’isola di Lam­pedusa o il porto di Ancona o la sta­zione di Trieste nelle succursali della più clamorosa clinica ostetri­ca d’Europa. Diventando cittadi­ni italiani si diventa cittadini Ue: l’Italia si trasformerebbe,per mo­tivi puramente geografici, nella piattaforma per acquisire stru­mentalmente il libero accesso a tutta la comunità europea». Sta dicendo che le immigrate verrebbero a partorire tutte qui? «Sto dicendo che dei 23mila tu­nisini sbarcati a Lampedusa, in fu­ga dopo la Rivoluzione dei Gelso­mini, sì e no duemila sono rimasti in Italia. Per tutti gli altri siamo sta­ti solo un passaggio verso il resto d’Europa. L’automatismo della cittadinanza incentiverebbe que­sto fenomeno». E la seconda questione preli­minare? «L’introduzione del principio dello jus soli creerebbe una con­traddizione inestricabile a livello costituzionale. Perché, ci piaccia o no (e io ho molti dubbi in propo­­sito), noi abbiamo introdotto nel­la Costituzione il principio dello jus sanguinis , ossia l’esatto oppo­sto ». Si riferisce al voto degli italia­ni all’estero? «Esattamente. È stata fatta una legge costituzionale, che serviva da riconoscimento simbolico di quella grande ferita che è stata l’emigrazione di massa degli ita­liani tra fine ’ 800 e primi del &#8 217;900,e che ha introdotto nella nostra Car­ta l­o jus sanguinis a tempo indeter­minato. Abbiamo dato il diritto di voto a discendenti di emigranti, che magari non parlano neppure la nostra lingua, che non pagano le tasse in Italia, che hanno legami ormai debolissimi con la terra dei loro avi. Ma che possono votare propri rappresentanti nel Parla­mento italiano esattamente co­me me e lei. Una scelta discutibi­le, ma che è stata fatta. Come fac­ciamo a sostenere anche l’esatto contrario?». E allora come va affrontato il problema dell’integrazione de­gli immigrati? «Partendo dal principio che la cittadinanza italiana è il traguar­do di un cammino, e non un fatto meramente amministrativo da ri­solvere con un certificato. Io ad esempio sono favorevole ad accor­ciare i tempi di concessione, per­ché dieci anni sono tanti; e a dare la cittadinanza a tutti i bambini na­ti qui che abbiano fatto la scuola dell’obbligo: dopo la terza media anziché a 18 anni. Ma con regole precise: chi vuol diventare cittadi­no da maggiorenne deve c­onosce­re la lingua e i principi basilari del­la nostra convivenza civile, e deve fare una dichiarazione impegnati­va di riconoscimento della Costi­tuzione. Facendo attenzione ad al­cuni aspetti: se vogliamo l’integra­zione senza cadere nella trappola di un multiculturalismo fallito, non possiamo accettare da chi vuol diventare cittadino italiano alcuna ambiguità sui diritti uma­ni fondamentali». Si riferisce all’Islam militan­te? «Mi riferisco a quella compo­n­ente non laica dell’Islam che per­severa in pratiche che contraddi­cono i nostri principi basilari: dal­la poligamia all’assoggettamento della donna. Un padre che vieta a una figlia femmina di andare a scuola non è compatibile con la cittadinanza italiana». Ne ha parlato con Fini, che in­vecesostienel’introduzionedel­la cittadinanza per chi nasce in Italia? «Sì, ne abbiamo discusso. E ci sono senz’altro alcuni punti di di­vergenza ». Teme fughe in avanti da parte dell’attuale governo? «No: il ministro degli Interni Cancellieri, ma anche quello del­la Cooperazione Riccardi, non si sono espressi a favore dell’auto­matismo. E mi fa piacere».