MARIO DEAGLIO, La Stampa 22/2/2012, 22 febbraio 2012
LA SPERANZA ALLA FINE DI UN LUNGO INVERNO
Giunge così a termine una lunga storia intessuta di menzogne greche, di ipocrisie europee (in particolare tedesche), di miopia dei mercati, di disattenzione dei politici.
L’Europa economica può ora voltare pagina. A ciò può contribuire il documento, reso noto quasi contestualmente alla conclusione dell’accordo greco, firmato da nove capi di governo dell’Unione Europea, i più entusiasti delle ricette del mercato, tra i quali il presidente del Consiglio italiano. E’ piuttosto raro che i capi di governo di alcuni Paesi membri si mettano assieme per scrivere una lettera al presidente dell’Unione Europea sollecitando la realizzazione di quello che in effetti è un programma di politica economica e si potrebbe certo discutere a lungo su vari aspetti del documento, quali la netta preferenza per legami profondi con gli Stati Uniti e l’assenza di riferimenti alla tassazione e alla politica industriale. Con questo documento, però, si può ritenere per lo meno incrinata l’unità di facciata dell’Unione Europea, incentrata sull’accordo tra Germania e Francia, che ha caratterizzato la sistemazione del debito greco, un’unità malinconica, il cui ingrediente principale è un’austerità che sembra fine a se stessa, fatta di imbarazzati silenti e di rassegnata unanimità.
La visione franco-tedesca viene sfidata: i nove capi di governo fanno balenare la visione di un’Europa «giovane», con un mercato elettronico ben regolato, la fine dei privilegi delle categorie professionali. Il contenuto, però, conta relativamente poco: si è aperto, per usare un’espressione inglese, un nuovo «campo di gioco» e questo è più importante dello sport, più o meno liberista, che vi si praticherà. L’importante è che si torni a giocare, che si aprano scenari al di là del raggiungimento di un grigio pareggio dei bilanci pubblici e di un’ancor più grigia riduzione del debito.
Il gioco sarà quello dello sviluppo. L’Europa - e l’Italia in particolare - ha smesso di praticarlo da parecchio tempo. Per far ripartire il motore inceppato le liberalizzazioni sono spesso soltanto una condizione necessaria ma non sufficiente. E’ necessario un insieme complesso di circostanze, solo in parte determinabili a livello italiano o europeo.
Il discorso è particolarmente vero per l’Italia la cui economia esce sfinita da un durissimo inverno meteorologico e un ben più lungo inverno economico, con una produzione in forte calo ma forse, per la prima volta da molto tempo, con la voglia di ritrovare i sentieri della crescita. Le speranza, per ora debolissime, di una ripresa italiana, poggiano su tre pilastri.
Il primo pilastro è la continuazione della crescita dell’economia globale e in particolare dell’economia europea. Tra i vari Paesi europei va naturalmente sottolineata la posizione della Germania: il proseguimento dell’espansione tedesca nei prossimi trimestri, è un fattore irrinunciabile per qualsiasi discorso di crescita italiana di breve periodo. Un ruolo secondario ma sempre più importante, per la rapida crescita di quei mercati è rappresentato dai Paesi dinamici dell’Asia.
Su tutto ciò l’Italia può incidere assai poco e siamo nelle mani della congiuntura internazionale. Vi sono invece buone prospettive perché si realizzi un secondo pilastro, tipicamente italiano, rappresentato dal contrasto all’evasione fiscale e alla corruzione. La lotta a questi fenomeni sembra dare risultati insperati e questo potrebbe consentire di dedicare una parte dei maggiori introiti alla riduzione delle imposte sui redditi più bassi e non soltanto alla riduzione del deficit. La mole dei consumi realizzati con quei redditi sicuramente aumenterebbe dopo un lungo periodo di stagnazione o addirittura di arretramento.
Un terzo pilastro di una ripresa possibile appare legato a un recupero spontaneo dei consumi nei prossimi mesi. Occorre infatti considerare che la possibilità materiale di provvedere alle spese normali è stata molto ridotta dalle condizioni atmosferiche che hanno fortemente scoraggiato l’accesso dei consumatori ai luoghi della grande distribuzione. Tale condizione dovrebbe cessare ed è ragionevole attendersi che una buona parte delle decisioni di spesa che non si sono tradotte in acquisti durante l’inverno - soprattutto per quanto riguarda beni durevoli - trovi il suo completamento in primavera: si potrebbe trattare di una modesta spinta iniziale per riavviare il motore.
Manca, purtroppo, per il momento, il quarto pilastro, rappresentato dagli investimenti delle imprese private e, più in generale, da una condizione finanziaria e creditizia soddisfacente per le piccole imprese. Il credito alle imprese non è soltanto dovuto alla buona volontà dei banchieri, come talvolta si crede: il sistema bancario italiano è come schiacciato da scarsità di risorse ed eccessiva abbondanza di rischi.
Un quadro ancora grigio, quindi, ma forse con qualche piccolo segno di un nuovo dinamismo. I prossimi mesi diranno se, in Italia e in Europa, qualcosa si sta davvero muovendo.