Franco Bechis, Libero 22/2/2012, 22 febbraio 2012
IL PROF È L’ULTIMO DELLA CLASSE IN TRASPARENZA
Abbiamo aspettato fino alle 23, ma alla fine è arrivato il tanto atteso comunicato sulla situazione patrimoniale di Mario Monti. Fino a tarda sera era fra i pochissimi membri del governo a non aver aderito alla campagna di trasparenza, che lo stesso premier aveva annunciato più di tre mesi fa. Ma ecco i numeri del Professore: il reddito complessivo del 2010 è stato di 1.515.744 euro, sui quali ha pagato 639.432 di Irpef. Per il 2011 si dovrà invece aspettare – fa sapere Super Mario – perché fino al 9 novembre aveva incassato 1.010.000 euro, mentre dal 10 novembre, giorno della nomina a senatore a vita si dovrà “accontentare” di soli 211.502 euro l’anno, ovvero la paga per lo scranno a Palazzo Madama, visto che ha rinunciato allo stipendio da premier e da ministro dell’Economia. Sul fronte patrimonio la famiglia Monti (il Prof ha allegato anche la dichiarazione dei redditi della moglie) può contare su un piccolo impero immobiliare: un appartamento a Milano di proprietà al 100%, un altro appartamento a Bruxelles al50%, un ufficio e due negozi al 40% sempre a Milano, 9 unità abitative e l’ennesimo appartamento a Varese. Ma il tesorone è in banca. Cinque conti: uno in Banca Intesa da 5.379.000 dove possiede fondi, obbligazioni, Etf e liquidità, un altro da 4.685.000 in Bnp Paribas con conto corrente e gestione patrimoniale e un conto con tanto di deposito titoli e gestione da 1.312.000 in Deutsche Bank. Poi liquidità: 127 mila euro a Ing Direct e 17 mila al Banco di Brescia.
Nell’operazione-opacità sembra dunque rimasto solo quel Franco Braga, sottosegretario alle Risorse Agricole, già protagonista di oggi le comiche al momento della formazione del governo (fu chiamato lui, esperto di geologia, al posto sbagliato perché scambiato con un omonimo).
Tutti gli altri hanno effettivamente reso pubblici redditi e patrimoni. In modo assolutamente confuso, ognuno diversamente dalvicino di banco in consiglio dei ministri. Sappiamo che il governo (ancora orfano di Monti) ha al suo interno quattro milionari. Che la donna più ricca di Italia, il ministro della Giustizia Paola Severino, ha doppiato nel 740 quel Corrado Passera banchiere che si pensava essere il più potente dell’esecutivo. Si conoscono ora auto, barche e investimenti mobiliari e immobiliari di tutti i ministri. Come è sempre accaduto nella storia repubblicana, perché tutto ciò era reso obbligatorio dalla normativa vigente.
Questa volta però l’operazione trasparenza era stata il fiore all’occhiello dello stesso Monti, che aveva presentato l’iniziativa come doverosa nel momento in cui stava per riempire di tasse i contribuenti italiani. Doveva essere l’iniziativa più british dell’esecutivo, e invece si è rivelata una carnevalata semi-comica. A parte il Monti che invece di dare il buon esempio è stato l’ultimo (sempre che entro mezzanotte abbia davvero reso pubblici i suoi patrimoni), la cosa più clamorosa è che ministri e sottosegretari non sono riusciti nemmeno a mettersi d’accordo su quale fosse il loro stipendio previsto dalla legge, fornendolo uguale come dovrebbe essere.
Solo in quattro in tutto il governo hanno fatto la cosa più saggia: hanno chiesto agli uffici della ragioneria e depositato la cifra giusta, uguale per tutti. I loro colleghi hanno provato ad azzeccare l’importo, ognuno diverso dall’altro per qualche migliaio o appena centinaio di euro. Rimediando infine una figuraccia.
Se hanno sbagliato la cosa più facile, figurarsi con quelle complesse: non c’è una dichiarazione di un ministro che sia confrontabile con quella di un altro. Eppure era possibile fare le cose per bene. Tanto è che uno le ha fatte davvero come aveva promesso Monti: il ministro della Coesione territoriale, Fabrizio Barca, che in tutto l’esecutivo è stato il solo ad allegare alla sua dichiarazione anche quella della moglie. Che trasparenza c’è mai sui patrimoni infatti se un coniuge intesta tutto all’altro e poi dice di essere nullatenente? Se marito o moglie hanno in portafoglio queste o quelle azioni, ovviamente il conflitto di interesse è identico. Ma se i patrimoni dei familiari sono celati, l’operazione trasparenza va naturalmente a farsi benedire.
Franco Bechis