Nino Amadore, Il Sole 24 Ore 21/2/2012, 21 febbraio 2012
AUMENTANO I DETENUTI MA CALA LA SPESA - C’è
un dato che spiega la pressione continua sul sistema carcerario italiano: sono quasi 40mila i detenuti in attesa di giudizio e di questi circa il 60% è in attesa del primo giudizio e molti di questi entrano ed escono nel volgere di pochi giorni. Questa, oggi, la situazione secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria guidato dall’ex pm antimafia Roberto Piscitello. Ed è questo il punto che va approfondito per capire bene la condizione dei 66.973 detenuti nei 206 istituti di pena del nostro paese: «I 50mila detenuti che transitano dalle nostre carceri – dice Piscitello – entra ed esce spesso prima di avere una condanna. Ovvero si trova all’interno di una fase che va dalla mancata convalida dell’arresto all’assoluzione di primo grado». Ecco: ipoteticamente molte di queste 50mila persone che entrano ed escono dal carcere potrebbero essere innocenti e in ogni fase del procedimento impegnano le forze di polizia penitenziaria e le strutture: «Dall’immatricolazione del detenuto al momento della libertà che supponiamo possa avvenire entro i 4 giorni (96 ore previste fin qui dalla norma) la struttura carceraria è comunque impegnata. «Ho visitato oggi un carcere – dice ancora Piscitello – dove un detenuto nel volgere di un’ora è entrato ed è uscito. E ci sono casi in cui, come il carcere di Regina Coeli, il flusso di persone in entrata è in media di cento persone e di queste il 70% è destinato a uscire entro tre giorni: agenti e strutture varie sono comunque impegnate come se questi cento dovessero stare dentro più a lungo». Ecco perché il giudizio sull’accorciamento dei tempi per arrivare alla convalida dell’arresto e l’uso di strutture alternative, secondo le previsioni, potrebbe portare un rapido beneficio al sistema penitenziario del nostro paese. Un sistema che, secondo alcuni calcoli, è allo stremo: l’ultimo suicidio registrato in cronaca è di ieri a San Vittore ma nel primo mese e mezzo di quest’anno sono stati già 10. In totale i detenuti che si sono tolti la vita dal 2001 a oggi sono stati 702, secondo i calcoli fatti dalla rivista Ristretti Orizzonti: la punta massima è stato nel 2009 con 72 morti mentre l’anno scorso sono stati 66. Dati che per l’amministrazione penitenziaria vanno trattati con equilibrio per evitare strumentalizzazioni e secondo alcuni, poi, il suicidio con il sovraffollamento non centra nulla.
Detto ciò a fronte di una capienza regolamentare complessiva per 45.688 persone risulta una presenza effettiva di 66.973 detenuti secondo i dati del ministero al 31 gennaio) con situazioni veramente drammatiche in Lombardia (a fronte di un capienza regolamentare di 5.398 persone in 19 strutture sono effettivamente presenti 9.412 detenuti), c’è anche il Piemonte con una capienza regolamentare nelle 13 strutture della regione di 3.628 persone e una presenza effettiva di 5.070. O ancora la Puglia, dove la popolazione carceraria effettiva è quasi doppia della capienza regolamentare delle 11 strutture (4.533 su 2.463) oppure la Sicilia che ha 27 strutture con una capienza regolamentare di 5.454 a fronte di una presenza effettiva di 7.454 detenuti.
Altro capitolo è quello dei costi, la cui elaborazione fatta su dati del ministero dell’Economia da Ristretti Orizzonti è ovviamente ferma al 2010. Solo a leggere l’analisi sugli ultimi quattro anni (dal 2007 al 2010) emerge tutto il paradosso della spesa per il nostro sistema: nel 2007 con 39.005 detenuti presenti sono stati impegnati 513,730 milioni (13.170 euro a testa nell’anno); nel 2008 con 48.693 detenuti presenti sono stati impegnati 522,139 milioni e una media di 10.732 euro a testa; nel 2009 su 58.127 detenuti presenti sono stati impegnati 371,617 milioni e 6.393 euro a testa in media; nel 2010 su 67.156 detenuti presenti sono stati impegnati 419,263 milioni e 6.243 euro a testa in media. E il numero dei detenuti tra 2007 e 2010 è cresciuto del 41,9%, mentre la spesa media annua per ciascuno di essi è diminuita di oltre il 18%.