Gianandrea Gaiani, Il Sole 24 Ore 21/2/2012, 21 febbraio 2012
IN MISSIONE «SOLO» PER PROTEGGERE
Dopo anni di polemiche e di proteste degli armatori italiani che chiedevano protezione per le navi dirette nell’Oceano Indiano infestato dai pirati anche l’Italia ha approvato, nell’estate scorsa, le norme che consentono l’imbarco sui mercantili di militari e guardie private. Il provvedimento, varato all’interno del decreto che ha rinnovato le operazioni militari all’estero, non ha ancora visto la messa a punto di un regolamento per l’impiego di contractors privati (utilizzati dalla gran parte degli altri Paesi occidentali per proteggere i cargo dai pirati) ma da alcuni mesi consente l’impiego di team di fanti di Marina. Dieci squadre di sei “marines” del reggimento San Marco sono state rischierate in una base a Gibuti, già sede delle flotta internazionale anti-pirateria e di installazioni militari francesi e statunitensi, dove operano altri 16 militari italiani incaricati della logistica. L’accordo di cooperazione militare firmato con il piccolo Stato africano prevede quest’anno la cessione alle forze armate locali di surplus militare italiano, per lo più veicoli, per un valore di 430mila euro, ma altre intese sono state stipulate con altri Paesi. I team di "marò" si imbarcano sui mercantili che ne fanno richiesta in uscita dal Mar Rosso e rimangono a bordo fino allo Sri Lanka, all’Oman e alle Seychelles, a seconda della rotta seguita dai cargo, dove i soldati sbarcano per attendere un’altra nave che compia il tragitto in senso opposto. Una misura necessaria dopo che il fenomeno piratesco si è allargato molto al di là del Golfo di Aden e delle acque somale interessando il Mare Arabico, le coste dell’India e della Tanzania e quasi tutto l’Oceano Indiano.
I costi della scorta militare, 2.200 euro al giorno per ogni squadra, sono a carico degli armatori e risultano convenienti rispetto alle polizze assicurative contro il rischio pirateria. I militari a bordo dei cargo hanno a disposizione esclusiva un locale per lo stoccaggio delle armi, solitamente fucili di precisione, mitragliatrici Minimi e fucili d’assalto Beretta Ar70. I "marines" italiani rispondono direttamente ai comandi della Marina a Gibuti e a Roma, e non hanno alcuna dipendenza gerarchica dal comandante civile del mercantile che proteggono. La missione da assolvere è ben precisa e limitata. I team del San Marco non possono combattere i pirati né dar loro la caccia o inseguirli, ma hanno il solo compito di proteggere la nave secondo regole d’ingaggio progressive. A imbarcazioni sospette in avvicinamento devono intimare il cambio di rotta con radio e segnalazioni luminose, per poi passare a colpi di arma da fuoco in aria e a prua. Il fuoco diretto è consentito solo in risposta ad atti ostili e limitato all’obiettivo di costringere i criminali a desistere dall’arrembaggio. Gli uomini assegnati a questa missione sono tutti veterani delle operazioni di contrasto alla pirateria e di controllo marittimo. Militari con molti anni di imbarco sulle navi da guerra dove costituiscono i "boarding team", squadre assegnate all’ispezione di barchini, navi-madre utilizzate dai pirati per condurre attacchi in alto mare ma anche navi commerciali sospettate di trasportare carichi illeciti.