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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

Calciopoli, il giallo del video-fantasma sparito in procura - La prova regina dello scandalo di Calciopoli che ha dato il là all’in­chiesta su Moggi & co (le tenui mo­tivazioni di condanna sono state rese note il 6 febbraio scorso) è un video

Calciopoli, il giallo del video-fantasma sparito in procura - La prova regina dello scandalo di Calciopoli che ha dato il là all’in­chiesta su Moggi & co (le tenui mo­tivazioni di condanna sono state rese note il 6 febbraio scorso) è un video. Che non si trova più. Il fil­mato ritrae, o meglio dovrebbe ri­­trarre, il taroccamento dei sorteg­gi arbitrali nella stagione 2004/2005. Il dvd girato il 13 mag­gio 2005 nel centro tecnico di Co­verciano da uno dei carabinieri dell’indagine Off Side ha costitui­to materiale per la condanna a tre anni col rito abbreviato di Anto­nio Giraudo e di alcuni arbitri. Non solo. È stato utilizzato dal ma­gi­strato Francesco Saverio Borrel­li, allora inquirente della Federcal­cio, per imbastire il processo spor­t­ivo del 2006 che ha stravolto il cal­cio italiano con la retrocessione della Juve e la revoca di due scudet­ti. E soprattutto ha rappresentato il perno d’accusa dei pm napoleta­ni Narducci, Beatrice (e poi Ca­puano) nelle indagini e poi al di­battimento. Un documento importantissi­mo. Peccato, però, che quella fon­damentale ripresa audio-video nei fascicoli del rito ordinario e dell’abbreviato non c’è, nonostan­te della sua visione abbia parlato il pm napoletano Stefano Capuano nell’ultima udienza, l’9 novem­bre 2011: «Andate a vedere il filma­to anche voi, il filmato parla chia­ro (...) rappresenta esattamente quanto vergato dal maresciallo Zi­ino, l’ho visto io, era senza audio». Impossibile per le difese avere co­pia dell’originale. Tant’è che la Corte d’appello di Napoli spiega che «il filmato da riprodurre non è in possesso di questa cancelleria» mentre il 23 gennaio 2012, la nona sezione del Tribunale, sottolinea che il video ce l’ha«l’ufficio di Pro­cura dal 29 luglio 2009». Ce l’ha dunque il pm? La domanda ha un senso perché la stessa istanza, ri­volta alla procura, è caduta nel vuoto. Perché non esce? E perché si è arrivati alle condanne (abbre­viato, Federcalcio, Napoli) senza metterlo a disposizione degli im­putati, lasciando a questi ultimi le fotocopie dei fotogrammi delle immagini estrapolate dal filma­to? Durante la camera di consiglio del processo napoletano, al giudi­ce Casoria che secondo alcune in­discrezioni ne avrebbe preteso la visione, sarebbe stato risposto che no,al momento,non era possi­b­ile dare un’occhiata come sugge­rito dal pm. Le difese sono certe che la sequenza delle immagini ri­versate nel rapporto del mare­sciallo Sergio Ziino non rappre­senta il cronologico svolgersi de­gli eventi di quella mattina. Le fo­to sono mischiate. Ad arte o per sbaglio? Quel video è scomparso dalle aule giudiziarie ma è stato in parte trasmesso il 15 dicembre 2009, in una fiction de La7 su Cal­ciopoli, poche ore dopo le condan­ne del rito abbreviato. E cosa si ve­deva in quello spezzone? Che a dif­ferenza di quanto riportato nel rapporto del maresciallo, dove si asseriva che era stato il designato­r­e Paolo Bergamo a estrarre la pal­lina «incriminata» dall’urna tra­sparente davanti a dieci giornali­sti e altri testimoni (c’era pure un notaio), a tirar fuori la sfera dello «scandalo»è stato in realtà un cro­nista. Nel caso specifico Riccardo Bianchi, della Provincia di Como . L’interessato, nell’udienza del pri­mo ottobre 2010 a Napoli, afferme­rà: «Arrivai a Coverciano 15 minu­ti prima del sorteggio (...). Pairet­to, come da procedura, ha estrat­to le pallina con le partite, mentre io ho estratto quelle coi nomi de­gli arbitri (...). Nessuno mi suggerì di muovere la mano a seconda di colpi di tosse, e certo Bergamo e Pairetto non mi indirizzarono in alcun modo: l’avessero fatto nei giorni precedenti avrei potuto fa­re lo scoop della vita e sarei diven­tato famoso. Il sorteggio fu regola­rissimo ». Di questo giornalista nel rapporto non c’è traccia. O me­glio «nella foto numero 9» che lo ri­trae viene invece definito «dipen­dente Figc » che indossa una «divi­sa ufficiale della federazione». A prescindere dal fatto che Bianchi è in abiti civili, quel che è più grave è che viene immortalato a cose fat­te, a sorteggio effettuato, con Ber­g­amo intento a leggere il nome del­l’arbitro. Mentre nella foto succes­siva, la 10, si vede il segretario del­la commissione arbitrale Manfre­di Martino portare le buste per l’estrazione, a urne ancora vuote, col sorteggio ancora da fare. Per­ché quest’inversione? Un abba­glio? Le coincidenze diventano troppe se si osservano le foto a se­guire: nella numero «12» il tavolo è vuoto, le urne vuote, le sedie vuo­te, e dei designatori non c’è trac­cia. Le buste delle palline portate in quel momento da Martino so­no intatte. All’improvviso, dopo un primo piano di Bergamo (foto 13), ecco la foto 14: tutti al loro po­sto, dietro al tavolo, buste intatte, urne vuote e il giornalista Bianchi pronto. Il clou arriva con la foto nu­mero 17 quando, scrivono i carabi­nieri, «a Bergamo cade sul tavolo una pallina». In sentenza l’episo­di­o dubbio viene platealmente ri­dimensionato. Il sospetto che l’errata disposi­zione delle immagini non sia ca­suale nasce dal fatto che è la se­quenza delle fotografie estratte dal video (fantasma) sembra fatta apposta- ad occhi disattenti- a di­mostrare l’inciucio. Ma come poi dirà il giudice Casoria nel motiva­re la sentenza di condanna di Mog­gi «che il sorteggio non sia stato truccato è emerso in maniera suffi­cientemente chiara al dibattimen­to. Incomprensibilmente il pm si è ostinato a domandare ai testi di sfere che si aprivano, di sfere sco­lorite, di altri particolari, se il mec­ca­nismo del sorteggio per la parte­cipazione a esso di giornalista e notaio era tale da porre i due desi­gnatori nell’impossibilità di rea­lizzare la frode». Per la cronaca nessun giornali­sta convocato per i sorteggi è stato interrogato durante le indagini. Quando sono sfilati al processo hanno smentito grossolanamen­te le elucubrazioni degli inquiren­ti. Che ci voleva ad ascoltarli pri­ma? E ancora. Sui sorteggi tarocca­ti i pm forse avrebbero fatto bene a dare un’occhiata all’archiviazio­ne dell’inchiesta di Torino (pm Maddalena, estate 2004) nata su ipotesi di doping e finita ai presun­ti intrallazzi di Moggi, Pairetto e Giraudo (tutti assolti). Bene: nella richiesta di archiviazione, poi ac­colta, si legge:«È uno dei designa­tori che mat­erialmente estrae dal­l’urna la pallina della partita, men­tre è materialmente un giornali­s­ta sportivo a estrarre dall’altra ur­na la pallina dell’arbitro (...). Data la presenza di un notaio e di un giornalista (mai lo stesso per ogni sorteggio) pare fortemente impro­babile, se non del tutto inverosimi­le ritenere che i sorteggi fossero truccati». In quell’inchiesta, per escludere intrallazzi nei sorteggi, fu determinante Manfredi Marti­no, segretario della Can (Commis­sione arbitrale di serie A) che per i pm di Napoli rappresenterà, al contrario, il teste chiave proprio sui sorteggi. Martino in dibatti­mento non ha fatto una gran figu­ra. Nelle motivazioni viene defini­to prima «inaffidabile» e poi pre­sentato dai pm «come colui che doveva far luce sulle irregolarità, quando ha solo prodotto un coa­cervo di risposte da presa in giro, tipo il colpo di tosse del designato­re Bergamo n­el bel mezzo del sor­teggio dell’arbitro Collina, non im­putato, per la partita Milan-Juve, nemmeno presente nei capi di im­putazione ».