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 2012  febbraio 21 Martedì calendario

Un paese sempre più devastato dalla corruzione politica – Vent’anni fa cominciava l’epopea di Tangentopoli e di Mani pulite

Un paese sempre più devastato dalla corruzione politica – Vent’anni fa cominciava l’epopea di Tangentopoli e di Mani pulite. Fu un momento epico della storia italiana: eroi, briganti, poi un’intera classe politica fu spazzata via, come da una rivoluzione. Oggi, vent’anni dopo, volano tutt’al più gli stracci: Celentano invece dei giudici e, al posto dei grandi collettori di tangenti, Case di Montecarlo, il Forziere dei Dobloni della Margherita e le Relazioni della Corte dei Conti, preoccupanti ma astratte e vaghe. * * * «Quando scelgo di giurare fedeltà a qualcuno può star certo che prima o poi emergono nuove informazioni che lo compromettono. Riverisco Lenin, e scopro che è un agente tedesco. Venero Stalin, e Chrucëv mi dice che ha ucciso Mandel’tam. Le dico che se adorassi il sole ci ritroveremmo tutti nell’oscurità» (David Bezmozgis, Il mondo libero, Guanda 2012). * * * Dal palco dell’Ariston, di fronte a milionate di fedeli, un pulpito kolossal di cui non dispongono nemmeno i papi, il Re dei Teologi (già Re degl’Ignoranti) parla da par suo dell’Identikit dell’Altissimo e della Vera Natura del Paradiso, dove finiremo di patire e godremo finalmente, assicura lui, di tutti i lussi, come tanti adrianicelentani. Purtroppo, però, sono discorsi troppo profondi, sospira il Molleggiato, e i cristiani di poca fede non riescono a capirli. Non li capiscono, in particolare, L’avvenire e Famiglia cristiana. Nonostante ciò, concede il Re, possono uscire lo stesso. «Non voglio», dice, la chiusura dei giornali. Celentano vuole soltanto che cambino impostazione: basta con la politica profana e sotto con «la politica di Dio», vale a dire con «la vita di Gesù giorno dopo giorno» su entrambe le testate e, quanto a Giuda, non smettano di scrivere in prima pagina, sempre un giorno via l’altro, che agì per «sete di potere» e «fini consumistici». Indaghino un po’, già che ci sono, anche sul «carattere di Dio». Proteste. Qualche applauso. Ma soprattutto fischi e lazzi. * * * Paese devastato dalla corruzione politica, dove le bustarelle girano anche più della patonza ad Arcore e dove non c’è praticamente spesa pubblica, anche minima, che non comporti un do ut des, anche minimo, l’Italia è il paese in cui i politici e i burocrati sono tutti dei moralisti, tutti dei Celentani o delle Lilli Gruber o dei Saviani (e via elencando clown, fachiri, baiadere e domatori di pulci) perennemente in guerra contro gli scrocconi. * * * Avanzi di Tangentopoli, casta di bulli da intervallo scolastico, non conoscono la vergogna e, secondo la Corte dei Conti, impongono allegramente il pizzo a tutte le imprese, piccole e grandi, che firmano, a loro rischio e pericolo, un contratto con l’amministrazione pubblica. Malversatori, bari, bugiardi, lestofanti, fanfaroni e saltafossi, i politici e i burocrati hanno almeno due identità, come le spie. Non sono soltanto i furfanti che impongono il pizzo all’intera nazione. Sono anche gli spacciatori di buoni propositi che s’alzano in piedi e applaudono quando il Caro Leader aumenta le tasse, pianifica blitz, allunga l’età della pensione, minaccia il paese con allusioni al destino da lager toccato ai greci e dichiara di voler cambiare (lui, Nonno Mario, «praticamente perfetto» come Mary Poppins, un modello per i nostri giovani) la mentalità e lo stile di vita degl’italiani. * * * Giusto: non è bello né sensato decidere l’idoneità a governarci dei politici o dei tecnici che siedono a capotavola della nazione sulla base dei loro redditi (l’ex operaia leghista un reddito, il Caro Leader un altro) oppure del loro look (il Caro Leader un look, Lussuria un altro). Ma che a invitare gli italiani a liberarsi dell’invidia sociale come ci si libera (pena una salute sempre più compromessa) del vizio del fumo o della propensione all’onanismo, che rende ciechi, siano i maestrini di Repubblica, il giornale che per vent’anni, prima della Grande dipartita, ha fracassato i timpani alla nazione col Miliardario e i Suoi Lussi e Lussurie e le Sue Ville e Barche e Olgette è cosa degna di Celentano. * * * Vale per gli editorialisti di Repubblica (in primis Io e poi Lei, Barbara Spinelli, ma anche gli altri, pochi esclusi) l’esortazione di Wisawa Szymborska: «Signori Critici! Dal momento che vi servite dell’espressione “umorismo demenziale”, provate a introdurre, per equità, il termine “serietà demenziale”» (Wisawa Szymborska, Letture facoltative, Adelphi 2006). * * * Ministra-coccodrillo, che prima tartassa pensionati e pensionandi, poi piange a dirotto, Elsa Fornero se la prende con la farfallina ad altezza patonza (non si sa se con o senza slip, ma in fondo chi se ne frega) che Belen Rodriguez ha sfoggiato al Festival di Sanremo (mentre il Molleggiato, una vera star, mica una fraschetta, è riuscito a dare scandalo restando perfettamente calzato e vestito). «Talvolta mi sento offesa», ha dichiarato la ministra del welfare e del lavoro, «per come viene trattata la donna in tv». Senza lavorare per Repubblica, Elsa Fornero se la cava benissimo con la serietà demenziale.