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 2012  febbraio 21 Martedì calendario

L’EREDITÀ DI ANNOZERO: CINQUE MILIONI DI MULTA ALLA RAI


L’Alfa MiTo più cara al mondo è quella di Corrado Formigli: cinque milioni di euro, prezzo da condividere con la Rai (ma non con Michele Santoro). Li dovranno sborsare nelle casse del Gruppo Fiat, per ordine del tribunale civile di Torino, a titolo di risarcimento per una puntata di Annozero in cui si criticava l’ultimo modello sfornato dalla casa automobilistica torinese. Il conto finale, tuttavia, risulta ancora più salato. La somma totale ammonta a sette milioni di euro, due dei quali, secondo la decisione del giudice Maura Sabbione, saranno spesi dalla Rai per la pubblicazione della sentenza su alcuni quotidiani nazionali e sul periodico Quattroruote, oltre alla rimozione del filmato dal sito internet della Rai.
La sentenza si riferisce a un servizio mandato in onda il 2 dicembre 2010, il cui contenuto è stato ritenuto «informazione non veritiera e denigratoria». Nell’occasione, tre vetture di diverse case automobilistiche, tra cui l’Alfa MiTo, erano state messe a confronto, mostrando le immagini di due prove differenti compiute in diversi momenti.
Secondo l’azienda, tuttavia, il test non era corretto, perché relativo a una sola stagione, quella autunnale, e perché considerava solo un parametro, la velocità, e non invece molti altri. I dati inoltre, e di questo ha tenuto conto ieri il giudice, secondo Fiat non erano stati comparati in modo equo rispetto a un’altra prova eseguita dal mensile Quattroruote durante la primavera e a cui il filmato aveva fatto riferimento. Perciò l’azienda guidata da Sergio Marchionne aveva fatto causa alla Rai, contestando che «le affermazioni andate in onda» fossero «fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti, fatte a commento di una pseudo-prova comparativa».
A titolo di curiosità, nel corso del procedimento, il giudice aveva composto un collegio super partes di periti di cui ha fatto parte anche l’attuale ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, all’epoca rettore del Politecnico di Torino. La consulenza tecnica di parte per conto della Fiat era stata svolta invece dall’ex pilota Andrea De Adamich.
«Siamo molto soddisfatti», ha commentato al termine dell’udienza l’avvocato Michele Briamonte, uno dei legali che ha assistito il gruppo Fiat nella causa civile. A suo parere, da un lato si tratta di una sentenza «molto importante perché per la prima volta un ente persona giuridica viene riconosciuto responsabile e condannato a risarcire, in solido con il giornalista, un altro ente persona giuridica non solo per il danno patrimoniale ma anche per quello morale cagionato da un suo dipendente». Dall’altro lato, in particolare, secondo il legale della Fiat «all’interno di un’aula di giustizia sono stati accertati i danni di immagine arrecati a un’azienda italiana che ha fatto della cura e dell’eccellenza del prodotto un punto di riferimento. E quando si colpisce ingiustamente la qualità di un prodotto è giusto che si venga condannati. Il prodotto Fiat da questo si difende e continuerà a farlo».
Tutti colpevoli, dunque, tranne il conduttore della trasmissione, Michele Santoro, al quale non sono state addebitate responsabilità, pur essendo convenuto a giudizio. Lo hanno assolto perché non è stato provato il dolo ed è risultato estraneo all’organizzazione del test. Del resto, a quei tempi, anche in viale Mazzini si riteneva che Santoro producesse profitti, grazie ai cospicui introiti derivati dal fatturato pubblicitario legato agli ascolti della sua trasmissione. Ora dovranno restituirne una parte considerevole.

Andrea Morigi