Federico Rendina, Il Sole 24 Ore 18/2/2012, 18 febbraio 2012
IN EUROPA L’ATOMO NON È AL TRAMONTO
Guai a parlarne ufficialmente. Ma sussurrare (e intanto attrezzarsi) si può. A un anno dall’incidente in Giappone la moratoria o addirittura la smobilitazione nucleare che sembrava impossessarsi di mezzo mondo sta pian piano rientrando. Con la dovuta prudenza verbale, naturalmente. Ma i segnali sono evidenti.
Francia e Inghilterra rendono evidente quel che era già sotto gli occhi degli osservatori. In Francia è stato pubblicato proprio la settimana scorsa un rapporto del Governo che raccoglie i "suggerimenti" già formalizzati qualche settimana fa dalla Corte dei conti francese: improponibile, per gli equilibri economici del Paese e per la stessa sicurezza energetica nazionale, pensare di ridimensionare la vocazione nucleare di un Paese che affida all’atomo oltre l’80% della sua produzione di elettricità. Ed ecco che il Governo francese suggerisce di prolungare intanto la vita degli impianti nucleari esistenti, poiché i nuovi reattori di terza generazione avanzata Epr stanno accumulando ritardi su ritardi e l’energia rinnovabile è ancora troppo debole e costosa.
Che anche l’Inghilterra intendesse proseguire nel suo programma nucleare non era un mistero. Ma i segnali in questa direzione vengono un po’ da tutto il mondo.
In America, a 32 anni dal congelamento di tutti i nuovi piani di potenziamento della produzione elettrica da nucleare determinato dall’incidente di Three Mile Island, il 13 febbraio scorso la Nuclear Regulatory Commission ha riaperto le danze: via alla costruzione della centrale di Vogtle, in Georgia, dove Southern Company piazzerà due reattori AP1000 da 1.100 megawatt l’uno. Serviranno, non è un mistero, a rilanciare la concorrenza della tecnologia nippo-americana Weshinghouse al nuovo sistema francese Epr. Che potrebbe addirittura essere bruciato sul tempo: l’entrata in funzione della centrale di Vogtle è promessa per il 2017 mentre l’Epr, nei suoi due prototipi di Flamanville in Francia e di Okiluoto in Finlandia, sta accumulando ritardi colossali rispetto al battesimo operativo che doveva avvenire l’anno scorso.
Non si ferma sul nucleare la Cina, dove si annuncia un buon numero di centrali con tutte le tecnologie mondiali. Non si ferma la Russia: un reattore che dovrebbe sperimentare le nuove tecnologie di Mosca è in costruzione a Kaliningrad, proprio alle porte dell’Europa. Men che mai stanno pensando di smobilitare Paesi che mai hanno pensato di fare un passo indietro, neanche nelle settimane calde del disastro di Fukushima: Repubblica Ceca, Slovenia, Bulgaria.
Ma torniamo proprio nel cuore della smobilitazione annunciata, in Germania. Il dietrofront sull’atomo era stato formulato in pompa magna da Angela Merkel, in un’ondata di approvazione nazionale. Con la crisi delle forniture del metano russo che la scorsa settimana ha tenuto in apprensione tutta l’Europa la Germania ha varato la sua terapia d’emergenza, mandando a tutto vapore quattro di quelle centrali formalmente in corso di dismissione. Rivedrà di nuovo (lo ha già fatto in passato) il suo programma di smobilitazione atomica? Più di un osservatore giura di sì.
«Il mondo si sta svegliando dalla sbornia emotiva seguita all’incidente di Fukushima» e c’è «una tendenza al ritorno del nucleare» sentenzia da Mosca il super-esperto di energia e vice presidente del comitato di politica economica della Duma, il Parlamento russo, Valery Yazev.