Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 18 Sabato calendario

WALL STREET VERSO QUOTA 13MILA

Da una parte Monti, Merkel e Papademos si dicono convinti che lunedì ci sarà l’accordo sul salvataggio della Grecia. Dall’altra parte si viene a sapere che la Bce potrebbe permettere la svalutazione dei titoli ellenici detenuti nei portafogli di investimento delle Banche centrali secondo i criteri concordati con i privati. È stato il mix di queste due notizie che ieri ha alimentato la propensione al rischio degli investitori mondiali. L’effetto? Il rialzo, anche se moderato, degli indici azionari globali, e il nuovo rally dei titoli di Stato periferici.
Sul fronte delle azioni, il dato più roboante lo ha fornito il Dow Jones, il paniere dei trenta titoli industriali più importanti degli Stati Uniti. Ebbene, l’indice a stelle e strisce ieri ha toccato durante la seduta i 12.949 punti (+0,35%), ovvero il massimo dal 20 maggio 2008, una data quindi precedente lo scoppio della crisi Lehman. Quasi ai massimi da quattro anni anche l’S&P 500, ieri a +0,23%.
Non è una fiammata momentanea. Da settimane Wall Street è attraversata da ondate di acquisti, complici le incertezze che gravano su un altro tradizionale polo d’attrazione degli investimenti internazionali, ovvero l’Europa: da ottobre, il Dow è ad esempio salito del 21%, mentre il Nasdaq composite è in crescita del 14% a partire da inizio anno. Nel contempo le azioni a piccola capitalizzazione sono in crescita del 36%, spingendo il Russel 2000 vicino ai massimi di tutti i tempi. Con «i rendimenti dei Treasury ai minimi, del resto, è inevitabile che gli investitori cerchino rendimenti alternativi», spiega un analista azionario.
Ieri poi la giornata offriva, come detto, ulteriori spunti di incoraggiamento. In giornata Mario Monti, Angela Merkel e Lucas Papademos, alla fine di una telefonata a tre hanno concordato sul fatto che lunedì l’Eurogruppo sarà in grado di raggiungere un accordo sul salvataggio della Grecia. In una nota diffusa dopo la telefonata è stato riferito che i tre capi di Governo «si sono dichiarati fiduciosi» sul via libera. Per i mercati è stato un propellente notevole, tanto da aver contribuito al rialzo anche di tutti gli indici europei, giunti ai massimi da fine luglio. Milano ha chiuso in progresso dell’1,08%, Londra dello 0,33%, Parigi dell’1,37%, Francoforte dell’1,42 per cento mentre Atene è schizzata del 5%.
L’altro motivo di euforia è nato dalla Bce: l’agenzia Reuters ha battuto la notizie secondo cui la Bce sarebbe pronta a svalutare i titoli greci detenuti nei portafogli di investimento delle banche centrali nazionali (circa 20 miliardi) secondo i criteri concordati con i creditori privati. Se ciò accadesse, si genererebbe un nuovo contributo positivo per Atene, oltre ai 12-15 miliardi di euro derivanti dalla rinuncia ai profitti dell’Eurotower.
In breve, l’ottimismo si è così diffuso anche sui mercati obbligazionari, che da tempo sono in attesa di notizie che diano l’ok al varo della seconda tranche di aiuti. Pur nel segno della massima cautela, gli investitori si sono diretti sui titoli dei bond governativi periferici, Italia e Spagna in particolare. I Bonos iberici, che peraltro sono stati oggetto di acquisti da parte della Banca centrale cinese che ha comprato 1 dei 4 miliardi di titoli emessi in asta lo scorso 8 febbraio, hanno riportato un calo di 10 punti dei rendimenti, al 5,25%. Bene anche il benchmark decennale italiano, che ha visto scendere i rendimenti al 5,58% dal 5,67% toccato all’inizio della seduta. In flessione quindi lo spread sui Bund tedeschi, sceso a quota 365 dai 375 punti base di ieri.
Un raffreddamento, quello dei rendimenti dei titoli italiani che, secondo quanto segnalato da alcuni dealer, va attribuito anche agli acquisti di diversi banche spagnole, che da diverse sedute si stanno orientando anche sulle scadenze italiane più lunghe, comprese tra i cinque e dieci anni. Non solo quindi si va in acquisto di titoli a breve, che già hanno registrato il rally più importante, grazie all’iniezione di liquidità della Bce. In assottigliamento appaiono anche gli spread bid/offer, a conferma di un buon livello di flussi sul mercato, con volumi pressochè nella media. Se la prossima asta della Bce, prevista a fine febbraio, dovesse registrare come previsto una forte domanda da parte degli investitori, secondo alcune previsioni potrebbe essere l’area 7-10 anni a essere protagonista di un rally. Sempre che la saga greca non dovesse subire inattesi - e in quel caso ancor più brucianti - stop.