Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 18/2/2012, 18 febbraio 2012
LA BCS DEVE FARE I CONTI CON LO SWAP
La Banca centrale europea e le 17 banche centrali nazionali dell’euro si ritrovano sedute nei posti in prima fila nella ristrutturazione dei titoli di Stato della Grecia. Inevitabilmente, tale l’entità dell’operazione e la centralità dei titoli di Stato sui mercati monetari. La Grecia intende sostituire vecchi bond con un valore facciale di 200 miliardi con nuovi titoli con un valore nominale di 100 miliardi e con un valore di mercato più vicino a 50-60 miliardi: la proposta è diretta agli investitori privati sottoscrittori e detentori dei titoli di Stato greci. La Bce e gli altri istituti dell’Eurosistema, anche se non rientrano strettamente nella categoria "privati", saranno colpiti dalle più diverse ripercussioni di questo storico swap, con problemi non trascurabili sotto il profilo legale e con, potenzialmente, qualche perdita anche pesante nei bilanci nazionali di alcuni istituti che rischierebbero di trovarsi in seria difficoltà, stando a fonti bene informate.
Sono tre i livelli del coinvolgimento di Eurotower e dell’Eurosistema nel default greco nella formula più mite, "ordinata": negli investimenti effettuati con la redistribuzione dei profitti, tramite i bilanci nazionali; nel Securities markets programme (Smp)avviato nel maggio del 2010 per ripristinare l’adeguato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria attraverso l’acquisto di titoli di Stato; nelle garanzie collaterali usate dalle banche per ottenere liquidità.
Il primo coinvolgimento riguarda quelle banche centrali nazionali dell’Eurozona, non tutte le 17, che hanno acquistato titoli di Stato greci come forma di reinvestimento dei profitti. Le esposizioni non sono uniformi: alcuni istituti hanno acquistato di più, altri meno. In rapporto all’entità del bilancio, secondo le fonti, alcune banche centrali potrebbero incorrere in perdite ingenti per colpa dell’haircut. La partecipazione dell’Eurosistema allo swap in questa chiave non solleverebbe problemi legali, in quanto l’operazione di acquisto è stata di natura privata, di investimento: il problema sarebbe costituito dalle perdite, non trascurabili per alcuni istituti tra i quali la Banca centrale greca.
L’altra grande partita, ancora aperta, riguarda i titoli di Stato greci acquistati nell’ambito dell’Smp. In questo caso, il portafoglio è stato attivato nell’ambito della politica monetaria e per questo la Bce non potrà partecipare allo swap come istituto privato: se lo facesse, contabilizzando la perdita, gli acquisti passerebbero dalla politica monetaria al finanziamento monetario. Sotto il profilo legale, lo swap e l’Smp non sono compatibili. La Bce risulta però disposta a rinunciare al profitto sugli acquisti dei titoli greci: rivendendoli al prezzo di acquisto. In mancanza di dati ufficiali, le stime del mercato sono variegate: Eurotower avrebbe acquistato sul secondario titoli di Stato greci a prezzi sotto la pari (tra 60 e 80) per 40-45 miliardi, equivalenti a titoli con valore nominale di circa 55 miliardi. Al momento, le opzioni allo studio per far uscire il portafoglio Smp dal rischio-Grecia sono diverse: la Grecia potrebbe riacquistare i titoli dalla Bce tramite un buy-back finanziato dall’Eurozona tramite l’Efsf, abbattendo il debito forse per 15 miliardi; la Bce potrebbe rivendere i titoli all’Efsf, allo stesso prezzo al quale li ha acquistati; alla Bce potrebbe essere proposto uno swap ad hoc, sostituendo i titoli di Stato greci con gli Efsf-bond rating "AAA" di Moody’s e Fitch; non da ultimo, la Bce potrebbe vendere o scambiare con controparte Efsf i titoli greci alla pari, realizzando un profitto come se avesse detenuto le emissioni fino a scadenza. Il profitto (stimato attorno ai 15 miliardi) verrebbe comunque ripartito tra gli Stati azionisti di Eurotower, per essere trasferito alla Grecia per abbattere il debito pubblico.
L’Eurosistema è esposto alla ristrutturazione per l’uso dei bond greci da parte delle banche greche in forma di garanzie collaterali per il rifinanziamento presso la Bce. Dopo lo swap, il valore di questi titoli sarà decurtato e una parte della liquidità nel sistema non avrà più la giusta copertura: questo "buco" dovrà essere coperto dagli Stati dell’Eurozona, così come concordato al Consiglio europeo dello scorso luglio con il presidente Bce dell’epoca Jean-Claude Trichet.