Luca De Carolis, il Fatto Quotidiano 18/2/2012, 18 febbraio 2012
ALTRO CHE SUICIDIO: SU BERGAMINI I RIS PENSANO ALL’OMICIDIO
Una svolta possibile, sulla morte di quel mediano che aveva tanto futuro e idee chiare: “Mi piace vivere”. Una speranza che può diventare giustizia, per chi non si è mai arreso alla versione ufficiale: suicidio, a 27 anni e all’apice della carriera, in un modo così atroce che fa male a immaginarlo.
STANDO ai primi accertamenti dei carabinieri del Ris di Messina, il centrocampista del Cosenza Donato Bergamini (soprannominato Denis), investito da un camion sulla statale 106 jonica a Roseto Capo Spulico (Cosenza), il 18 novembre del 1989, non si è suicidato: è stato ucciso.
Nessun gesto disperato, nessun “tuffo a pesce” contro il bestione in ferro, come assicurarono i magistrati della prima inchiesta. Fu omicidio, volontario. Questa la conclusione dei carabinieri, stando a quanto scritto ieri dalla Gazzetta dello Sport. Gli esperti del Ris hanno esaminato alcuni oggetti indossati da Bergamini, nell’ambito delle nuove indagini sulla sua morte, disposte nel luglio scorso dalla procura di Castrovillari (Cosenza). E avrebbero scoperto verità fondamentali per riscrivere una storia che in 22 anni ha provocato sospetti e teorie di ogni tipo, portando anche due interrogazioni parlamentari. Innanzitutto, che le scarpe, l’orologio e la catenina indossate da Bergamini il giorno della morte non subirono danni. Un dato inconciliabile con le conclusioni della prima inchiesta, secondo cui il giocatore venne trascinato dal camion per sessanta metri. Non solo: le ferite sul corpo sarebbero state provocate quando il 27enne era già a terra. Abbastanza, sempre secondo la Gazzetta, per spingere i militari a parlare di omicidio volontario. La relazione del Ris però non è stata ancora consegnata alla procura. Dovrebbe arrivare entro fine mese. Il procuratore di Castrovillari, Franco Giacomantonio, schiva le domande: “Meglio evitare ogni commento”.
CAUTO ANCHE Eugenio Gallerani, l’avvocato dei Bergamini: “Gli atti non sono stati depositati, non ho conferme. Posso dire che ho sempre avuto molta fiducia nel lavoro dei Ris”. Ma ammette: “Sarebbe un cambiamento radicale, importantissimo”. Per i Bergamini e per lui, che lavora al caso da oltre due anni. È stato Gallerani a chiedere e ottenere la nuova inchiesta. Aperta contro ignoti, per omicidio volontario. I magistrati vogliono riannodare i fili di una vicenda troppo oscura. Di certo c’è che Bergamini, nato a Boccaleone, nel ferrarese, è morto sotto le ruote di un camion guidato da Raffaele Pisano, 53 anni, la sera del 18 novembre. Si sarebbe gettato da una piazzola di sosta, dove aveva lasciato la sua Maserati. Il pomeriggio lo aveva trascorso con l’ex fidanzata, Isabella Internò: l’unica testimone oculare della sua morte. La donna ha sempre raccontato di essere stata chiamata qualche ore prima dall’ex ragazzo, che le avrebbe chiesto di accompagnarlo a Taranto, da dove voleva imbarcarsi per la Grecia. Bergamini voleva scappare da Cosenza: ma non le avrebbe spiegato il perché. Quel pomeriggio avrebbero litigato. Il giocatore avrebbe fermato l’auto nella piazzola, con l’intenzione di proseguire in autostop. Lei avrebbe rifiutato. Poi è arrivato il camion. E un ragazzo di 27 anni ha smesso di sognare. Ma tante cose non quadrano. Denis di solito era un ragazzo allegro, facile agli scherzi. Eppure in quei giorni era spaventato. Il padre Domizio ha raccontato di aver visto Denis sconvolto dopo aver ricevuto una telefonata. E di una strana telefonata ha parlato anche il suo compagno di stanza nel Cosenza, l’ex attaccante Michele Padovano. E ancora: mentre era al cinema con i compagni, il giocatore venne prelevato sconosciuti. Nessuno sa perché, e dove lo portarono. Pochi giorni dopo, il suicidio. A cui i familiari non hanno mai creduto. In questi anni, tante le piste, o le teorie. Le principali parlano di un delitto legato a questioni private, sentimentali. O di una vicenda legata al calcio scommesse. C’è chi ha intravisto la mano della criminalità organizzata. E chi ha parlato di una vendetta di trafficanti di droga.
LA CERTEZZA sono le ombre, messe in fila dall’ex calciatore Carlo Petrini nel libro “Il calciatore suicidato”. E i buchi della prima inchiesta; chiusa in tutta fretta, con errori evidenti. Gallerani non si sbilancia. E al Fatto ricorda: “Denis era nel pieno della carriera. In estate era stato richiesto da Parma e Fiorentina. Ma era rimasto a Cosenza, con uno stipendio triplicato, perché voleva giocare da titolare”. In un’intervista spiegava: “Mi piace vivere”. Nel dicembre scorso, la procura di Castrovillari ha ascoltato Padovano e Internò. Nessuna notizia certa sulle loro deposizioni. Ma le indagini vanno avanti. E forse si intravede qualcosa, 22 anni dopo: il presunto sucidio