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 2012  febbraio 20 Lunedì calendario

Gli istituti di credito e Internet "L’Italia è dieci anni indietro" – Il sistema bancario italiano resta sospeso al bivio di una metamorfosi necessaria

Gli istituti di credito e Internet "L’Italia è dieci anni indietro" – Il sistema bancario italiano resta sospeso al bivio di una metamorfosi necessaria. Il problema globale che la crisi finanziaria ha fatto detonare è quello della remunerazione del capitale. È una morsa che stringe tutti gli istituti di credito a livello mondiale, ma che, per il nostro paese, può diventare ancor più pressante. Le ragioni sono diverse e riguardano la struttura industriale stessa del far banca all’Italiana. La densità di sportelli del sistema nazionale è tra i più alti d’Europa, secondo un’analisi di McKinsey, al secondo posto dopo la Spagna. Simmetricamente, il cliente medio, ormai da tempo, sta travasando nel canale remoto (internet e telefono) parte dell’operatività tradizionale. Si tratta di una fenomenologia diffusa internazionalmente, è cioè in atto un trend che sta portando a ridefinire il ruolo della filiale. Ma il Belpaese sta reagendo a tutto ciò con insidiosa lentezza. «Il sistema bancario italiano non si discosta molto dal resto dell’Europa – afferma Stefano Visalli, direttore McKinsey, responsabile europeo funzione strategia banche e condivide con gli altri paesi il problema della remunerazione del capitale. Questo è un problema mondiale». Il vero nodo è che in Italia c’è una struttura di costo ancora elevata, che il sistema non sta affrontando con slancio. «I clienti diventano via via più evoluti e utilizzano sempre più i canali digitali, da internet ai tablet. L’incognita insidiosa è la velocità di reazione delle banche a questo cambiamento». In difficoltà è l’archetipo stesso dell’apparato nostrano, «è una questione strutturale e pone un quesito forte sulla sostenibilità del modello attuale». L’Italia delle banche si trova quasi all’inizio di una linea di tendenza e indugia sulla soglia del rinnovamento. Il nostro paese, prosegue Visalli «è circa dieci anni indietro rispetto ai paesi nordici. Qui c’è una densità di filiali che è circa il doppio di Norvegia e Olanda». Nel nostro paese ci sono oltre 550 sportelli per milione di abitanti: «non credo sia possibile raggiungere i 300 sportelli per milione di abitanti della Finlandia, ma c’è circa un 2030% di spazio per riposizionarsi. Con filiali più snelle e competenze diverse: in tutta Europa si stima un passaggio da 6 a 4 persone medie impiegate, con skills diversi, sia tecnico specialistici che di base». A cambiare è la relazione tra cliente e banca. «Allo sportello oggi i clienti vanno per definire piani di investimento importanti, decisioni finanziarie che hanno una forte componente emozionale, la previdenza e le coperture assicurative – prosegue il manager McKinsey É necessario provare a ripensare il modello fisico di distribuzione. Altri paesi come Francia e Spagna lo stanno già facendo. Mentre in Italia gran parte del sistema non ha operato, fino in fondo, una scelta chiara». Negli ultimi due lustri il sistema è stato teatro di un processo di consolidamento notevole. Ma non si è veramente corretta la catena "produttiva". «Le strutture si sono messe le une accanto alle altre, ma senza modificare strutturalmente i processi, senza standardizzare completamente i prodotti. Detto altrimenti, all’interno del sistema si verificano delta di produttività – e quindi di costo molto alti. La vera sfida è dunque rinnovare i propri processi interni, rendendoli più lean», spiega ancora Visalli. A frenare il processo di innovazione sistemica c’è anche la difficile congiuntura economica. «Gli istituti di credito probabilmente non vogliono avviare una ristrutturazione di matrice industriale in questa fase già difficile per altri aspetti». Ma mettersi in attesa della ripresa è un pericoloso piano A: «Se la situazione economica non migliorerà – preconizza il manager le banche si troveranno a dover accelerare una metamorfosi che ha tempi di pianificazione industriale almeno quinquennali. Non avere un piano di riserva, significa potersi trovare a dover affrontare le trasformazione in rapidità e con risultati più traumatici». I trend vanno abbracciati e non rimandati. E in questo un ruolo cruciale potrebbe svolgerlo il Governo. «Se si permettesse la chiusura dei contratti da remoto – conclude Visalli o la fatturazione elettronica come pagamento per la PA, si imprimerebbe un impulso fortissimo alla smaterializzazione del circuito di pagamenti delle imprese».