Marco Panara, la Repubblica Affari e Finanza 20/2/2012, 20 febbraio 2012
Fonsai, l`ultima battaglia della Galassia del Nord – Non c`è pace nella Galassia. Il salvataggio di Fonsai dal fallimento sull`orlo del quale l`haportatala gestione Ligresti ha aperto l`ennesima fase di tensioni e sospetti
Fonsai, l`ultima battaglia della Galassia del Nord – Non c`è pace nella Galassia. Il salvataggio di Fonsai dal fallimento sull`orlo del quale l`haportatala gestione Ligresti ha aperto l`ennesima fase di tensioni e sospetti. Non è passato un anno dal tempestoso pensionamento anticipato (si fa per dire) di Cesare Geronzi, cacciato letteralmente dalla presidenza delle Generali, che la giostra riparte. Stavolta è difficile sospettare che dietro le mosse della Palladio di Meneguzzo e Drago e della Sator di Matteo Arpe ci sia il banchiere di Velletri, che vede Arpe come il fumo negli occhi, ma probabilmente non si è lontani dal vero se si immagina che nella sua dorata pensione se la stia godendo un mondo a fare da spettatore di una piece al termine della quale uno diquelli che considera i suoi killer, o forse tutti e due, ne usciranno indeboliti. I due in questione sono l`amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel e quello delle Generali Giovanni Perissinotto. Quest`ultimo in realtà con la sistemazione della disastrata Fonsai non c`entra nulla direttamente, ma queste sono vicende nelle quali gli effetti collaterali abbondano, e possono essere pesanti. A guardarla con il cannocchiale quella scatenata su Fondiaria non sembra una battaglia per la vita. Mentre negli Stati Uniti si prepara l`ipo da 10 miliardi di dollari di Facebook e in Germaniasi ragiona sulla fusione tra due giganti globali come Siemens e ThyssenKrupp, in Italia ci si accapiglia intorno alla Fonsai, che in Borsa vale 720 milioni incluse le risparmio. Il pretendente ufficia- le, Unipol, tra ordinarie e privilegiate di milioni ne capitalizza poco più di 800, e gli scalatori Palladio e Sator, per 1.8 per cento di Fonsai che hanno ufficializzato di avere in portafoglio, hanno investito assai meno di 50 milioni. E infatti non è la dimensione dell`affare che conta. Le ragioni della battaglia sono altre, e sono ottime per spiegare uno scontro senza esclusione di colpi. La prima di queste ottime ragioni è che l`oggetto del contendere è una compagnia di assicurazioni, e la seconda è che quella compagnia si chiama Fonsai. Cominciamo dalla prima. L`amore di Enrico Cuccia per le assicurazioni non era una romantica passione per le polizze o peri godimenti segreti del calcolo attuariale, ma il concretissimo interesse a controllare l`unica vera miniera di denaro che c`è in questo paese: le riserve delle assicurazioni. Migliaia di miliardi di lire ai tempi di Cuccia, decine di miliardi di euro ai tempi odierni, utilizzabili come potenza di fuoco sui mercati e come strumento competitivo nel business. Ai tempi del geniale Enrico quando garantivano un amento di capitale le banche non potevano tenere le azioni eventualmente inoptate per più si pochi mesi, a chi rivolgersi allora? Alle assicurazioni, nelle cui riserve le azioni possono stare all`infinito. E questo è solo un esempio. Quando passa di mano una compagnia non sono quindi la rete di agenzie o la peraltro poco redditizia attività industriale a riscaldare gli animi, ma è la potenza di fuoco rappresentata dalle sue riserve. Ed è tanto importante metterci le mani sopra quanto impedire che ce le metta qualcuno di non gradito, non controllabile, magari antagonista. La seconda ragione della grande battaglia è che questa compagnia si chiama Fonsai, frutto dieci anni fa della fusione della Sai di Salvatore Ligresti con la Fondiaria controllata allora da Montedison e Mediobanca. La storia della Fondiaria è illuminante. Dalla metà degli anni `80, quando uscì dalla sua quieta e prospera routi- ne fiorentina per entrare nei grandi giochi, la compagnia non ha più trovato pace: scalata dalla Montedison di Schimberni poi a sua volta scalata da Raul Gardini, venduta per metà a Camillo De Benedetti, lanciata in improbabili avventure espansioniste in Germania e portata (la storia spesso si ripete) sull`orlo del fallimento, salvata dalle banche Mediobanca in testa, sfilata dalla Montedison quando la Fiat stava cercando di metterci le mani sopra e fusa con la Sai di Ligresti dopo una delle più lunghe, contestate ed estenuanti vicende societarie della storia della finanza italiana. Infine svuotata con impareggiabile costanza dai nuovi padroni e quindi offerta pelle e ossa a un nuovo salvataggio, orchestrato come sempre da quella Mediobanca che è il principale azionista delle Generali. Fonsai quindi, onnipresente oggetto del desiderio, nonché proprietaria, è bene ricordarlo, del 3,83 per cento di Mediobanca e il 5,26 di Rcs. La storia già spiega tutto. La partita su Fonsai è importantissimaperché le assicurazioni sono il vero cemento della Galassia del nord e il principale strumento sul quale si basa il potere di Mediobanca. La travagliata vicenda di Fondiaria è la conseguenza della volontà di Mediobanca di tenerla dentro la propria orbita, e la necessità di trovare una soluzione coerente a tutto ciò nel momento in cui l`ultimo garante Ligresti esce di scena (dopo aver spolpato la compagnia) spiega la complessità barocca dell`operazione. Quello in corso infatti è un salvataggio complicato, che mette insieme, in un ordine che per molti non è ottimale, da una parte l`interesse di Mediobanca di recuperare il suo miliardo abbondante di crediti a Fonsai e di Unicredit di salvare i suoi crediti a Premafin (la scatola con cui Ligresti controlla Fonsai) e dall`altra l`esigenza industriale di dare un futuro alla travagliata compagnia. La soluzione scelta è stata di promuovere un aumento di capitale miliardario di Fonsai seguito da una fusione a quattro tra Unipol, nelle vesti di cavaliere bianco, Fonsai, la sua controllata Milano e la sua controllante Premafin. Risultato: le cooperative azioniste di Unipol ci mettono un po` di soldi e il mercato ci mette il resto, le banche mettono al sicuro i loro crediti, si crea il secondo gruppo assicurativo italiano con la certezza che le riserve rimarranno in mani non solo amiche ma anche grate. L`operazione fa girare la testa nella sua mirabolante complessità, e analisti come Alessandro Penati su Repubblica e Luigi Zingales sul Sole 24 Ore hanno fatto subito notare come abbia poco a che fare conia logica del mercato. Ma non sono le critiche ad averla messa in crisi, bensì un cuneo che è stato infilato negli ingranaggi dalla Palladio di Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago, che ha rastrellato il 5 per cento di Fonsai e dalla Sator di Matteo Arpe che ha raccolto un altro 3 per cento. Ovviamente né Sator né Palladio sono colossi da far paura a Mediobanca, ma quel piccolo cuneo rappresentato dal loro ingresso non richiesto ha messo in crisi l`intero mastodontico ingranaggio, e creato un intreccio spaventoso di sospetti e permalosità nel cuore della Galassia. Palladio non è un gigante, ma da Vicenza ha messo su una rete niente male il cui punto centrale è la partecipazione in Generali, in parte da sola e in parte in alleanza con quella Crt il cui uomo chiave è il vice presidente di Unicredit Fabrizio Palenzona. Roberto Meneguzzo inoltre ha un legame consolidato con l`amministratore delegato delle Generali Giovanni Perissinotto. MatteoArpe è fuori da questa trama di rapporti, ma è un ex di Mediobanca che il vertice attuale di Piazzetta Cuccia ha stoppato nel suo tentativo di partecipare alla ricapitalizzazione della Popolare di Milano preferendogli Bonomi. Palenzona, con la consueta abilità, ha preso subito le distanze dall`iniziativa di Palladio e con Unicredit sostiene la fusione di Fonsai con Unipol. Ma stima Arpe e ritiene che quel cuneo infilato nell`ingranaggio non vada sot- tovalutato. Perissinotto, dal canto suo, ha dichiarato che Generali è del tutto estranea alle iniziative dei suoi singoli azionisti. Il rischio, per quanto lo riguarda è però che questa precisazione non basti. I rapporti tra il numero uno di Generali e Alberto Nagel, l`amministratore delegato di Mediobanca che è il grande regista dell`operazione Unipol-Fonsai, sono in questa fase dialettici, qualcuno dice molto dialettici. Ora alla tensione già esistente si aggiunge il sospetto o quanto meno il peso del suo legame con Meneguzzo, il che lascia presagire che - comunque vada a finire l`operazione Fonsai - il rapporto tra i due si farà ancora più faticoso. Ma come andrà afinire?Perora nessuno lo sa. Cooperative, Unipol, Mediobanca e Unicredit continuano sulla strada tracciata, ma quanto sarà accidentato il cammino dipenderà da dove vogliono o possono arrivare Sator e Palladio. Civorrà tempo percapire se la loro è solo una lucrosa azione di disturbo, se dietro c`è qualche gruppo assicurativo internazionale interessato ad entrare o rafforzarsi in Italia, o se invece c`è un progetto industriale. L`assemblea di metà marzo che dovrà deliberare l` aumento di capitale di Fonsai è la prossima tappa e non è detto che per allora tutte le carte siano già sul tavolo. C`è chi ipotizza che in quell`occasione Sator e Palladio potrebbero votare a favore e rinviare le scintille a quando si voterà sulla quadruplice fusione. La "piece" è solo al primo atto.