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 2012  febbraio 20 Lunedì calendario

App Venticinque miliardi di download la carica dei software per cellulari – Èil mondo delle app: cinque e mezzo per ogni abitante della Terra

App Venticinque miliardi di download la carica dei software per cellulari – Èil mondo delle app: cinque e mezzo per ogni abitante della Terra. A breve raggiungeranno quota venticinque miliardi le applicazioni scaricate su iTunes dal luglio del 2008 a oggi. Sommate a quelle dell’Android Market di Google - dieci miliardi a dicembre 2011 - e ai due dell’App World per BalckBerry, si arriva a oltre trentasette miliardi. Ai quali vanno ancora aggiunti i dati delle restanti piattaforme, da Symbian di Nokia a Windows Phone di Microsoft, per un totale di trentotto miliardi e passa. Insomma, è un boom. Eppure, questa costellazione di software per smartphone e tablet, dai social network ai videogame passando i navigatori Gps, non sembra arricchire i suoi principali protagonisti: i produttori. Così, a fronte dei quasi cento miliardi di dollari incassati da Apple e del cinquanta per cento del mercato coperto da Android di Google, resta molto basso il guadagno medio delle applicazioni a pagamento: «Appena trecento dollari l’una» calcola Mike Capps, presidente della Epic Games, una software house di rango, la stessa del videogioco Gears Of War, fra le prime ad avere sviluppato un videogame ad alta definizione per iPhone ed iPad. Stime identiche sono quelle che Stephanie Barish, fondatrice dell’IndieCade di Los Angeles, l’appuntamento annuale più importante negli Usa dedicato agli sviluppatori indipendenti di applicazioni, ha fatto con Repubblica XL. «Pochissimi i casi di successo», dice Barish: «per esempio, la Rovio di Angry Birds (il videogioco rompicapo che consiste nel lanciare uccelli di vario tipo contro maialini verdi, ndr). Ma c’è anche un incoraggiante 23 per cento di aziende che ha superato i ventimila dollari di guadagni». Una app minimamente elaborata richiede però cinquantamila dollari di investimento. Per rimarcare il paradosso di questo mercato - miliardi per pochi, briciole per tutti gli altri Kwan Sup Lee, vicepresidente del colosso coreano della Lg, quarto costruttore mondiale di cellulari avanzati, ricorre alla metafora della corsa all’oro: «Durante l’ultima grande migrazione verso le miniere, fra il 1897 e il 1899», sottolinea, «nel solo Klondike si riversarono centomila minatori o aspiranti tali. Ma chi davvero fece fortuna furono coloro che fornirono a quei minatori servizi e strumenti: fra i cercatori, solo uno su mille tornò a casa con scarpe migliori di quelle che calzava quando era partito». Nel frattempo il giro d’affari delle applicazioni è stato lo scorso anno di undici miliardi di dollari, e si prevede arrivi nel 2015 a toccare quota venticinque. Che possono sembrare tanti, ma non è così. Il business dei videogame per console, per esempio, ne vale sessanta, pur essendo di gran lunga meno capillare. Eppure, ci sono oltre settantamila software house sparse per il mondo che sfornano una app dopo l’altra. Alcune di queste aziende, comprese le italiane Applix o Nuoxygen, non a caso ora si dedicano allo sviluppo di strumenti a pagamento per consentire ad altri di farsi la propria applicazione. Picconi, corde e provviste per quei cercatori d’oro che arrivano sempre più numerosi. Stranamente uno dei Paesi in prima fila in questa corsa all’oro è di nuovo il Canada. Merito di una legge che copre fra il 40 e il 50 per cento dei costi. E così, fra Toronto, Vancouver e Montreal, il fiorire di aziende non si arresta. In futuro sapremo se sarà stata una bolla artificiale, ma per ora in migliaia vivono sperimentando in serenità nuovi linguaggi sugli app store. Intanto, facendo due calcoli, la Appleè in grado di rilevare Time Warner, Viacom e Dreamworks in un colpo solo, lasciando comunque nelle casse trenta miliardi di dollari. E in buona parte è merito proprio di quei venticinque miliardi di app vendute.