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 2012  febbraio 18 Sabato calendario

Il re degli ignoranti dia in beneficenza i suoi soldi – Adriano Celentano, per un’ora di penose insulsaggini in prima serata dal Festival di Sanremo, è stato pagato 350 mila euro, soldi pubblici, vostri e miei, di quelli che la Rai e i politici spendono e spandono come se appartenessero a loro

Il re degli ignoranti dia in beneficenza i suoi soldi – Adriano Celentano, per un’ora di penose insulsaggini in prima serata dal Festival di Sanremo, è stato pagato 350 mila euro, soldi pubblici, vostri e miei, di quelli che la Rai e i politici spendono e spandono come se appartenessero a loro. Celentano li darà in beneficenza. Ma non è così che si guadagnerà «il traguardo ultimo: il paradiso». Non sono un teologo, ma credo che per il paradiso si paghi il biglietto di tasca propria. Perciò il Re degl’ignoranti dia in beneficenza, se proprio è così generoso, i suoi soldi, non quelli dei contribuenti; a questi rinunci, faccia il favore_anzi, il fioretto. * * * «La prima volta che lo incontrai, Malraux mi raccontò un aneddoto sulla visita che Chruscev, accompagnato da De Gaulle e dallo stesso Malraux, fece alla Salle des Glaces di Versailles. De Gaulle (battendo un piede sul pavimento di legno): «Questo è il famoso parquet de Versailles». Chruscev (curvandosi): «Noi ne abbiamo uno eguale all’Ermitage di Leningrado, ma il nostro è di ebano». De Gaulle a Malraux: «Questo qui incomincia a seccarmi» (Bruce Chatwin, André Malraux, in B. Chatwin, Che ci faccio qui?, Adelphi 1990). * * * C’è poi da dire che il Molleggiato, nella sua ormai lunga carriera di moralista televisivo da burletta, se l’è presa un po’ con tutti e con tutto (il cibo spazzatura, i corrotti, i corruttori, gli sfruttatori di spazzacamini, le pellicce, i licantropi, i molestatori di piccole fiammiferaie, il riscaldamento centrale, le automobili a benzina, gli atei, le baleniere) secondo il principio dell’ambarabaccicciccoccò metafisico. Fatta eccezione, forse, solo per gli alieni e i bambini cattivi, di cui potrebbe non avere mai parlato, non c’è categoria che sia stata risparmiata da chi gli scrive i monologhi. Stavolta ha lanciato le sue accuse da siparietto comico involontario alla stampa cattolica e ai vescovi. E allora? Non era meno bischero e blasfemo quando se la prendeva con quelli che «continuano/a costruire, le case/e non lasciano l’erba/non lasciano l’erba/non lasciano l’erba./Eh no,/se andiamo avanti così, chissà/come si farà, chissà...» * * * Purtroppo la memoria dell’Occidente è corta, ma Adriano Celentano, il Pastorello di Fatima che se non lavora non fa l’amore e che «con 24.000 baci felici corrono le ore/d’un giorno splendido perché/ogni secondo bacio te», è stato a suo tempo, nei lontani anni sessanta, l’inventore delle brache bicolori. Altro che dargli addosso, cinquant’anni più tardi, perché critica «i preti che non si fanno capire quando parlano» o Famiglia cristiana perché «si occupa di politica anziché rivolgersi ai malati terminali» annunciando loro il paradiso. Solo per le brache bicolori il Re degl’ignoranti avrebbe meritato due scomuniche, una per gamba. Al confronto, ogni altro suo peccato è lieve. * * * «Nel buio d’una sala cinematografica Hugo viaggiava indietro nel tempo e vedeva dinosauri e pirati e cowboy, e vedeva il futuro, con robot e città tanto gigantesche da oscurare il cielo. Volava in aereo e attraversava l’oceano a bordo d’una nave. Al cinema vide per la prima volta giungle, mari e deserti. Avrebbe voluto andarli a vedere anche nella vita reale» (Brian Selznick, La straordinaria avventura di Hugo Cabret, Mondadori 2011). * * * Anche la Buonanima, come il Molleggiato, è uno che si è sempre preso molto sul serio. Ma quando raccontava una delle sue barzellette sul paradiso, quella per esempio in cui lui prende il posto dell’Altissimo e Onnipotente e Misericordioso con un «mi consenta» cosmico, stava come al solito facendo lo spiritoso, mica lo diceva per consolare «i malati terminali» di centrodestra o perché pensasse davvero che gli angioletti, stufi di cantare le lodi del Signore, avrebbero cantato le sue. Celentano, invece, non scherza, ma dice sul serio quando annuncia il paradiso per conto del Creatore (praticamente uno del suo Clan, come negli anni sessanta Don Backy o Gino Santercole). * * * Meglio: è come se Yahweh fosse «l’Europa» (o anche «i mercati») del cielo, il Molleggiato un Mario Monti in Missione per Conto di Dio e l’umanità intera un’Italia da raddrizzare a furia di predicozzi da ubriaco. Altrimenti, in alternativa alla minestra paradiso, la finestra dell’abisso: giù nella città dolente, poi via verso l’eterno dolore e il default infernale. * * * «[F.R. Roosevelt dice] che Mussolini deve passare alla storia non solo come il restauratore delle fortune della sua patria ma anche come il costruttore d’una migliore forma di convivenza tra i popoli. Egli (_) è sicuro che se potesse avere con lui un’ampia discussione sui maggiori problemi (_) molto bene si potrebbe fare per la sorte dei nostri paesi ed anche del resto del mondo» (Fulvio Suvich, ambasciatore italiano a Washington, TELESPRESSO 4843/1301 R. MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ROMA, 30 luglio 1937 - Anno XV). * * * Be’, consoliamoci. Nonno Mario è molto popolare in America.