FRANCESCO MOSCATELLI, La Stampa 20/2/2012, 20 febbraio 2012
Pdl e Lega al Nord Il lungo divorzio sull’asse Ovest-Est - Recuperare l’alleanza con la Lega prima delle amministrative di maggio
Pdl e Lega al Nord Il lungo divorzio sull’asse Ovest-Est - Recuperare l’alleanza con la Lega prima delle amministrative di maggio. Berlusconi ci spera ancora: molte città del Sud sono in bilico (in primis Palermo, Lecce e L’Aquila) e una batosta nelle roccaforti del Nord avrebbe l’effetto di un pugno nello stomaco. Il tempo però scorre inesorabile, il Senatur continua a fare di testa sua annunciando corse solitarie e dentro il Pdl ci si comincia a preoccupare sul serio. Soprattutto sul territorio dove, i dubbi sulle primarie e i balzi in avanti delle autocandidature, non fanno che aumentare la confusione. Per questo i pidiellini si aspettano che dal vertice previsto per oggi nella brianzola Villa Gernetto fra il Cavaliere, il segretario Alfano e gli amministratori locali esca una strategia chiara. «È il momento di rimboccarsi le maniche e di lavorare ventre a terra per evitare la débâcle elettorale», spiega senza troppi giri di parole un ex ministro azzurro. Il Risiko elettorale del Nord Italia, senza la Lega, è un gioco rischioso complicato: in Piemonte si vota ad Alessandria, Asti e Cuneo; in Liguria a Genova e La Spezia; in Veneto a Verona e Belluno; in Lombardia a Como, Crema e Monza, ma anche in città di media grandezza fondamentali per la Lega Nord come Cantù, Lissone e Legnano; in Emilia Romagna a Parma e Piacenza. La situazione più delicata è senza dubbio quella piemontese, un po’ perché ci sono in ballo due capoluoghi provinciali - Alessandria ed Asti - in cui attualmente governa il centrodestra, un po’ perché la regione è guidata dal leghista Cota. Ma andiamo con ordine. Ad Alessandria il sindaco uscente Piercarlo Fabbio (del Pdl) vorrebbe ricandidarsi. In questi giorni, però, è alle prese con non poche grane: l’avviso di fallimento del comune avanzato dalla Corte dei conti (il 21 marzo è quasi certa la dichiarazione di dissesto dei magistrati contabili con conseguente commissariamento) e un rinvio a giudizio della Procura per falso in bilancio, truffa e abuso d’ufficio. Cosa deciderà il partito? Tutto dipende dall’esito del congresso provinciale in programma domenica prossima. In ogni caso i contrasti con la Lega sembrano insanabili: gli assessori del Carroccio sono stati cacciati dalla giunta e il partito di Bossi, di fatto, è già all’opposizione. Ad Asti lo scenario è simile: anche qui nel 2007 ha vinto il centrodestra (il sindaco uscente è Giorgio Galvagno del Pdl, 68 anni, un ex deputato con trascorsi socialisti) ma oggi il centrodestra è spaccato. Galvagno non ha ancora sciolto la riserva sull’eventuale bis mentre sui muri della città sono già comparsi i primi manifesti con il volto dell’assessore leghista Pierfranco Verrua. A Cuneo, invece, dove il centrosinistra che ha governato la città negli ultimi 10 anni rischia la spaccatura, il centrodestra è più a pezzi che mai. La Lega quasi certamente presenterà l’assessore regionale Claudio Sacchetto, mentre il Pdl sta ragionando con l’Udc e altri gruppi moderati per realizzare una coalizione nuova, senza simboli di partito. In Lombardia le battaglie più sanguinose saranno quelle di Como, dove il centrodestra ha sempre raggiunto percentuali bulgare, e Monza. Nel capoluogo lariano il Carroccio dovrebbe schierare l’ex presidente della provincia Armando Selva. Il Pdl, invece, indebolito dalla fuoriuscita di alcuni consiglieri confluiti nella lista civica di appoggio al Terzo Polo «Autonomia Comasca», si prepara alle primarie. Anche in terra brianzola la guerra sarà tutta interna al centrodestra: la Lega può puntare sul sindaco uscente Mariani, a cui il Pdl potrebbe opporre il presidente della provincia Dario Allevi. Infine c’è il Veneto con la strada più in salita di tutte: Verona. Qui il Pdl ragiona senza contare la «variabile» Tosi: l’idea è che alla fine il leghista eretico non romperà con Bossi, ricevendo in cambio l’ok alla sua lista personale. Al primo turno ognuno farà da sé. Poi al ballottaggio, numeri alla mano, i giochi si riapriranno.