ANTONIO SALVATI, La Stampa 20/2/2012, 20 febbraio 2012
La rabbia degli amici “Non sono pazzi esaltati” - «Lì si può anche morire, ma io devo andare
La rabbia degli amici “Non sono pazzi esaltati” - «Lì si può anche morire, ma io devo andare. Sono un servitore della Patria, sono un militare». Dispiaciuto, ma conscio del suo compito, Massimiliano Latorre salutò così il suo amico Giancarlo Cito prima di partire alla volta dell’India, tappa intermedia Roma. E ora Cito non si dà pace: «Quando mi hanno avvertito - spiega - ho subito chiamato il cognato che ancora non sapeva nulla. È vergognoso quello che è accaduto. A quale titolo le autorità indiane stanno trattenendo quei due ragazzi?». Massimiliano Latorre, 44 anni, è nato e cresciuto a Taranto. Con l’altro fuciliere di Marina Salvatore Girone (34 anni, di Bari, dove vive con i genitori nel quartiere Torre a Mare) è accusato di omicidio dalle autorità indiane. Sposato, tre figli (una femmina e due maschi), Massimiliano è pronto a candidarsi, per il partito Lega d’Azione meridionale, alle prossime elezioni di maggio per il rinnovo del consiglio comunale di Taranto. «Doveva solo firmare - spiega Salvatore Cito, un passato da deputato e un presente come candidato sindaco - sognava una città tranquilla dove i suoi figli potessero crescere serenamente. Per questo aveva deciso di scendere in politica, e anche prima non mi aveva fatto mai mancare il suo impegno e la sua vicinanza». Come quella volta che animò un pranzo con gli altri commilitoni del San Marco. O come quando seguì, a bordo di un gommone, la traversata dello stretto di Messina proprio di Salvatore Cito. «Era il 2009 ricorda - e lui aveva il compito di segnalare la mia posizione in mare alle autorità siciliane. Le condizioni meteorologiche non erano delle migliori e lui, più di una volta, mi ha invitato ad uscire. Alla fine, quando sono arrivato in Sicilia mi ha preso letteralmente in braccio perché ormai ero sfinito». «Molti pensano che questi corpi d’élite - continua siano imbottiti di militari esaltati, ma non è così. Anzi. Proprio Massimiliano era un ragazzo posato, riflessivo. Non posso credere assolutamente che abbia agito violando le regole». E davanti alle autorità indiane Massimiliano e Salvatore hanno messo nero su bianco la loro verità, ribadendo la loro estraneità ai fatti contestati. «Lo ha visto quando è stato preso in consegna dalle autorità indiane? sottolinea Cito -. Con lo sguardo fiero e la testa alta. Massimiliano è un militare tutto d’un pezzo, non un pazzo esaltato». Massimiliano e Salvatore appartengono ai «Nmp», i Nuclei militari di protezione che dallo scorso ottobre, dopo la firma di un protocollo d’intesa tra la Difesa e l’associazione degli armatori, vengono imbarcati sui cargo che lo richiedono, per contrastare la minaccia dei pirati. Personale selezionato e addestrato («Un corso curato nei dettagli spiega il capitano di corvetta Marco Guerriero, l’ufficiale del reggimento San Marco che ha seguito la nascita degli “Nmp” dagli aspetti giuridici a quelli relativi alla tipologia del mercantile per i compiti che andrà a svolgere») per svolgere compiti di sicurezza in mare. L’ultimo post, sul suo profilo Facebook, Massimiliano Latorre lo ha scritto l’11 febbraio, dal Ramada Hotel di Colombo, nello Sri Lanka. «Signori e signori vi mando un abbraccio. Mi assento per qualche ora o forse per qualche giorno, alla prossima!» aveva scritto. Una bacheca ora piena dei messaggi: dai suoi familiari (dalla sorella Carolina, che gli augura buon viaggio, alla nipotina che scrive: «Ciao zio, torna presto siamo tutti con te») ai suoi «fratelli» del Reggimento San Marco. Messaggi, questi ultimi, pieni di rabbia ma anche di orgoglio. Come quello di Francesco che scrive: «Per mare, per terra. Forza e onore ai nostri fratelli».