Paolo Bianchi, Libero 18/2/2012, 18 febbraio 2012
IL FIGLIO SEGRETO DI HITLER NASCOSTO IN FRANCIA
Hitler avrebbe avuto un figlio segreto da una donna francese. Non siamo in una riedizione fantascientifica del film “I ragazzi venuti dal Brasile”. La notizia è stata divulgata ieri dal settimanale francese Le Point, sulla base di una serie di coincidenze in effetti alquanto suggestive, anche se non in grado di risolvere in modo definitivo tutti i dubbi.
Questa in breve la storia. Dal 1914 Adolf Hitler era un caporale impegnato sul fronte francese nelle vicinanze di Seboncourt, in Piccardia. Di tanto in tanto i soldati venivano dislocati nelle retrovie, per riposarsi dalle fatiche della guerra in prima linea. In un paese a ovest di Lille, Fournes-en-Weppe, sarebbe avvenuto il fatidico incontro tra il futuro Führer della Germania e una giovane contadina sedicenne, Charlotte Lobjoie. Secondo il racconto di costei, lei e alcune amiche, mentre falciavano il fieno, notarono un soldato che, sul margine della strada, disegnava paesaggi su un taccuino di schizzi.
UN UOMO SIMPATICO
Charlotte fu designata a rompere il ghiaccio. L’uomo sembrava simpatico, affabile e interessante. Strinse subito una relazione con Charlotte, che si protrasse per alcune settimane. «Mi accompagnava a fare delle passeggiate», rivelerà in seguito la ragazza. «A un certo punto cominciava a prorompere in discorsi vibranti come comizi, che comprendevano la storia della Prussia, dell’Austria e della Baviera». La giovane non capiva il tedesco, ma anche se l’avesse capito era digiuna di argomenti storici. Si limitava dunque a osservare quest’uomo che si rivolgeva con veemenza a un pubblico immaginario. Una sera che lui aveva alzato un po’ il gomito e appariva particolarmente euforico, tra i due ci fu un amplesso che diede origine a una nuova creatura.
Nel marzo 1818 nacque un maschietto a cui fu dato il nome di Jean-Marie. Hitler non lo riconobbe mai e alla fine della guerra tornò in Germania. Come molti altri figli di soldati tedeschi, il bimbo crebbe emarginato dai compagni. Quando aveva circa 16 anni, nel 1934, la madre, indigente, affidò il bimbo a una famiglia più benestante di nome Loret. Jean-Marie Loret non vide mai il padre, ma la sua famiglia adottiva continuò a ricevere aiuti finanziari e si ritrovò perfino proprietaria di un immobile a Francoforte che non aveva mai acquistato.
All’inizio degli anni Cinquanta e poche settimane prima della morte, Chralotte Lobjoie rivelò al figlio il segreto della sua paternità. Per l’uomo fu uno choc. Tra l’al - tro, nella Seconda guerra mondiale, aveva combattuto per difendere la linea Maginot dall’invasione dei soldati tedeschi. Senza saperlo, aveva fatto la guerra al padre. Da quel momento lui, che nel frattempo si era fatto una famiglia, impegnò tutte le sue forze a dimostrare di essere il figlio naturale del Führer.
Dalla metà degli anni Settanta sì servì della consulenza di storici, andò sui luoghi dell’infanzia a cercare testimoni, chiese una consulenza a proposito di un metodo d’identificazione fisiognomico e un altro antropologico alla facoltà universitaria di Heidelberg (che mostrò che i due uomini avevano lo stesso gruppo sanguigno), un esame psicografico logico tra sua madre e il presunto padre e un altro, grafologico, fra Hitler e lui. I risultati furono sorprendenti. Anche il confronto delle fotografie fa pensare.
TELE FIRMATE
Ci sono poi altri elementi. Testimoni che avrebbero visto ufficiali della Wehrmacht consegnare buste di denaro a Charlotte. Inoltre, alla morte della madre, Jean-Marie avrebbe trovato in solaio delle tele firmate Adolf Hitler, mentre in Germania sarebbe saltato fuori un ritratto, firmato dal Führer, raffigurante una donna molto somigliante alla sua presunta amante francese.
In Germania e in Giappone la tesi è stata accolta senza troppi dubbi. In Francia è uscito, nei primi anni Ottanta, il libro Ton père s’appelait Hitler (Tuo padre si chiamava Hitler), scritto dallo stesso Loret. Il volume in Francia passò del tutto inosservato. In compenso, Loret fu invitato alla televisione giapponese e presentato come il figlio di Hitler. Ma come se non bastasse, risultò che l’uomo aveva anche combattuto nella Resistenza francese, con il nome di Clément. Un avvocato da lui interpellato per intraprendere una causa sui diritti d’autore del Mein Kampf, gli consigliò di lasciar perdere.
Loret ha sempre detto di aver vissuto con spirito contradditorio la sua condizione. È morto nel 1985. Un’altra edizione del suo libro, completa di ulteriori rivelazioni, è in uscita in Francia, nel tentativo di innescare un dibattito che in quel Paese non è mai davvero decollato.
Paolo Bianchi