Teodoro Chiarelli, La Stampa 21/2/2012, 21 febbraio 2012
L’ India è un mercato prioritario per le nostre attività internazionali. E’ un Paese in continuo sviluppo, con una relativa stabilità politica, tassi di crescita, da oltre vent’anni, superiori al 6%
L’ India è un mercato prioritario per le nostre attività internazionali. E’ un Paese in continuo sviluppo, con una relativa stabilità politica, tassi di crescita, da oltre vent’anni, superiori al 6%. Eppure la nostra presenza non è ancora sviluppata e consolidata come dovrebbe». Così la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia presentava lo scorso primo novembre la missione economica che ha portato nella più grande democrazia del pianeta un centinaio di imprese e i rappresentanti di Abi e Unioncamere. E in effetti si registra una gran voglia di intensificare i rapporti economici bilaterali. Sempre che l’incidente dei pescatori indiani uccisi non si ingarbugli ulteriormente sul piano diplomatico, con conseguenze imprevedibili. L’Italia è al 17˚ posto nella hit parade degli investitori in India e al settimo tra i Paesi europei. Veniamo dopo Mauritius, Singapore, Stati Uniti, Cipro, Giappone, Paesi Bassi, Emirati Arabi, Germania, Regno Unito e Francia: c’è sicuramente spazio per fare di più. Nel 2010 l’interscambio commerciale ha registrato un valore di 7,2 miliardi di euro, con un incremento del 28% sul 2009. Nel primi sei mesi del 2011 le nostre esportazioni in India sono cresciute di un ulteriore 27,7%. Le importazioni dall’India hanno avuto, invece, un incremento del 36,6%. Esportiamo macchine e componenti, macchine utensili, prodotti chimici, parti e accessori per auto. Importiamo tessili e abbigliamento, derivati dal petrolio, prodotti chimici di base, acciaio, auto e calzature. Oggi sono circa 400 le aziende italiane presenti nel subcontinente indiano. I settori trainanti del made in Italy sono il tessile-abbigliamento e l’auto. Fiat Auto è presente con la joint venture con il colosso Tata, ma anche con Magneti Marelli, mentre Fiat Industrial, tramite Cnh, collabora con il leader locale dei trattori Mahindra&Mahindra. Piaggio, invece, nel 2010 ha venduto in India oltre 210 mila veicoli commerciali a tre (Ape) e quattro ruote (Quargo, furgone derivato dal Porter italiano) prodotti nella filiale di Baramati nel Maharashtra, capitale Mumbai. Sempre a Baramati in primavera verrà inaugurata la nuova fabbrica per la Vespa LX, autentico best seller del gruppo: una versione sviluppata appositamente per il mercato locale. Sarà un grande ritorno nel Paese dove la Piaggio intraprese produzione e vendita di scooter già nel 1948 e che oggi rappresenta il secondo mercato mondiale delledue ruote. La Perfetti Van Melle ha il 40% del mercato di caramelle e gomme da masticare. La Merloni Termosanitari è diventata il maggior produttore di scaldabagni elettrici in India. Fincantieri collabora con aziende locali nella realizzazione di navi per la Marina militare. Lavazza ha acquisito i gruppi «Barista Coffee Company» e «Fresh & Honest Café», realizzando una vasta rete di caffetterie e ha avviato lo scorso gennaio la costruzione di uno stabilimento produttivo a Sri City. Ermenegildo Zegna ha varato un piano in joint venture con Mukesh Ambani per l’apertura di dieci punti vendita in sette città indiane. Natuzzi ha aperto uno showroom a Bangalore. Ilva Saronno, al 50% con il Modi Group, lancerà l’intera gamma dei suoi prodotti. E poi Ferrero (con un insediamento produttivo quasi pronto in Maharashtra), Luxottica (ha acquistato in India la divisione «eyeware» di Bausch & Lomb e lanciato il marchio Ray-Ban), De Longhi, Pirelli, Danieli, Interpump, Eni, StMicroelectronics, Italcementi, Prysmian. Senza dimenticare, naturalmente, le armate della moda: da Zegna a Cavalli, da Armani a Tod’s, da La Perla a Liberti, da Monnalisa a Ovs. Nell’India che cresce a passo di carica, le élite economiche e sociali, ma anche una classe media di almeno 200 milioni di persone (a fronte di una popolazione di quasi 1,2 miliardi, con centinaia di milioni di poveri: il secondo Paese più popoloso al mondo dopo la Cina) hanno tanta voglia di Italia, di «Italian way of life»: tutto ciò che è stile, design, creatività e bellezza. Le imprese italiane, però, possono fare meglio. Nelle infrastrutture, ad esempio. Nella costruzione di strade l’India investirà 45 miliardi di euro. C’è un piano per 50 mila chilometri di autostrada entro il 2015. Le ferrovie hanno stanziato 17 miliardi di euro. Ai porti andranno 7 miliardi e altri 2 agli aeroporti. Ma c’è un altro settore dove esistono grandi potenzialità di crescita: il turismo. L’interscambio fra i due Paesi è ai livelli minimi. Nel 2009 sono solo 70 mila gli italiani che hanno visitato l’India, mentre 170 mila indiani sono arrivati in Italia.