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 2012  febbraio 21 Martedì calendario

ROMA —

Era il dicembre del 2010, Michele Santoro andava in onda ancora sulla Rai e la puntata di Annozero era dedicata in buona parte alla Fiat, alle scelte del manager Sergio Marchionne. Il filmato era stato girato sulla pista di Vairano, una prova a tre che metteva a confronto l’Alfa Romeo MiTo, la Mini Cooper e la Citroën DS3. Quattro minuti di servizio, una breve discussione in studio. Una informazione «non veritiera e denigratoria», «incompleta e parziale» secondo il Tribunale di Torino, che ha condannato in primo grado la Rai e l’autore del servizio, Corrado Formigli.
Un verdetto pesante, perché la Rai e il giornalista dovranno pagare alla Fiat un risarcimento di cinque milioni di euro, più le spese per la pubblicazione della sentenza sui principali quotidiani italiani, valutate in altri due milioni di euro. La Fiat aveva chiesto un risarcimento ancora più alto, 20 milioni di euro. Nessuna sanzione per Santoro, che secondo il giudice Maura Sabbione non ha responsabilità perché «estraneo all’organizzazione» del servizio.
Il filmato era stato realizzato dalla rivista Top gear, e metteva a confronto i tempi su pista delle tre macchine. I risultati cronometrici erano quelli dei test fatti qualche mese prima dal mensile specializzato Quattroruote che però, prendendo in considerazione anche altre caratteristiche delle vetture, avevano dato all’Alfa MiTo il miglior giudizio complessivo. Nel corso della causa il giudice ha chiesto la consulenza di un gruppo di periti del quale ha fatto parte anche l’attuale ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, all’epoca rettore del Politecnico di Torino. Ed è arrivata alla conclusione che quel servizio era «denigratorio perché scredita il valore di un’auto che è il simbolo di una casa automobilistica» e soprattutto «difforme dal vero, in quanto atto a rappresentare una falsa realtà».
La Rai è stata giudicata responsabile «per il solo fatto di aver messo a disposizione i suoi mezzi» avendo anche la «potestà di dettare regole di comportamento» per i suoi dipendenti. Il danno patrimoniale è stato calcolato in un milione e 750 mila euro, quello non patrimoniale in 5 milioni e 250 mila. Il giudice ha disposto anche l’immediata rimozione del filmato dal sito internet della Rai. «È una sentenza importante — dice l’avvocato del gruppo Fiat Michele Briamonte — per chi rischia di vedere il suo lavoro gravemente danneggiato da informazioni manipolate e non veritiere».