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 2012  febbraio 18 Sabato calendario

Quei laureati da 110 e lode pronti a «sporcarsi le mani» - San Giovanni Teatino è a un passo da uno svincolo della A14, in Abruzzo, provincia di Chieti, dodicimila e seicento abitanti, viaggiando verso est si arriva sul­l’Adriatico, direzione Francavil­la al Mare

Quei laureati da 110 e lode pronti a «sporcarsi le mani» - San Giovanni Teatino è a un passo da uno svincolo della A14, in Abruzzo, provincia di Chieti, dodicimila e seicento abitanti, viaggiando verso est si arriva sul­l’Adriatico, direzione Francavil­la al Mare. È qui che l’Ikea sta piaz­zando uno dei suoi mega negozi. Dovrebbe aprire questa estate. In ballo ci sono 200 posti. Niente diri­genti. Questi arriveranno da altri punti vendita Ikea. Serve chi ven­de, chi sta alla cassa, magazzinie­ri, falegnami, facchini. Quanti so­no i candidati? Più di trentamila. Tanti laureati. Più di qualcuno si è stupito, so­prattutto per i laureati. È come se questa fosse una brutta fotogra­fia dell’Italia. C’è la crisi.C’è biso­gno di lavoro e perfino chi ha un titolo di studio alto si accontenta di un posto da commessa o ma­gazziniere (e viceversa). La con­clusione è che non stiamo dando un futuro a quella che dovrebbe essere la classe dirigente del futu­ro. Li teniamo nel sottoscala a montare mobili. È uno spreco di risorse, di cultura, di soldi pubbli­ci (il costo delle università) e ri­sparmi privati, quelli dei genitori che magari s’indebitano per far laureare i figli. Tutto questo è ve­ro, ma non ha nulla a che fare con l’Ikea e con i trentamila curricula spediti. È vero perché in Italia da vent’anni i giovani, alcuni dei quali ormai maturi quarantenni, soffrono a trovare spazio nel mer­cato del lavoro. La responsabilità è di un sistema paludoso che fre­na chi sta fuori e rende la mobilità sociale faticosa. L’università as­somiglia sempre più spesso a una fabbrica di disoccupati, precari e outsiders. Tutte le riforme che sperano di legare studio e lavoro sono naufragate per timori ideo­logici e interessi baronali. Ma an­che questo non ha nulla a che fare con l’Ikea. Quello che il caso Ikea raccon­ta è un’altra cosa. Quando l’anno scorso gli svedesi hanno aperto a Catania le domande erano 47.312, età media 30 anni e il 22 per cento erano laureati. Non è ve­ro quindi che i presunti bamboc­cioni preferiscano stare a casa ad aspettare che il dio delle racco­ma­ndazioni li strappi dalla came­retta dove sono cresciuti. Non so­no infatti bamboccioni. Non si aspettano neppure troppo dallo Stato. Un tempo l’unico rifugio dei «dottori» disoccupati era il concorso pubblico. Le grandi in­fornate, quasi sempre clientelari, tipiche degli anni ’70 e ’80. Tutti assunti in comuni, province, re­gioni, ministeri e così la politica non solo comprava voti ma conte­neva le proteste sociali. L’aria gri­gia intorno al terrorismo è stata sconfitta anche così: lavoro in cambio di pace. E il posto statale come (ricco) salario di cittadinan­za. È da tempo che tutto questo, per fortuna, non è più possibile. Tutto quello che c’era da spreca­re è stato sprecato. L’Ikea non è un posto per tutta la vita. Chi manda il curriculum è senza lavoro e vuole guadagnare. Anche se è laureato. Questo non significa restare prigioniero lì, nella casa smontabile. Non è una resa, ma un modo per andare avanti.Non c’è vergogna.Non c’è ingiustizia. C’è solo l’intelligenza di capire che una laurea non ti as­sicura nulla, che non serve chiu­dere le porte e il futuro non è anco­ra scritto. Mandare un curri­culum all’Ikea è una scelta di re­sponsabilità. Intanto ci provo, senza rinunciare a cercare qual­cosa di meglio. Lo stipendio nor­male al mobilificio non arriva a mille euro se è a tempo pieno. È di quasi cinquecento se lavori part time. Per quale motivo, allora, un laureato non dovrebbe lavorare mezza giornata all’Ikea? È un ra­gionamento di buon senso, ma a quanto pare sembra scandaloso. I lavori si cercano, si trovano e si inventano. Non conta il pezzo di carta, ma quello che sai fare. Qui, in questa pagina, si racconta an­che la storia di Marika De Chiara, che a 24 anni, laureata in lettere, attrice professionista certo, ma che ha sbancato il web con Ostia beach, la sabbia brucia . Precaria. Ma ha capito che si può attaccare il mercato fuori dagli schemi tra­dizionali. È un caso, un’eccezio­ne. Non fa regola. Ma indica una possibilità. A cosa serve la lau­rea? A essere più bravi. E questo non te lo toglie neppure l’Ikea.