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 2012  febbraio 18 Sabato calendario

FALSARI ITALIANI, LA BANDA DA SEIMILA MILIARDI DI DOLLARI —

Moderni epigoni di Costantino Simonidis, il grande falsario dell’Ottocento, ritenuto l’autore del Papiro di Artemidoro, avevano fabbricato ben 5973 titoli di Stato, per un valore di quasi 6 mila miliardi di dollari, apparentemente emessi nel 1934 dalla Federal Reserve Bank di Chicago. In realtà bond falsissimi, autentica carta straccia, che però loro, la banda di falsari - otto per ora finiti in manette ma l’indagine della procura di Potenza non è chiusa - avevano catalogato con precisione in gruppi di 250, chiudendoli infine in tre casse di legno, dipinte di nero e con la scritta in bronzo «Chicago»: messinscena quasi perfetta, da far impallidire Al Capone. La «totale falsità» dei titoli, dopo accurate analisi, è stata accertata da funzionari della stessa Federal Reserve - la banca centrale americana - e da personale dell’ambasciata Usa a Roma, chiamati a collaborare dai carabinieri del Ros. I falsi bond, da un miliardo di dollari l’uno, sono stati sequestrati presso la sede di una fiduciaria di Zurigo, in Svizzera, dov’erano arrivati nel 2007 passando per Hong Kong. Lo scopo della banda, tutti italiani ma con evidenti ramificazioni all’estero e buone complicità nel mondo dei broker e degli impiegati di banca, era quello di ottenere fidi importanti, insomma soldi veri, offrendo in garanzia i titoli-tarocchi americani, spacciati come parte degli enormi scambi di denaro intervenuti alla fine della Prima guerra mondiale tra le varie potenze per la riparazione dei danni. Non a caso in un cilindro di piombo contenuto in una delle casse c’era pure una falsa copia del Trattato di Versailles del 28 giugno 1919.
Ma a tutto questo non ha creduto affatto il procuratore capo di Potenza, Giovanni Colangelo, che ieri l’ha definita «la più grande operazione di sempre» e ha tenuto anche a sottolineare «la massima collaborazione da parte delle autorità elvetiche». Operazione «Vulcanica», così è stata ribattezzata, in quanto nata dal lavoro degli investigatori sui clan mafiosi Quarantino-Martorano della zona del Vulture, il vulcano spento della Basilicata. Nella rete tra gli altri è finito l’ex sindaco di Montescaglioso (Matera) Rocco Menzella di 69 anni eppoi Francesco Travaini, 61 anni, di Codogno (Lodi) che — secondo gli inquirenti — aveva avviato una trattativa direttamente negli Usa tramite un avvocato di Milano. Erano ambiziosi, quelli della banda, sparsi tra Roma, Torino, Cuneo, Matera, Trapani e la Grecia. L’ultimo tentativo di piazzare i simil-bond risale al gennaio scorso: 6 mila miliardi di dollari, quasi il triplo del debito pubblico italiano, una somma che avrebbe potuto far saltare l’intero circuito finanziario internazionale. Addirittura con la garanzia di quei titoli-truffa avrebbero voluto acquistare in Nigeria plutonio, il metallo principe della bomba atomica. Affare sfumato, per fortuna.
L’ambasciata Usa a Roma ieri si è congratulata pubblicamente con le autorità italiane «per il successo dell’indagine». I falsi bond — hanno svelato gli americani — «sarebbero stati parte di un piano di truffa ai danni di alcune banche svizzere». Il Procuratore di Potenza, Giovanni Colangelo, è convinto però che ci siano «ancora molti soggetti» a piede libero e «bond nascosti» da qualche parte. Gli otto arrestati, tutti banditi esperti, tra i 52 e i 73 anni, ora sono accusati di associazione a delinquere e utilizzo di carte di credito false. Come i bond.
Fabrizio Caccia