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 2012  febbraio 18 Sabato calendario

MILANO TRATTA CON LE BANCHE. MAXI INCASSO DI 450 MILIONI —

Palazzo Marino dà la linea sui derivati. «Quella che abbiamo individuato noi, può essere una soluzione utile anche in riferimento alle tante vertenze aperte nel Paese», sottolinea l’assessore al Bilancio, Bruno Tabacci. Ieri in giunta è stata presentato lo schema di transazione con le quattro banche (Deutsche Bank, Depfa Bank, JP Morgan, Ubs) a suo tempo finite sotto processo per truffa aggravata in riferimento ad una operazione di derivati concordata con il Comune nel 2005 e più volte rinegoziata. I punti dell’intesa? Il Comune rinuncia alla causa civile; il derivato, un bond trentennale da 1,6 miliardi sottoscritto nel 2005 dalla giunta Albertini, torna ad un tasso fisso di poco superiore al 4 per cento; il Comune incassa dalle banche 450 milioni, che però vengono reinvestiti per due terzi in Btp e per un terzo in depositi bancari e che, in questo modo, garantiranno ogni anno circa 20 milioni di euro di interessi. «Mettiamo i nostri soldi al sicuro e partecipiamo all’operazione salva Italia», commenta soddisfatto il direttore generale del Comune Davide Corritore, un passato da manager di Deutsche Bank, che dai banchi dell’opposizione nel 2007 aveva denunciato lo scandalo derivati e che ora ha gestito la delicata trattativa con gli istituti bancari.
In cambio, si diceva, il Comune rinuncia alla causa civile. Continua invece quella penale con il processo, il primo al mondo, istruito dal pm Alfredo Robledo sulla scorta delle analisi della seconda sezione del «Gruppo tutela mercati e capitali» del Nucleo di polizia tributaria della GdF di Milano: sono imputate per truffa aggravata le 4 banche insieme a 11 manager (in concorso con l’ex direttore generale di Palazzo Marino, Giorgio Porta e con il consulente Mario Mauri).
Le banche negano le accuse e rivendicano con forza la propria correttezza. Ma il giudizio milanese è troppo insidioso nella prospettiva di analoghe inchieste giudiziarie che in 7 Regioni, 2 Province e 38 Comuni stanno sinora mettendo sotto indagine contratti di finanza «derivata» per un valore di 9,5 miliardi di euro, pari al 27 per cento del debito degli enti locali negoziato in «derivati», pratica ormai vietata da metà 2008. E le banche internazionali hanno bisogno di poter continuare a lavorare con gli enti pubblici, cosa che sarebbe messa a rischio da una eventuale sentenza che le potrebbe interdire dal contrattare con la pubblica amministrazione. Di qui, la possibile transazione.
Corritore ribadisce in continuazione che la trattativa «non si fonda su alcun riconoscimento di responsabilità da parte delle banche». E insiste sulla bontà dell’iniziativa, «il cui obiettivo principale era di uscire da una situazione aleatoria, legata a un tasso variabile che in una fase di incertezza come questa avrebbe troppo esposto il Comune». C’è poi un altro aspetto che non sfugge ad un politico navigato come Tabacci: «Il ministero dell’Economia non può che guardare con favore alla chiusura di questo contenzioso, che certo non aiutava il processo di ripresa degli accordi con i Paesi stranieri dal momento che si tratta di banche straniere (due tedesche, un svizzera e una americana, ndr)».
Tabacci e Corritore pensano infine ai conti del Comune: oltre ai 450 milioni messi in sicurezza, ce ne sono 40 di «contributo integrato delle banche» e 80 recuperati dal bilancio, dove erano stati voluti come fondo di sicurezza per i derivati. Considerando poi gli interessi annuali, alla fine in 23 anni il Comune porterà a casa 750 milioni di euro. Ma bisogna fare in fretta perché, come ha spiegato Corritore, «solo nel ultimo mese, con il recupero dello spread Btp-Bund, il Comune ci ha rimesso circa 150 milioni di euro». Lunedì la delibera arriva in consiglio comunale e non dovrebbero esserci problemi per il via libera.
Luigi Ferrarella
Elisabetta Soglio