Marco Cremonesi, Corriere della Sera 18/02/2012, 18 febbraio 2012
BOSSI E IL MISTERO DEL CELLULARE. SMS DEL SENATUR AGLI ONOREVOLI: «CHIAMATEMI DIRETTAMENTE» —
Umberto Bossi ha un nuovo telefonino. Ma nel proteiforme mondo leghista la cosa ha suscitato parecchio subbuglio. Oltre che una robusta — meglio: robustissima — dose di dietrologia. È accaduto che dalla tarda mattinata di ieri un gran numero di senatori e deputati padani, ma anche esponenti di spicco del Carroccio di territorio abbiano ricevuto un sms totalmente inaspettato. Anzi. Gli sms sono (almeno) due, il che non ha contribuito a placare gli interrogativi. La versione numero uno è, in sostanza, la seguente: «Da questo momento, contattatemi direttamente al mio nuovo numero di cellulare». A seguire, un recapito telefonico e, soprattutto, quella firma: Umberto Bossi. La seconda versione è un po’ più freddina e impersonale. Qualcosa come «Il nuovo numero del segretario federale Umberto Bossi è...». In molti padani, la prima reazione è stata di incredulità: «Dài, prova a chiamare, tanto è uno scherzo...». «Se è uno scherzo, perché non provi tu?». «Se poi fosse vero, non saprei che cosa dire...».
Alla fine, tuttavia, qualcuno ci ha provato davvero a chiamare il «Capo». E, secondo quanto riferiscono gli audaci, a rispondere all’altro capo della cornetta ieri erano le due fedelissime segretarie di Bossi in via Bellerio, il quartier generale della Lega. Doriana e Daniela hanno confermato ai cauti interlocutori che sì: il messaggio è autentico. E sì: per parlare con il «Capo» d’ora in avanti il numero è quello.
Occorre precisare che con il passare delle ore e della crescita della curiosità è circolata anche una spiegazione ufficiosa. Il telefonino a cui fino al giorno prima ci si rivolgeva per tentare di parlare con Bossi era ancora quello di proprietà del ministero alle Riforme (o meglio, della presidenza del Consiglio), che poi l’ha rivoluto indietro. E dunque, occorreva cambiare. Anche se la portabilità del numero è consentita ai ministri così come ai comuni cittadini. Fatto sta che, al di là delle spiegazioni fatte filtrare, erano in molti i leghisti che almanaccavano sull’inedito sms. Significativa, tuttavia, la spiegazione corrente prima della versione para ufficiale: «Bossi — spiega un deputato — si è reso conto di aver perso quello che è sempre stato uno dei suoi punti di forza, l’accessibilità da parte del movimento. E ha dunque deciso di limitare i filtri che negli ultimi anni — almeno dal 2009 — si sono frapposti tra lui e il suo popolo». Una spiegazione evidentemente condizionata dall’opinione degli avversari del cosiddetto «cerchio magico», che si basa su una vulgata che nei suoi termini generali suona più o meno così: «Bossi non ha più il polso del movimento in quanto circondato da individui che filtrano le persone e le informazioni a cui il "Capo" ha accesso».
Ma ieri molto ha fatto chiacchierare nel Carroccio anche la pepatissima lettera pubblicata dalla Padania sopra alla firma di tale Mario Di Maio da Milano: «Come si fa — protesta il lettore — a sostenere che il cerchio magico non esiste e che siamo tutti compatti? Ma con chi si vuole sostituire pezzi da novanta come Tosi o Fontana? Con il buon Renzino (Bossi)? La Padania non è un’enorme periferia di via Bellerio». Sarà pur vero che le divisioni in seno al popolo sono già state sdoganate sul quotidiano leghista già con un’intervista a Rosy Mauro. Resta il fatto che il contenuto e gli accenti della lettera sono, per quella che gli stessi leghisti chiamano disinvoltamente la «Pravdania», senza precedenti.
Ma, al di là delle curiosità interne, una parte del partito guarda con grande interesse alle aperture di Pdl, Pd e Udc nei confronti del movimento in tema di riforme istituzionali. Tra l’altro, alcuni dei punti sul tavolo della discussione, al Carroccio potrebbero non dispiacere affatto: riduzione del numero dei parlamentari, la possibilità per il premier di revocare i ministri e, soprattutto, una qualche modifica dell’articolo 117 della Costituzione per ridurre la fascia di legislazione «concorrente» fra Stato e Regioni che da oltre dieci anni subissa di contenziosi la Consulta. Sussurra un deputato non certo ostile a Roberto Maroni: «Una cosa è l’opposizione al governo Monti. Ma su questi temi, se non ci fossero ingerenze da parte dell’esecutivo e fosse chiaro che è lavoro di totale competenza parlamentare, è nostro primario interesse dialogare con tutti. Per uscire dal limbo e tornare in mezzo ai giochi».
Marco Cremonesi